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Tipi e riti (da "L'uomo provvisorio") |
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Fatto di sangue [1])
Questo certo non l’avevo messo in conto. E’ tutto così violento... e il poliziotto - buon diavolo, padre di famiglia, lì in parte davanti a quel corpo coperto di sangue la testa schiacciata dal camion “che sopravveniva”, scrive sul verbale qualche minuto dopo il fattaccio, complice la nebbia la neve che fitta cadeva...
E’ come un fiore rosso sull’abito di nozze così di lontano, fra i merletti della sposa o sua bocca eccitata – e come un occhio blu nel bianco la tuta trapassata dal coltello... Dio che macello...
E noi disposti a vedere, dire, patire inauditi patimenti sconvolta la mente dal terrore aggrappati al televisore come aggrappati all’ultima speranza... - questo certo non l’avrei messo in conto...
Buoni propisiti [2]
Non penso sia un ladraccio il piccoletto ma gli affari suoi se li sa fare e almeno qualche briciola dovrebbe pur cadere dal suo desco – questo era il tacito accordo elettorale.
Ma così non va, non c’è più morale non c’è più l’affare nemmeno nel male si lascia vivere per vivere ma poi succede che si muore alla deriva di questa grande fiera occidentale senza motivo per piangere o per ridere.
Rimetteranno il ticket sui medicinali del diabete...
Sono e non sono ho fatto un lungo sogno (al prossimo giro non vado più a votare).
Sulla fortuna [3]
Prima o poi arriverà questa fortuna cagna tentare, interpretare, questo il segreto, una sommetta discreta, costante goccia su goccia come stalattite e stalagmite che un giorno fra miliardi di giorni s’incontreranno: è normale, è certezza, cifra su cifra che implode produce un lampo nel cristallo del calcolo
- l’attimo, e trionfa il meccanismo.
Nostalgia
Giornali, tabacchi, bar della stazione, fotografo sviluppo rapido in un’ora fuori servizio taxi orologiaio orafo cartoleria banca articoli religiosi zaino gonfio di libri - scogliosi pronunciata -. S’è placata la fiumana invadente delle sette e trenta; bevi il cappuccino e tenta la sorte col gratta e vinci
- lo so che mi manchi mentre si spegne l’ultima insegna nel sole del mattino.
Due rughe di pensamento
Ogni prezzo gonfia a dismisura ci toglieranno la mutua, la pensione le quattro palanche di misura messe via per la vecchiaia e le disgrazie... – si sa, le disgrazie non mancano mai...
E quei poveretti... che ci puoi fare? Dicono bombe intelligenti... mi sono fatto un’idea personale è tutto un giro – lo ammettono anche i giornali più seri - E’ scaltro l’ometto, cavalca le tigri, lui, scafato ad ogni finzione: nel sacco lo mette senz’altro, quell’altro.
Se poi ha davvero ordigni micidiali che spruzzano veleni e malattie dove cascano per un tot di chilometri bubboni, vesciche e non lasciano che terra inaridita, crepata dove un sole irreale gonfia cadaveri, che fare? E’ dura rischiare, rosicare un osso senza polpa e poi nemmeno quello se ci tolgono pensioni, se un folle ci vuol gassare, se riderà la jena su questa grande civiltà in pericolo - che fare?
***
E poi facciamola finita con questa menata sulla manodopera: son loro che li vogliono con quella smania di produrre inquinare loro hanno fabbriche – a noi povera gente rapine e terrore gente che ti piomba in casa e “su le mani” e se tenti un verbo tanto per dire t’impiomba: li han voluti loro, se li tengano ben serrati nelle baracche e fuori dai coglioni come noi quando s’andava in Belgio o in Germania senza tante pretese sull’integrazione.
Altro che dialogo multietnico e razziale, abitazione, scuola, moschea, ospedale: vogliamo essere un paese normale comandare a casa nostra, nel bene e nel male.
Ci sono mille ragioni indubitabili per dubitare chi è – per dire – quel tizio sull’autobus? Intanto quell’aria troppo disinvolta, gli occhiali scuri - occhi che ti vedono senz’essere veduti - e poi quella mano magra e nervosa quell’ammicco o tic o pensieri che pensano veloci per non lasciarsi intuire... Non sai come potrà mai finire con un tipo così strano...
Meglio godersi il paesaggio che scorre neutralmente dal finestrino.
C’è una forza aliena che mi trascina e io trascino il passo dietro lei che sale il baricentro, il tessuto miofasciale, si pianta nella nuca fissa avanti verso il tramonto. Così lentamente gravato d’ignoto mi tocco gli occhi e le guance, quel che rimane del volto distrutto da una storia di morte nostra animale e mi fa male, mi fa guaire questa inconsistenza, questa insistenza della carne che svapora via da me e il pensiero che volge sempre indietro dolendo d’una nevrosi che m’avvolge e mi consola.
Tutto mi preme sulle spalle, ricurvo come Atlante sollevo bolle di nulla.
*** Eh sì, con tutto quel trambusto quel via vai sino a notte inoltrata...
la polizia è stata chiamata più volte (ma che vuole – diceva il giovanotto con accendo del sud – senza prove, che mai possiamo fare?)
E notte dopo notte sempre quel trambusto quel calpiccìo da basso, quel brusìo, chissà che faranno, cosa diranno...
E adesso lei è incinta – povero figlio.
La pioggia ticchetta sul tetto della mansarda. La città cade in deliquio. (Sentirsi vigliacchi per aver udito).
Neppure pensarlo, uscire a sera quando l’aria s’imbruna e brillano i neon in questa Milano, città fuorimano dell’Europa,
dove un tempo coppiette d’amorosi il pensionato con la sua bianca vecchietta appesa al braccio se ne andava a farsi un caffè sul Naviglio o all’osteria più fresca di via Vitruvio...
oggi non si vede polizia dopo le cinque di sera... si vive assediati... quel bianco degli occhi lampeggia nel buio, ti scruta... Dio fa che non accada, non accada, uscire nel buio della sera allo scoperto, nudi come vermi sulla strada dove occhi ci scrutano...
Ho lavorato, lavorato come un pazzo ho diritto alla bistecca, alla balera il sabato sera; esigo rispetto, lo straordinario fuori busta, il posto che mi spetta, né più né meno dopo tanta fatica, senza neppure un giorno di sciopero o di mutua.
Fate vobis, io non so nulla di statuti e articoli diciotto mi sono rotto di questa politica che parla difficile di buonisti, comunisti, preti, bulli professori ecologisti e la congrega di mangiapane che invocano sventure
vivo il mio sballo del sabato sera la notte sfavillante della giovinezza eterna, la sublime mescolanza di festa pasticche e morale calvinista.
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