Poesie Gianmario Lucini,
Lemma
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"Parola
confitta nella parola, incapace è di parola,................
soffocata dal buio."................ (T.S. Eliot)................ 1 Come l'incipit d'ogni umana canzone prima d'ogni respiro, come il grande "I" della nenia in latino tutta d'un fiato sciorinata e in fretta dal vecchio prete: "In principio"... tale davvero fosse la ventura di chi era, è, sarà - creatura cui nascere sia concesso, in ogni tempo, prima d'ogni alba di peccato prima d'ogni cominciamento... .. .. .. .. 2 Ma ambiguo e solo è ogni nascimento richiamo da un tranquillo errare nel nulla a somma eccitazione d'essere... Nell'immobile stare delle cose sorge dapprima il grido che in tombe di vento il tempo richiude. Così nei giorni tuoi lo cerchi il tuo primo grido e ultima fede, se mai da un vibrare venga salvezza l'angelo del sogno e della sferza. .. .. .. .. 3 Discioglie le sue chiome la città incatramate nella piova e stinge in tedio opaco il rito del mattino; e forte urla fin dentro il cemento, fradicio urla il fradicio sgomento del suo mistero - e lo sgraziato e nero sguardo perduto nel nulla, stolida culla dell'essere, lo dice - che più non si ribella e più non spera, che si trascina esausto fino a sera... .. .. .. .. 4 Voce smarrita che rinserra e svilisce ogni certezza di bene in quel cinetico ondeggiare di folla affaccendata nel mattino, sei tu il destino che non ci rassicura e conta i nostri passi e verità tacendo ci conduci là dove il tempo nostro si conchiude. Voce da molti forse mai udita vieni improvvisa e gemi, poi ti spegni. .. .. .. .. 5 Sei tu che sgusci e lesta ti rigiri rettile antico, sospiro di vento che fugge. E nell'immobile sera ruggisce il tuo candore e chiama gli anni sparsi ancora a un'avventura di verità - se verità vi sia fra dire e fare, o se certa e sensata via non conduca prima alla pazzia d'errare in tondo fra ragione e caso. .. .. .. .. 6 E sempiterna va la nostalgia di te nutrendosi negli sguardi altrui, che sguardo sia d'un passato, sazio d'immagini e ricordi. Te cerca in ogni luogo del suo giorno, te vuole nel silenzio dei colloqui: t'interroga se mai celata agli occhi segreta vita viva di parola rubata al desiderio, o per diversi mondi, in che mistero. .... .. .. .. 7 Non sei neppure là dove d'incanto s'illumina il mattino ed allo stanco poeta un che appare, un lume - e sole lo chiama -. A volte ti veli e rincorri i giochi tuoi di semplici parole, fonìe rubate al canto dei dolori nostri segreti: non altro la mira tua sottende, nulla di vivo. Di te non possiamo che negare, dire cosa non sei, che già tu non lo sia. .. .. .. .. 8 O sei l'occhio del vento che scompiglia il mare o il volto bianco del mattino che muore già sul pallore dei volti di quelli che vanno al loro supplizio quotidiano, o sei la mano del divino, della sua norma un segno che traluce a volte come il guizzo d'un baleno... Non sei parte di noi, questo è pur certo, che a te venimmo con diverso disegno e sete patiremo nel tuo deserto. .. .. .. .. 9 Chi sei, la morte? O l'angelo impuro della veglia o il duro sonno del Giusto? Fra questi pensieri intorno all'argomento ozioso, schiude la mente un'ansia fossile, al nero dell'abisso fa ritorno, nuda, - da cui gemente venne ricercando che l'accogliesse, casa -. E disperando alla tua porta sperpera le ore perdute in un vagare senza sole. .. .. .. .. 10 Penombra di soggiorni dove scorre vita che umana vita sé dicendo umana non appare, un ventilare parole vane, un'ansia che tradisce paure antiche... Uomo che si dice sociale, il solo capace di male nel nome tuo... Quant'odio hai versato nel suo bicchiere questa sera, quanto gemendo ne berrai... Leviamo un brindisi a noi, a te, a questo nostro amore... .. .. .. .. 11 Ma se nascessi altrove in altro tempo non avrei altra cura nella mente che di trovarti, solo accadimento che m'importi. Ti cercherei senza tradire fatica, senza un lamento e senza osare l'incontro. E sempre là dove il pensiero dispera ti troverei - me esausto e illuso e tu che lesta te ne fuggi né t'importa d'un gioco che distrugge. .. .. .. .. 12 Ci hai chiuso con un gesto indifferente nel tuo sapiente nulla di pensiero. Hai chiuso il vero nell'eterno niente. Volge un'ossessione di cuore ai luoghi abbandonati del passato a quel Dio sognato e forse vivo che schivo si nega e negato sparge il suo fiato di rovina. Priva della sua prima fede smania e strazia, rivuole un'altra fede, un'altra grazia. .. .. .. .. 13 E io non so perché tanta ci prenda di te smania, che a sera pace non sia senza la chimera d'un tuo dire. Ci sorprende a volte un sonno inquieto e la visione di te che svanisci nell'incerto dell'ora, poi che spiata hai la nostra pena e strisci ad altre pene, e fai scempio di vite, le struggi, serpente del dubbio. .. .. .. .. 14 Eppure senza te muore d'inedia il giorno. E se ti premia il suo morire poi lo riconduci, fantasma della sera, a una leggera danza, lo seduci con il rimorso cupo per la vera vita che fugge, lo predi lo lasci spoglio e senza firmamento che lo guidi, né ti concedi al suo volere finché giace spento. .. .. .. .. 15 Del mio male ti duoli e l'orbite palpi nel buio d'occhi se mai lacrima li bagni, m'insegni la pietà del vincitore il suo vinto dolore dopo un tremore di strazi per l'aria che brilla ancora della guerra vana fra la mia e la tua carne a brani... Tutto sei tu disperazione amara, pietà, sguardo del vinto e suo domani... .. .. .. .. 16 Mi chiami e se rispondo non rispondi, tendi la mano e tosto la ritrai, sei fulgida e svanisci per profondi botri di sonno. E sola sederai sull'orlo delle sere senza età, quando ti invocherò cercando un vero, essenza che sia, quando i viali spenti di bruma occuperanno il cuore e intetriti i passanti nei fastidi loro sottovoce lalleranno un dolore... .. .. .. .. 17 Richiudi infine questo libro aperto alla pagina prima e declinando al tramonto d'un verso cerco la rima a cuore amore dolore... ma invano ebbi il mio bene disperso in parole. Lavo seppur mi duole via da loro la tua immagine cara e condannato all'infinito nulla da te m'allontano, infine, dolceamara... .. .. .. .. 18 Come un miracolo si leva nel sole del meriggio l'assolo d'un fagotto allegro e in pari tempo disperato, e mi rammenta il tuo duplice stato di madre e figlia: madre del nostro cupo malvedere il mondo e figlia d'esso. A me, a te, l'uno dall'altra insieme generati confusi nel caos dei primordi viene quel suono che dentro ci rimorde. .. .. .. .. |