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Ti scrivo questi versi perché
siamo stati giovani
e si sedeva a volte al sole
opaco del tramonto
a ragionare, mentre il brusìo
del traffico fondeva in
una sola
voce le voci della sera;
a gambe in croce sul muretto
umidiccio
d'un qualunque Talvera o
Mallero
astratti da un mondo che
ancora non batteva
alla porta, desiderosi d'una
storia nostra
per rifare l'universo
- una nostra resistenza
partigiana
nel gelo degli inverni di
montagna -
questi versi perché
siamo giunti finalmente
al tempo che ci chiama e
chiede
giovinezza al principio
del nostro declino
e cuore e saggezza e un
altro coraggio.
E c'è bisogno d'un
guizzo d'orgoglio
nella baggiana geometria
dei cementi,
nell'occhio della noia che
abbiamo ereditato
e che la sera spegne nel
silenzio dei lampioni
soffusi nell'aria magica
e inquinata.
È tempo di scuoterci
e vivere davvero
questo tranquillo morire
giornaliero.
24
SETTEMBRE
Di nuovo il mattino ti piomba
sulle spalle
col suo fastidio di telegiornali.
Ignari vanno ragazzi alla
scuola.
Il sole si frange in riflessi
nei vetri neri dei palazzi
e l'aroma ambrato d'un cappuccino
tutto italiano ti frange
le narici.
C'è aria di guerra
sui giornali
una guerra facile, leggera,
un nuovo passatempo da vedere
e non vedere
- pensieri nascosti nei passi
del mattino
su marciapiedi di bambagia
un po' indolenti, contenti,
scontenti...
***
... eppure afferri il giorno
per la manica
ed esci nella strada;
hai foga d'andare, riversarti
per il mondo
verso la solita avventura.
Hai foga d'andare, d'andare
come un nautilo nel mare,
nei fondali
dove tutto è a portata
di mano - colori
silenzio e un vecchio squalo
dai denti spezzati che annusa
colonie di coralli.
***
Sorge e ride altrove un sole
aperto.
Il torpedone scivola sul
nastro d'asfalto
solleva polvere e allegria
fra risa e il saluto del
"Shalom"
- voci di giovane brezza
lago da poco nato a questo
tempo...
Ma poi ruggisce una gola
nera
proprio a metà del
tragitto
ed è subito gelo
e notte
un grido cupo dalle bocche
che profumano ancora di
fiori.
Un elicottero si leva pencolando
come un rapace ferito e
piomba
inavvertito su un'altra
scena,
altri bambini che si chiamano
nel sole
già alto nel cielo
di Rhamal.
A mezzodì ne parlano
i telegiornali
- due minuti nell'avaro
palinsesto
scandito dalle urgenze.
A sera il grande male è
lievitato ancora
e parole rimbalzano furiose
fra le antenne paraboliche.
***
Alla televisione dicono che
tutto è regolare
che il grande male se ne
sta nell'ombra accoccolato
che è ora di dar
fiato alle fanfare
della luce contro il nulla
incivile.
Ma è come un sentore
di parole rovesciate
frammenti colorati che combaciano
un poco e poi divergono,
creano crepe
che esalano un fiato di
rabbie antiche...
Il nemico è fuori,
i cancelli sono chiusi.
Sugli spalti del castello
sentinelle accendono fiaccole.
Il morale della truppa è
alto
lo spirito del popolo inflessibile
credere, obbedire, combattere
premi un bottone e vai col
missile.
***
Facciamola finita; una guerra,
dispiegata con cura,
un esercizio ginnico per
le macchine
- queste valvole meccaniche
dei cuori metallici di borse
e borsini -
E qui non può essere
che prosaico
il verso tentato...
Così l'unità
mistica
di ogni morale si distilla
in un solo atto dai mille
risvolti
- un follow up, per dirla
all'americana -
sommersi dalla rabbia di
parole
che alimentano tenebra e
luce
delirio, cronaca, preghiera.
Un secolo bastardo sta crescendo
in fretta,
appena nato parla, parla,
parla
senza mai ascoltare.
DEDICATA
A UNO SCEICCO
Lo scorpione è un
antico animale
che vive nel silenzio e
nella polvere
attacca con veleno micidiale
la minutaglia del creato.
Ma se un'ombra lo minaccia,
veloce
si rintana e se ne sta nell'ombra
guardingo e feroce
finché tutto tace
e sgombra
appare la vecchia soffitta.
