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Gabriel Garcia Marquez Lettera a Bush
La lettera di Garcia Marquez, il grande scrittore colombiano, che sta girando in questi giorni su internet, è così accorata e forte, che io la sento come poesia e non ho resistito all'idea di tentare di metterla in versi, toccando il meno possibile la traduzione che qualcuno ne ha fatto in italiano. E' un bel testo, che va dritto senza fronzoli al centro di molti problemi e parla non solo all'uomo razionale, ma soprattutto all'uomo integrale. E' anche un testo che ci aiuta a capire come questa benedetta gratitudine all'America per salvato la democrazia col sacrificio dei suoi soldati nell'ultima guerra mondiale, è solo un luogo comune. E sarebbe interessante discuterne. Qui senza dubbio abbiamo un altro punto di vista, che allarga il quadro delle riflessioni, che forse dovrebbe essere allargato anche dal punto di vista della verità storica, finalmente. G. Lucini
Come si sente? Come si sente a vedere che l'orrore scoppia nel suo cortile e non nella sala del vicino? Come, con la paura che stringe il petto, il panico provocato dall'assordante rumore, le grida inumane, gli edifici che crollano, l'odore terribile che si insinua fin nel fondo dei polmoni, gli occhi degli innocenti che camminano maschere di polvere e di sangue?
Come si vive per un giorno a casa tua l'incertezza per quanto sta accadendo? Come si esce dallo shock?
In stato di shock camminavano il 6 di agosto del 1945 i sopravvissuti di Hiroshima. Nulla era rimasto vivo nella città dopo che l'armiere nordamericano dell'Enola Gay aveva lasciato cadere la bomba. In pochi secondi sono morti 80.000 uomini donne e bambini. Altri 250.000 sarebbero morti negli anni successivi per le radiazioni.
Ma questa era guerra lontana: non c'era ancora la televisione. Come si sente oggi l'orrore quando le terribili immagini della televisione raccontano che quanto è accaduto il fatidico 11 settembre non è stato in terra lontana ma nella tua stessa patria?
Un altro 11 settembre invero di ventotto anni or sono, moriva un presidente di nome Salvador Allende, mentre resisteva a un colpo di stato che i tuoi governanti avevano pianificato. Anche allora furono tempi di orrore (ma questo accadeva molto lontano dalla tua frontiera, in un'ignota repubblichetta sudamericana: stavano nel cortile dietro casa tua le repubblichette...) e non ti sei molto impensierito quando i tuoi marines piombavano a imporre il punto di vista di sangue e il fuoco.
Lo sapevi che tra il 1824 e il 1994 il tuo paese ha condotto 73 invasioni di paesi dell'America Latina? Le vittime furono
Puerto Rico, Mexico, Nicaragua, Panama, Haiti, Columbia, Cuba, Honduras, Repubblica Dominicana, Isole Vergini, El Salvador, Guatemala e la piccola Grenada.
E'
quasi un secolo che i tuoi governanti sono in guerra. Fin dal principio
del secolo XX, non ci fu nel mondo quasi nessuna guerra alla quale la
gente del tuo Pentagono non abbia partecipato. E' chiaro, le bombe sono
sempre cadute fuori dal tuo territorio, con l'eccezione di Pearl Harbor
quando l'aviazione giapponese bombardò la Settima Flotta nel 1941. Però
l'orrore era sempre lontano. Quando le Torri Gemelle vennero giù in mezzo alla polvere, quando hai visto le immagini in televisione hai ascoltato le grida - perché quella mattina eri a Manhattan - hai provato per un solo secondo quello che hanno provato i contadini del Vietnam per lunghi anni?
A Manhattan, la gente cadeva dall'alto del grattacielo disanimate marionette. La gente in Vietnam urlava perché il napalm bruciava la carne per molto tempo e la morte era spavento, tanto spavento come per coloro che cadevano con un salto disperato nel vuoto. La tua aviazione non ha lasciato una fabbrica in piedi né un ponte in Yugoslavia. In Irak i morti furono cinquecentomila, mezzo milione di anime svaporate dall'Operazione Tempesta del Deserto. Quanta gente è morta bruciata, mutilata, crivellata, schiacciata, dissanguata, in luoghi tanto esotici e lontani come Vietnam, Irak, Iran, Afganistan, Libia, Angola, Somalia, Congo, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Cambogia, Yugoslavia, Sudan, - una lista interminabile -? I proiettili giungevano dalle fabbriche del tuo paese, erano sparati dai tuoi ragazzi, gente pagata dal tuo Dipartimento di Stato, e solo perché tu potessi continuare a vivere la tua american way of life. E' quasi un secolo che il tuo paese è in guerra contro tutto il mondo.
E' curioso: i tuoi governanti scatenano i cavalieri dell'apocalisse in nome della libertà e della democrazia. Però devi sapere che per molti popoli del mondo (in questo pianeta dove ogni giorno muoiono 24.000 persone per fame o infermità curabili), gli Stati Uniti non rappresentano la libertà, ma un nemico lontano e terribile che semina solo guerra,fame, paura e distruzione. Sempre ci sono stati conflitti lontani per te, però per chi vive lì è una dolorosa realtà vicina una guerra dove gli edifici rovinano sotto le bombe e dove questa gente trova una morte terribile.
E le vittime sono civili, donne, vecchi, bambini - effetti collaterali.
Come ti senti quando l'orrore bussa alla tua porta anche per un giorno solo? Che cosa si pensa se le vittime di New York sono segretarie, operatori di borsa o addetti alle pulizie che hanno sempre pagato le tasse e non hanno ucciso mai una mosca?
Come si sente il terrore? Come ti senti, yanquee, a sapere che la lunga guerra l'11 settembre è arrivata a casa tua?
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