Trittico mediatico
|
Che ci faccio io qui lei mi chiede con quella goffaggine rotonda e tricheca che ammicca sottende sottintesi che non stanno sotto ma soprattutto cappello politico premessa all’essere al divenire al fluire di qualche soldo mal speso da una certa ragioneria alle mie tasche: sono qui per fare spettacolo della mia falsa umanità di umana falsità per falsificare il vero e verificare il falso così con noncalanza riscaldato dal tepore di un albergo squillante a smargiassare ultimo avanzo di plebe spettacolare da lanciare in alto sul baraccone che non teme di gridare in faccia al mondo il plagio che tutto ingloba e ingloba il grido stesso nel suo medesimo gridare grido plebeo comprato dalla macchina per fare musica alle orecchie di plebei.
Chissà se siete ancora alla sinistra compagni discreti e chiacchierini che sgombrate le nostre sere... quanto a me non ho più mani o direzioni: a volte mi protendo all’alto a volte al nadir del mio centro distrutto e rovisto nel mio ventre se un avanzo d’umore che non sia fiele... Ora avete finalmente degni avversari o rossi intellettuali voi che pensate fra le pieghe dei giornali il mondo del possibile che sguscia via in questo piatto azzeramento di pareri e di tempi in questo sciatto mercato di volti e di parole si dia inizio alle danze una a me una a te nel quadrato rondò del palinsesto noi siamo fuori dallo spettacolo in un mondo mesto che s’interroga e freme compagni e camerati che ragionevolmente avete ponderato e soppesato ogni argomento così razionali mentre il ventre grida e si torce di spavento a tanta leggerezza a tanta pochezza d’argomenti di fronte al disastro che incombe...
a B.B.
Ricordati di santificare le feste vecchio prete che mai giovane conobbi e mi sei apparso da qualche oltretomba ora che anche la destra politica reclama un’equità di sapienza. Ricorda che sei già morto dentro che ami la morte più della tua vita stessa nelle tue maschie ragioni che hanno mani solide mani che cullano il corpo di Cristo e bocca che nel suo nome sparge veleno e vendetta preventiva. Oh io non sono un uomo di fede sono plebe sono ventre che scalpita e freme se vede Dio nascondere il volto nel suo mantello nero e mi lascio un po’ andare a un guaìto animale che gli uomini di fede non possono comprendere così eterei nella loro possanza. Guaisco già ora per il male che tutti sanno per coloro che periranno nella strage per coloro che sopravviveranno smarriti e conquistati da questa insana brama e non voglio sentire ragioni. Avremo diversi occhi poi gonfi di pianto e di peccato e sarai tu ad assolverci per quel dio nero evocato dalle stragi duro a morire duro.
|