È un animale vigliacco.
Se lo calpesti crocchia
il suo guscio
con un suono d'antica raganella.
***
Ottobre è così
bello di colori
che tutto l'orrore è
come lontano.
In questo sole tiepido le
mani
ricreano le cose, le toccano
le lisciano come se domani
finissero i giorni, prima
di partire
per un viaggio d'emigrante
e finire
in un paese che non conosce
futuro.
Ottobre è così
buono di umori
e profumi di terra che la
notte
bagna di rugiada; la guerra
non ha nulla a che spartire
con l'azzurro
di questo cielo, questo
languore
post prandiale a cui siamo
usati
noi fortunati alla destra
del Padre
assisi sereni, col mitra
fra ginocchia.
Parole in questo sole buono,
in queste notti
sono angeli muti che si
straziano
alla ricerca d'una casa
che non trovano
per riposare un poco, rinsavire.
E presagi di orrori lontani
sulla prima neve di vette
silenziose.
***
Dopo un'impeccabile girata
di tacchi
davanti a un vermouth appena
scolato,
l'uomo elegante-vestito
sale sull'auto
e punta dritto verso il
porto
scaraventandosi in mare.
(L'acqua sarà salita
adagio
adagio nel buio
regalando polle d'aria e
di tabacco
al mistero dell'indifferente
silenzio dei fondali).
(Anche per il mite sole d'ottobre
non fa alcuna differenza).
LA
NUOVA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
Ci dicono che è ora
di cambiare.
Volano parole importanti,
rimbalzano
per i vicoli della vecchia
Europa e nei palazzi di cristallo.
O forse la bellezza nascerà
davvero
partorita da un varano scrofoloso
forse davvero una porta
si spalanca,
s'accende un lume nel salotto
buono...
È tempo di cambiare
le parole,
sventrarle al sole, farle
morire
e rinascere, distenderle
sulla pira
del padre Abramo, trafiggerle
con un colpo veloce e preciso
senza che un dio ci fermi
la mano
all'estremo dello strazio
per consegnarci il solito
capro
che paga da sempre per ognuno.
BIGLIETTO
IMPOETICO
Ogni evento ha un suo racconto
parole nate per quell'evento.
Il foglio
è qui davanti dispiegato
e sembra guardare
fisso nel vuoto di pensieri.
La notte
scivola via leggera.
C'è una scelta da
fare - chi è libero
sceglie una morale -: di
qua sta il male
e di là sta il bene.
Ma le categorie
- cara stampa progressista
e democratica -
le categorie, dove le metteremo?
Che scelta sarà mai,
dentro questo schema?
Eppure non si direbbe difficile:
siamo nati manichei e giustizieri...
davvero
non sarebbe poi così
difficile:
abbiamo imparato a calcolare,
scrutare
fra parole e parole se mai
pensiero
recondito si celi: e troppo
facile
sembra, a ben vedere, questo
prendere o lasciare.
Eh sì. I morti
ci sono - non si può certo negare -
l'oltraggio ai valori, eccetera,
eccetera,
tutto liscio e regolare,
se non fosse
per la banalità dell'evento,
se non fosse
per un troppo leggero scarto
dalla media
e dalla moda nella conta
dei cadaveri
in quel fatale undici settembre
- chi morto per fame e chi
per guerra;
chi morto in diretta fra
i morti di giornata
chi morto in deserti senza
pane e senz'acqua,
chi nelle monocolture centro
americane
o nelle miniere dell'Africa
Centrale,
chi piange i suoi morti
e non fa che procreare
vivi da ammazzare poco a
poco
in nome dei valori del progresso
multinazionale.
Eh no! Versi canonici
non vengono. Soltanto
questo ragionare freddo
e giacobino
questa devianza da un sacro
furore
occidentale che farebbe
tutto a pezzi
per poi ricostruire con
la bontà melensa
dei rimorsi e dei sensi
di colpa
- oh, non sarebbero necessari,
certo non sarebbero necessari...
-
perché ogni logica
s'incastri in questo fulgido
paradigma di borse e d'industria
che riparte e vola
dopo l'ultimo colpo di fucile
- i versi
non vengono e ci si scopre
straniti
secchi senza dolore per
nessuno,
per quei mille e più
che sono morti
mentre la penna scorreva
sul block notes -.
Leggi sul giornale l'ultima
notizia
gente occidentale: l'impoetico
trionfa.