Gianmario lucini

Shérazade

  

 

 

 

   

  

Tutto quello che la tua mano è capace di fare,
fallo! ne hai la forza,
perché non ci sarà più né azione,
né pensiero,
né conoscenza,
né sapienza
giù nella Terra dei Morti,
dove stai per andare.

             (Qohèlet)

    

 

Oggi, il sedici di marzo

le radici del mondo seccano al vento

le fondamenta del tempio divelte

sorridono al sole denti di pietra;

il pazzo s'erge contro la pazzia da un monte

gelato sempre più solo.  Si gela

nel sole di primavera.

Shérazade morta che cammina accese fiaccole

segnali alla finestra

ma il tinello era un luogo tiepido

a volte abitato da sguardi d'amanti

a volte imbrattato da avanzi di macello.

Shérazade amava il suo tiranno

divorato dal rancore

per lui cantò un poema mille notti figgendo

gli occhi nei suoi occhi

illusa di placarlo, di guarirlo:

è il suo terrore il solo tradimento

il suo sgomento è nuovo dolore.

 

Dì, anche stamane

bevesti al bar un cappuccino tutto italiano

al guinzaglio stava il tuo cane

e con lui senza pensare - è domenica

d'ozio latino - fra uno sniffo

e l'altro di benzene

benedicesti il sole sulle palpebre

proprio là nel giardino pubblico

fra cartacce e resti di fiaccole.

I tuoi occhi non sanno scrutare la notte.

 

Shérazade non sa ormai cosa fare

imbavagliata da un doppio legame

di follia e parole:

per la prima volta la vedo

disarmata di fiabe

piangere lacrime nere.

E tutto questo assomiglia a un'altra storia

ma è così che il vento fa rabbrividire

e l'erba nuova è un'erba di tragedia.

 

Non c'è più tempo per tornare;

in alto il vento scompliglia la neve.

  

***

  

Canta, canta Shérazade

ormai non puoi altro che cantare

per tre giorni soltanto e poi morire

e risorgere bianca nel deserto bianca

come l'ossa sotto il sole nero delle rocce

fra carcasse e rottami

ti aggirerai con la tua grazia antica

e la tua fede che mai si ribella

a consolare gli spiriti morti a portare

per loro sul capo un'anfora d'acqua

   

sarai per noi la nenia increduta e  l'eco

dei canti dell'infanzia

sarai per noi sempre giovane e bella

a volte madre a volte prostituta

del tiranno per amore

   

per solo amore destinata

alla notte.