Gianmario lucini

 

Una devianza leggera

                

               (Silloge inedita)


con nota di Ermanno Guantini

 

 

 

        Poesia in prosa

  

«Lei è un deviante» esordisce il tale

che ha sbirciato appena le mie cose,

«un disadattato, un piagnisteo, un male

sociale, altro che scrittore» - così crede

di capire - «non c’è verso di sfondare

con questa roba – e poi, la poesia...».

  

Esco stonato da quella casa.

Un ragazzino gioca.  Mi fa male il capo

- sarà per tutti quegli sfondamenti -.

Mi avvio tranquillo per l’aria rosata

della sera e fra me e me ripenso,

a questo poetare-macchina-da-guerra,

- teste sfasciate da versi guerrieri.

  

O forse poesia non è che alchimia,

erba che si coltiva e si distilla

con l’arte delle antiche fattucchiere,

le strategie, i trucchi del mestiere...

   

    

            Critici su Internet

     

Certo, fa chic apparire su Internet

giocare un po’ a sfottò

con i moderni dèi minori,

rincoglioniti, già alla frutta

un secolo fa

- o forse mai nati, chissà... -

    

non calanti e grevi un motto calare un botto

su crème caramel di noie postprandiali,

citare sentenze morali e perentorie

in salsa ironica e sciroppo di squalifica.

 

Chissà che non siano ologrammi

pazzie di versi e parole

che da sole si impressero sul monitor.

    

Chiamano l’amico grande poeta

e il grande poeta nemico

con quella smania d’emergere, rampare,

edera, fagiolo fatato verso l’alto, verso il gelo

della notorietà, azzurri e lievi

esempi di moderna ascesi

d’una scrittura aurea, eroica,

populista...

   

    

            Elegiaca

     

Appena dopo inizierà il loro declino

inutili cose ammassate negli anni

inganni di carta e di legno

che mi foste sostegno, scaffali di parole

al mio esistere virtuale;

     

e qualche verso di poeta minore

a dire d’un dolore confuso e monocorde

nel barbaro tempo della gioia obbligatoria

dell’ironia petulante di fine novecento.

       

Finiranno alla discarica, al riciclo, al macero,

vi stamperanno sopra attricette discinte,

sorrisi ingessati, pettegoli commenti

allo zucchero filato della sottocultura.

    

Tutto fa suo, il crogiolo del tempo.

    

     

            Presenza

     

Sta come inerte, accoccolata

godendosi un raggio di sole che spiove

all’alba, ti guarda, vivente passare le giornate

oscillando come il ragno sulla tela.  Adagio

si muove quando è vuota la casa.

      

Fa l’annoiata, l’ospite muta

gioca a fare l’ombra, tesse

e ritesse paure e silenzi, ti seduce

la sua assente presenza. 

Forse un giorno, in una strana luce

     

di pioggia e di sole nella sera

ti batterà alla spalla sorridendo appena

- e sarà un ricominciare

un parlare perduto nel preciso

istante del primo vagire.

    

    

            Prima vere

     

Tra questi cupi pensieri

mi accorgo di cercare aria nuova;

rileggo i poeti letti a scuola

i versi divorati in gioventù;

   

l’aria è sempre quella, di nuovo c’è soltanto

il non rendere conto per parafrasi

un dispiegare il verso senza mezzi termini

che corra libero, svelato nel suo vento.

   

Il resto è solo chiacchiera che non serve a niente.

   

    

            Topoi nevrotici

 

Il vento fa oscillare anche i lampioni

oggi, e leva polvere e cartacce.

Ho nelle braccia un torpore – dottore

mi prescriva qualcosa, sciroppo, ormoni...

    

****

    

Ho veduto una primula nell’erba

secca e gelata dell’anno passato:

nulla è cambiato, tutto è già accaduto

e si ripeterà nei secoli, in eterno.

    

****

    

Poeti menagramo, professori

d’ottimismo e filosofia spiccia:

il marzo è umidiccio, piove.  Scricchiola,

sbattendo porte e finestre, l’inverno.

    

****

     

Il cuore è già nell’estate ma nubi

e pioggia ci richiamano al reale:

il tempo è un’ombra che piomba sui sogni

e li scompiglia al vento.  Il tempo è male.

    

****

     

Sembrava tutto così chiaro e bello

quando spuntava in mattino infantile

sui visi ancora segnati dal sonno

un giorno di vacanza – intero, senza scuola.

    

****

   

Era giovane giugno, ed ora è vecchio

- quanto più vecchio tanto più si specchia

nel lusso delle rose, nei colori

contraffatti d’un contraffatto amore...

   

****

   

Dall’afa mi difendo come posso

con poco addosso, quiete, condizionatori.

