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Otto poesie sul tema del silenzio |
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E’ come urlo assopito, vasto silenzio di foglie che a tratti si sveglia, sussurro di tutte le voci di tutte le parole che furono dette
e dentro lui nell’altra dimensione lo sbadiglio della vita che si sveglia, la voglia che si calma e s’assopisce, cede per vincere e rinascere.
Le mie dita sono rami che frugano il cielo cercando verità che dormono da sempre, le gambe tronchi che gemono al vento - tornando indietro nel tempo ero albero.
C’è un dolore cupo in queste pietre sono là sul ciglio del sentiero attendono sguardi nel silenzio che le faccia nascere al flusso della storia, voci che le chiamino, pensiero che riconosca i loro simboli.
Sono lacrime dei secoli dei secoli sgorgate dai sogni delle vedove, sangue di guerrieri caduti per tutti i tempi dei tempi, il pane duro della pace che nessuno ha mai mangiato.
Stanno fisse sotto i pilastri del tempio verde del bosco come capitelli caduti a terra.
Scorre un’acqua e non sa dove andrà nel ruscello ancora giovane fra le foglie morte e l’erba bruciata dal gelo.
Acqua giovane corre verso l’estate portando con sé profumo di abeti con la grazia di una giovane donna, che s’ingravida di noi e dei rifiuti delle nostre pene giungerà sfinita alla sua pace al suo oblìo disciogliendosi morta nel suo dio - lei, la dea fedele non s’imbotra tornando al ventre della terra e a fiotti e a salti non rincorre un’idea di gioventù che non sfiorisce.
E’ come l’albero che nutre, è come il vento che asciuga il sudore dei condannati alla fatica la nostra giovane prima madre acqua segreta e docile sussurra con le fronde una preghiera antica ch’esse soltanto ricordano.
Nel bosco dove passeggio catturando immagini solo il silenzio ha verità da mormorare. Ascolto la neve crocchiare al passo della risalita; doppiando il crinale s’apre il largo respiro d’una valle che pare là in attesa d’uno sguardo che la voglia amare:
in questa bruma di neve ancora canta la poesia, in questo freddo che morde e risana c’è il calore d’una casa antica fra antiche parole d’accoglienza. E sulla bocca si fa l’oro del silenzio.
Le rocce di quassù sanno l’impercettibile mutare. Il tempo si scandisce in paesaggi sogni di muschio e lichene che s’affaccia sui burroni.
E’ solo un colpo di vento la vita un’esile parola che altissima vorrebbe colmare grandiosi scenari e rivelarsi.
E le parole avvampano in fonemi di vento sibilando fra guglie e strapiombi nel sonno profondo dell’era che immutabile muta pallido riflesso dell’eterno.
Ti sei evocato dal nulla attorniandoti di nulla chiamando te stesso dal baratro che ci attira e ci intrappola sola parola che nessuno saprà mai pronunciare.
- granello di sale, scintilla e Tu, inconsumabile fuoco.
Ora le nuvole sono di fuoco il buio muggisce, non c’è pace nell’era dei miracoli dell’etere, dell’onnipresenza.
Non c’è più alfa né òmega non c’è più èffeta non c’è più senso.
Parole s’appoggiano con grazia come s’appoggia la neve all’ossa dei rami parole nel sudario che sperano risorgere dopo tre giorni dalla loro cenere
saremo forse, penombra di foresta o una bocca, soltanto una bocca, angusto spazio nella sera, silenzio nostra sicura barriera.
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