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Scatti di poesia - di Lorenzo Gattoni |
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Edizioni Joker, Novi Ligure, 2004
Quando una raccolta di versi continua, a successive letture, a smascherare nuovi anfratti, i propri recessi in chiaroscuro, sospensioni e accelerazioni, come questa Scatti di posa di Lorenzo Gattoni, fornisce un serio indizio della sua riuscita. Si tratta di quaranta frammenti, generalmente brevi, incisi senza titolo, pressoché senza punteggiatura, di forte densità semantica. Versi che si susseguono con nitido segno, con immagini incalzanti e brusche, che poco concedono alla musicalità. È una scrittura attenta e consapevole, dove la forza delle immagini e delle stesse singole onde verbali sembra a volte prevalere sulle valenze formali e attira le prime attenzioni. Tuttavia, già a partire dal titolo, in qualche modo ossimorico, appare chiaro come Gattoni sappia conciliare in maniera appropriata e personale l'uso del materiale fonetico, lessicale e semantico, coinvolgendo il lettore in una ricerca vivida del senso globale, delle folgorazioni di significato, degli andamenti del dettato. Si riscontrano, appunto, alcuni ossimori e/o capovolgimenti di senso (il giglio cupo; e poi corro / ubriaco a cavallo / d'un dondolo immoto), un marcato gusto per la tautologia (...attendo / che passi l'attesa / con l'ombra che supera l'ombra; con le labbra tenevo le labbra; bambini perfetti come bambini; luce che guardi la luce). Se, da un lato, l'autore non pare curarsi eccessivamente della struttura del verso, quantomeno in senso metrico e sillabico, non rari sono gli accorgimenti allitterativi (l'antica antitesi; organizzo trasporti su navi / passaggi di neve sui mari / e poi perlustro caverne; e un petalo attaccato al palato / / la tenerezza nascosta della terrazza). Ma, al di là di questi aspetti retorici, come Sandro Montalto nella sua precisa prefazione identifica molto bene, è soprattutto la tensione espressiva di Gattoni a colpire il lettore, privilegiando, tra le molte, alcune figure simboliche, sempre porte in maniera originale e mutevole, permeate di ambivalenza e contrastanti allusività, senza eccessive dilatazioni metaforiche: l’ombra in conflitto con la luce (e/o la neve, sua variante), la rosa (e la spina, aggiungerei), la valenza tattile e materica. Sia per il rigore espressivo, che si avvale di un verso comunque corto e assertivo, tagliente, sia per le scelte figurative, questa raccolta trasmette a tratti un senso di statico gelo (e realmente il ghiaccio si materializza in numerosi versi), ma, a confermarne la natura essenzialmente ossimorica e contrastata, in equilibrio dinamico, si rivela, d'altro canto, riccamente innervata e pervasa, colorita e accesa, vivificata e resa sofferta da un'altra potente figura simbolica: la ferita sanguinante: ha ferito la terra, / il sangue che brucia il tuo viso; che il fresco guarisca / la ferita / / febbre nera / dal ventre aperto; il coltello incide il taglio / / una lingua di sangue / verticale cola; una ferita sul labbro; con lo spillo buco la pelle / / succhio sentimento del sangue. Ancora: il tuo sangue era urgenza / curiosa di vita, si legge nell’incipit del testo a pagina 32. Urgenza come quella della parola, si potrebbe dire, che Gattoni usa come un affilato scalpello per indagare (e per rendere l’indagine), con esercizio di tenace pazienza / un costante cucire / le continua distanze, la sterminata materia tra un assoluto tutto in minuscolo e un reale mai ingabbiato nell’inespressività dell’oggetto.
21 aprile 2004
* * * abito luce e materia l'esatta effettiva dell'angolo
conservo la foto grafia d'un sorriso dalle sabbie di saturno, il folle viaggio nello spazio in costruzione del mattino
adoro il giglio cupo che ha ferito la terra, il sangue che brucia il tuo viso
è questa la notte della montagna?
allora smantello i binari e accumulo acciaio dove ancora si posa una goccia di luce
* * * è un esercizio di tenace pazienza un costante cucire le continue distanze tra un brandello di pelle e quell'altro
che si allontana
* * * il tuo sangue era urgenza curiosa di vita scavavi la sabbia nella bacheca
sotto la lente abbiamo uno studio completo: la stella, la sera e il ricordo spostato in avanti
* * * bambini perfetti come bambini giocano al cielo uno è l'azzurro, l'altro l'ombra chi il sole, chi la luna o le nubi ma tutti, a uno a uno, tutti inguaribilmente nostri se le ora senza alcuna maiuscola
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