Butto il re di cuori; il calcolatore

mi dice: hai vinto, sei davvero un asso.

 

****

   

Cerco la neve eterna dei ghiacciai

e vi cammino sopra – ramponi e piccozza -.

Procedo a dorso chino sino in vetta.

Neve non tocco, siedo, fumo, ridiscendo.

  

****

   

L’aria tersa, la luce che declina,

sono aria e luce di un tempo passato,

un tempo che ci fiuta, compassati,

col cuore già nel gelo decembrino.

    

    

            Sensazione

     

Oggi soffia una bufera di dolore

in qualche luogo di questa terra

e l’autunno esplode colori

di sangue e di vita che muore.

      

E’ solo un estraneo che passa fischiettando

un’aria d’opera, come ce n’è tante

- colonne sonore per ogni momento.

 

   

           Block notes

 

C’è come un vizio di forma

fra l’ombre nere e il verde squillante

alle sette e trenta del mattino

e a mente ne scrivi note d’archivio

fedelmente – l’auto che ronza

fra cento auto ronzanti e frulli d’uccelli

sui rami al parcheggio del Vecchio Macello,

la figura snella d’una donna che dispare

lontano, odore di caffè e di benzene,

un uomo col cane al Parco dei Caduti.

     

Ségnati bene in mente, scrivi

con diligenza l’eguale differenza

con invisibile mano e poi dimentica, getta

ciò che hai scritto in una stanza segreta

sempre aperta e sempre chiusa, l’incerta

visione di quel che appare e dispare,

l’intermittente pulsare di cuore e cemento

sangue che vuole e non vuole,

mente che rode...

 

Migliaia di giorni sono compressi

in grumi di versi su fogli immaginari;

ma non v’è altro da dire, non detto;

- si rimane lì muti

fin che cala il sipario.


Ermanno Guantini

     

Nota critica a “Una devianza leggera ”

  

I versi migliori del Lucini sono quelli impoetici. La sua  presunta certezza, che non esista alchimia più sottile di un verso teso, sottile, scevro da ogni tipo di folgorazione

della parola, rende la sua poesia im-mediata , vicina.

  

Che questo sia poi un inganno, un infingimento di verosimiglianza, per confondere i lettori, questa è altra storia; la poesia c’è e traspare nella necessità di scandire visioni e sensazioni.

  

Proprio dove l’autore si avvicina quanto più, ad una presunzione di realtà, il suo dire ci appare più diretto. Svelato. A qualche reduce  di tonanti sperimentazioni, i suoi canoni formali potranno sembrare, dunque, tradizionali, desueti: si sbaglia.

  

Proprio perché a Lucini non interessa una direttrice (lui de-via, appunto), non interessano balenanti  strategie linguistiche, ci si può muovere consapevolmente, nell’ ermeneutica del testo, cogliendo i risvolti più sottili. Ci si può perdere, con la certezza di ritrovarsi. Ma il suo non è minimalismo. Anzi.

  

Quando non scivola in solipsismi descrittivi, nei suoi testi vibrano personaggi sferzanti, umbratili; scivolano colori inquieti, reali appunto.

Sereniane ascendenze?

  

Dice. Vuole dire, l’autore; vorrebbe dire ancor di più, ma ben sa, il rischio:

  

[…] Il resto è solo chiacchiera che non serve a niente. 

  

**** 

  

 Lucini non è uno stratega. Egli non vuole s-fondare   ( … non c’è verso di sfondare…) ma s-tonare dal coro univoco, dei baroni e delle fattucchiere della  vera poesia (le sempiterne avanguardie e le immarcescibili gerarchie)

  

Il giudizio di chi deve giudicare sembra lasciarlo, giocosamente indifferente. Ma il rischio è la solitudine. La solitudine del “deviante”.

  

 E’ una voce generosa, melanconica, che rischia talvolta il baratro di una noia angusta. Dove si annida la vera poesia, dunque?  Il dubbio permane:

  

  

[…] O forse poesia non è che alchimia, 

erba che si coltiva e si distilla

con l’arte delle antiche fattucchiere,

le strategie, i trucchi del mestiere...

  

  

Cosa resta dunque?

Ci sono loro, […] i rincoglioniti dèi minori, critici secolari, rampanti- rampicanti che chiamano […] l’amico, grande poeta e il grande poeta, nemico. Ci sono loro. Tronfi di citazioni e di schicchere.

  

Qui l’ironia si fa acuminata, salace. Nella grande abbuffata della (sotto) cultura, ancora fin de siècle, rimarrà forse il vanto, per l’autore, dell’Apparizione, accanto a loro. O alla loro frigida versione telematica. Si vedrà.

  

Il tempo, […] tutto fa suo.