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    Poesie

    Gianmario Lucini, Report impoetico
     


 
 
 
 
 


 
 
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    Agli amici.......

     

     
     
     
     

    E-MAIL

    Ti scrivo questi versi perché siamo stati giovani
    e si sedeva a volte al sole opaco del tramonto
    a ragionare, mentre il brusìo
    del traffico fondeva in una sola
    voce le voci della sera;

    a gambe in croce sul muretto umidiccio
    d'un qualunque Talvera o Mallero
    astratti da un mondo che ancora non batteva
    alla porta, desiderosi d'una storia nostra
    per rifare l'universo
    - una nostra resistenza partigiana
    nel gelo degli inverni di montagna -

    questi versi perché siamo giunti finalmente
    al tempo che ci chiama e chiede 
    giovinezza al principio del nostro declino
    e cuore e saggezza e un altro coraggio.

    E c'è bisogno d'un guizzo d'orgoglio
    nella baggiana geometria dei cementi,
    nell'occhio della noia che abbiamo ereditato
    e che la sera spegne nel silenzio dei lampioni
    soffusi nell'aria magica e inquinata.

    È tempo di scuoterci e vivere davvero
    questo tranquillo morire giornaliero.
     
     

     24 SETTEMBRE


    Di nuovo il mattino ti piomba sulle spalle
    col suo fastidio di telegiornali.

    Ignari vanno ragazzi alla scuola.

    Il sole si frange in riflessi
    nei vetri neri dei palazzi
    e l'aroma ambrato d'un cappuccino
    tutto italiano ti frange le narici.

    C'è aria di guerra sui giornali
    una guerra facile, leggera,
    un nuovo passatempo da vedere
    e non vedere

    - pensieri nascosti nei passi del mattino
    su marciapiedi di bambagia
    un po' indolenti, contenti, scontenti...
     
     

    ***


    ... eppure afferri il giorno per la manica
    ed esci nella strada;
    hai foga d'andare, riversarti per il mondo
    verso la solita avventura.

    Hai foga d'andare, d'andare
    come un nautilo nel mare, nei fondali
    dove tutto è a portata di mano - colori
    silenzio e un vecchio squalo
    dai denti spezzati che annusa
    colonie di coralli.
     
     

    ***


    Sorge e ride altrove un sole aperto.
    Il torpedone scivola sul nastro d'asfalto
    solleva polvere e allegria 
    fra risa e il saluto del "Shalom"
    - voci di giovane brezza
    lago da poco nato a questo tempo...

    Ma poi ruggisce una gola nera
    proprio a metà del tragitto
    ed è subito gelo e notte
    un grido cupo dalle bocche
    che profumano ancora di fiori.

    Un elicottero si leva pencolando
    come un rapace ferito e piomba
    inavvertito su un'altra scena,
    altri bambini che si chiamano nel sole
    già alto nel cielo di Rhamal.

    A mezzodì ne parlano i telegiornali
    - due minuti nell'avaro palinsesto
    scandito dalle urgenze.

    A sera il grande male è lievitato ancora
    e parole rimbalzano furiose 
    fra le antenne paraboliche.
     
     

    ***


    Alla televisione dicono che tutto è regolare
    che il grande male se ne sta nell'ombra accoccolato
    che è ora di dar fiato alle fanfare
    della luce contro il nulla incivile.

    Ma è come un sentore di parole rovesciate
    frammenti colorati che combaciano
    un poco e poi divergono, creano crepe
    che esalano un fiato di rabbie antiche...

    Il nemico è fuori,
    i cancelli sono chiusi.
    Sugli spalti del castello
    sentinelle accendono fiaccole.

    Il morale della truppa è alto
    lo spirito del popolo inflessibile
    credere, obbedire, combattere
    premi un bottone e vai col missile.
     
     

    ***


    Facciamola finita; una guerra,
    dispiegata con cura, 
    un esercizio ginnico per le macchine
    - queste valvole meccaniche
    dei cuori metallici di borse e borsini -

    E qui non può essere che prosaico
    il verso tentato...

    Così l'unità mistica
    di ogni morale si distilla
    in un solo atto dai mille risvolti
    - un follow up, per dirla all'americana -
    sommersi dalla rabbia di parole
    che alimentano tenebra e luce 
    delirio, cronaca, preghiera.

    Un secolo bastardo sta crescendo in fretta,
    appena nato parla, parla, parla
    senza mai ascoltare.
     
     

    DEDICATA A UNO SCEICCO


    Lo scorpione è un antico animale
    che vive nel silenzio e nella polvere
    attacca con veleno micidiale
    la minutaglia del creato.

