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I fiori amari di Francesca
Ci siamo già occupati di questa scrittrice in una recente nota, presentando alcune liriche allora inedite, che sono oggi pubblicate (ottobre 2002) in L'ultimo viaggio, per i tipi delle Edizioni Il Foglio. La recente raccolta è composta da 46 brevi liriche, presentate da Piergiorgio Cavallini e Giuseppe Risica, con una nota del sottoscritto presa dalla presentazione apparsa su Poiein. L'autrice ci ha poi inviato, oltre all'ultima sua fatica, anche un quaderno di 34 poesie, alcune brevissime, che si intitola La vana attesa, edito da Penna D'Autore, anno 2000.
Abbiamo così sufficiente materiale per presentare meglio questa poeta ed integrare la nostra precedente nota con alcune osservazioni che ci vengono soprattutto da La vana attesa, la raccolta precedente. Abbiamo scritto, nella citata nota, riferendoci ad alcune poesie di argomento mitologico, che bisogna fare molta attenzione nel leggere i testi della Santucci, perché sottintendono molto di più di quello che potrebbe sembrare a una lettura superficiale. Scrivevamo anche che, nonostante quelle liriche trattassero un argomento mitologico, il riferimento o il bersaglio è l'uomo contemporaneo. La vana attesa, benché precedente, sembra la raccolta che conferma con forza questa nostra intuizione.
C'è
anche un altro aspetto della poesia di Francesca Santucci da valutare
con attenzione: il fatto che lei porga al
Certo,
i pregiudizi sono sempre vigili e le associazioni a volte adombrate da
personali aloni di gusto. Tuttavia l'autrice ancora una
Questi sono i fiori amari di Francesca Santucci, una poeta che ci convince e nella quale troviamo accenti capaci di non poco impatto emotivo e di senso, pur nella sofferta pacatezza del tono e nell'amore per la lingua che si esprime nella forma ben curata e di gradevole lettura. Virtù non molto comuni nella nostra poesia contemporanea.
Francesca Santucci Poesie tratte da La vana attesa
Farfalla
E' ancora crisalide eppure già si sente farfalla, ignara del destino infelice che incombe: etera volare tra prati fioriti, languida suggere teneri mieli, infine giacere col cuore trafitto dallo spillo nella teca cristallina dell'anonimo sicario.
Sono stata io Sono oggi quella che sono (la desolante disperazione del sasso nel deserto, l'ectoplasma vagante in ricerca del corpo astrale, il cane fedele senza più padrone) perché sono stata io ad amare di più. Vorrei scardinare il sepolcro dell'amore che mi schiaccia, ma sono priva di ogni volontà. E permango ombra, cane in attesa, sasso disperato, perché sono stata io ad amare di più.
L'apparizione
Lampo sei, che nella notte appare, abbaglia e poi scompare, ma io t'avrei voluto solo fiamma di focolare.
La rosa più bella
Non vorrò mai vederti tremolante sui fornelli mentre accomodi sul naso gli occhiali che celano i tuoi begli occhi verdi. Oppure disfatta trascorrere le ore sprofondata nei pensieri e nei ricordi di gioventù. Ti vedrò sempre immobile ferma nella memoria a quando orgogliosa mi additavi alla gente come la rosa più bella del tuo giardino, ed eri tu, invece, a splendere rigogliosa. Ti prego, madre, non sfiorire, per me.
Lacerazione
Ora parla al vento perché vacue superstiti le parole sono brandelli di lacerazione. L'equilibrio s'invola per la rotta interiorità.
Febbricitazioni
Notti illune (quante!) aspettando arcani segnali messaggeri di requie, ma l'alba puntuale ridesta eguali febbricitazioni.
Evanescenze
Temo di svanire nelle prime nebbie mattutine che si levano dai campi saturi di pioggia, pregni di umido, nei fumi evanescenti che s'insinuano a viva forza nei cupi nembi grigi violando le intimità dei camini, nel fiume calmo e pigro che in triste cantilena a valle si trascina. Contemplo limpida la mia immagine nell'acqua e temo di svanire.
L'implacabile insania
Le lacrime in fondo sono solo acqua e le parole solamente suoni. L'implacabile insania del dolore permane insepolta nel fondo, e non la sopisce l'acqua, e non la lenisce il suono. Qualcuno poi la chiama disperazione.
Conversazioni
Le cose parlano agli uomini, gli uomini parlano alle cose. Le cose parlano alle cose, gli uomini parlano agli uomini. Di sera, però, soffia il vento e disperde le voci.
La vana attesa
Nel chiuso tuo riparo, o seme, in vana attesa sei. Cos'è che aspetti? Di germogliare, di diventar virgulto, tenero bocciòlo, fiore, frutto, oppure bruco, crisalide, farfalla, cucciolo, animale, uomo adulto? E poi che fai, esplodi in colori, sai di buono, rallegri la vista, rianimi i palati, spicchi il volo, tenti mondi lontani nei quali avventurarti e conquistare? Ma, fiore, poi vieni reciso, alquanto mesto stai disposto in centro tavola con i disanimati tuoi fratelli. Frutto maturo, goloso ed invitante, strappato a viva forza dall'albero tuo padre finisci triturato (orrenda fine!) dalle mascelle avide proprio di chi con cura ti aveva coltivato. Farfalla gentile, lieve, variegata, in danza silenziosa plani, volteggi, pudica suggi i mieli e poi rivòli finché trafitta sei da mani ostili, e resti in croce. Destino peggiore è riservato a te, creatura perfetta, orgoglio del divino, sogni, crei, agisci, pensi, realizzi opere ed incanti, arrivi a crederti demiurgo o dio in persona ma viene il giorno in cui termina la magia: finisci sotterra. Bocciòlo, fiore, frutto, bruco, crisalide, farfalla, cucciolo animale oppure uomo, ritorni inconsistente, irrimediabilmente giacente in marcescenza in lento deterioramento.
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