    Ma se un'ombra lo minaccia, veloce
    si rintana e se ne sta nell'ombra
    guardingo e feroce
    finché tutto tace e sgombra

    appare la vecchia soffitta.
    È un animale vigliacco.
    Se lo calpesti crocchia il suo guscio
    con un suono d'antica raganella.
     
     

    ***


    Ottobre è così bello di colori
    che tutto l'orrore è come lontano.
    In questo sole tiepido le mani
    ricreano le cose, le toccano
    le lisciano come se domani
    finissero i giorni, prima di partire
    per un viaggio d'emigrante e finire
    in un paese che non conosce futuro.

    Ottobre è così buono di umori
    e profumi di terra che la notte
    bagna di rugiada; la guerra
    non ha nulla a che spartire con l'azzurro
    di questo cielo, questo languore
    post prandiale a cui siamo usati
    noi fortunati alla destra del Padre
    assisi sereni, col mitra fra ginocchia.

    Parole in questo sole buono, in queste notti
    sono angeli muti che si straziano
    alla ricerca d'una casa che non trovano
    per riposare un poco, rinsavire.

    E presagi di orrori lontani
    sulla prima neve di vette silenziose.
     
     

    ***


    Dopo un'impeccabile girata di tacchi
    davanti a un vermouth appena scolato,
    l'uomo elegante-vestito sale sull'auto
    e punta dritto verso il porto
    scaraventandosi in mare.

    (L'acqua sarà salita adagio
    adagio nel buio
    regalando polle d'aria e di tabacco
    al mistero dell'indifferente
    silenzio dei fondali).

    (Anche per il mite sole d'ottobre
    non fa alcuna differenza).
     
     

    LA NUOVA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE


    Ci dicono che è ora di cambiare.
    Volano parole importanti, rimbalzano
    per i vicoli della vecchia Europa e nei palazzi di cristallo.

    O forse la bellezza nascerà davvero
    partorita da un varano scrofoloso
    forse davvero una porta si spalanca, 
    s'accende un lume nel salotto buono...

    È tempo di cambiare le parole,
    sventrarle al sole, farle morire
    e rinascere, distenderle sulla pira
    del padre Abramo, trafiggerle
    con un colpo veloce e preciso
    senza che un dio ci fermi la mano
    all'estremo dello strazio
    per consegnarci il solito capro
    che paga da sempre per ognuno.
     
     

    BIGLIETTO IMPOETICO


    Ogni evento ha un suo racconto
    parole nate per quell'evento. Il foglio
    è qui davanti dispiegato e sembra guardare
    fisso nel vuoto di pensieri. La notte
    scivola via leggera.
    C'è una scelta da fare - chi è libero
    sceglie una morale -: di qua sta il male
    e di là sta il bene.  Ma le categorie
    - cara stampa progressista e democratica -
    le categorie, dove le metteremo?
    Che scelta sarà mai, dentro questo schema?
    Eppure non si direbbe difficile:
    siamo nati manichei e giustizieri... davvero
    non sarebbe poi così difficile:
    abbiamo imparato a calcolare, scrutare
    fra parole e parole se mai pensiero
    recondito si celi: e troppo facile
    sembra, a ben vedere, questo prendere o lasciare.
    Eh sì.  I morti ci sono - non si può certo negare -
    l'oltraggio ai valori, eccetera, eccetera,
    tutto liscio e regolare, se non fosse
    per la banalità dell'evento, se non fosse
    per un troppo leggero scarto dalla media 
    e dalla moda nella conta dei cadaveri
    in quel fatale undici settembre
    - chi morto per fame e chi per guerra;
    chi morto in diretta fra i morti di giornata
    chi morto in deserti senza pane e senz'acqua,
    chi nelle monocolture centro americane
    o nelle miniere dell'Africa Centrale,
    chi piange i suoi morti e non fa che procreare
    vivi da ammazzare poco a poco
    in nome dei valori del progresso multinazionale.
    Eh no!  Versi canonici non vengono. Soltanto
    questo ragionare freddo e giacobino
    questa devianza da un sacro furore
    occidentale che farebbe tutto a pezzi
    per poi ricostruire con la bontà melensa
    dei rimorsi e dei sensi di colpa
    - oh, non sarebbero necessari, 
    certo non sarebbero necessari... -
    perché ogni logica s'incastri in questo fulgido
    paradigma di borse e d'industria
    che riparte e vola
    dopo l'ultimo colpo di fucile - i versi
    non vengono e ci si scopre straniti
    secchi senza dolore per nessuno,
    per quei mille e più che sono morti
    mentre la penna scorreva sul block notes -.

    Leggi sul giornale l'ultima notizia 
    gente occidentale: l'impoetico trionfa.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     


    © La proprietà letteraria dei testi è di Gianmario Lucini