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Sei poesie
LA PAROLA
Respiro nell’affanno, lampo nella notte, squarcio turchino nel procelloso cielo, fondale nel mare, riva ed approdo quando taciuta, occultata, nascosta, improvvisa la parola arriva: allora si rivela varco e scampo.
AFFANNI
Affanni simili a stridii rauchi come di gabbiani in volo in lontananza, e la voce del mare ne rimormora gli echi.
L’AFFANNO
Non temporale di primavera senza tempesta disperso: nella desolata periferia del cuore l’affanno non migra, trapassa e resta.
2 NOVEMBRE
Campana a morte, campana di morte: è il giorno dei morti! Sapere non voglio dove i morti hanno tana, nemmeno risorti li voglio. Crudele il destino sarebbe: morirebbero ancora!
Campana a morte, campana di morte: è il giorno dei morti! Tra le gialle foglie e i senza vita fiori, tra i sorrisi pallidi e le lacrime bianche, tra le cose defunte e smunte annovero defunto anche l’amore,
senza resurrezione.
HO UN COLTELLO DALLA LUNGA LAMA
Ho un coltello dalla lunga lama. è lucido, argenteo, aguzzo ed affilato adatto all’uso che l’uso corrente ne consente.
E squarci e tagli e lacerocontuse ferite e varchi, altri varchi ricorda (vene, vene violette e azzurre, e polsi, polsi lisci e bianchi) …
Ma giorno verrà che all’uso che l’uso corrente consente ne dissenta, allora infierirà l’ultimo squarcio.
PRESENZASSENZA (in memoria di Maria)
In luminosa oscurità splendente il giorno (rossiaccesi gerani squillanti dalla carezza del sole settembrino lambiti) oltre la finestra tu, Penelope, Maria, giacevi, corpo disfatto già in decomposizione al regno delle ombre consegnato. Intorno sedie vuote, tavole sbandite, letti disfatti, lama risplendente rossosangue, inadeguati gridavano le voci: tu assente, ancora nel silenzio reclamavano presente.
Nota di G. lucini
Come altrove già si sottolineava, le note che ci giungono (composizioni poetiche, scritti di altra natura) sono come compenetrate da un presagio di morte. Anche la nostra autrice, che ormai da qualche mese collabora con il nostro sito, mostra il medesimo atteggiamento scorato e cupo. L'autrice, più di altri che hanno scritto su queste pagine (si veda in particolare l'ultima poesia di Ciofi, gli stessi 7 preludi nostri, o De bello di Santarone, la poesia ultima di Pepe, la composizione "Not in my name" di Monica Ferretti, ad esempio) non individua il punto critico, la causa dell'ansia e del disagio esistenziale che gli altri sembrano individuare nelle minacce di guerra che incombono. La sua poesia è, per così dire, "sensitiva": l'autrice parla di "affanno" non specificando il motivo dell'affanno, evoca immagini cupe (l'assassinio, il coltello, la decomposizione, i morti e la morte - parole ripetute quasi con ossessione) come segni che si affacciano alla sua personale sensibilità, verso le quali ella non si pone come "filtro" cognitivo, lasciandosene attraversare e limitandosi a registrare. Ma è chiaro che l'inquietudine non è soltanto metafisica, poiché l'autrice è saldamente legata alle sensazioni, al corpo, ai sensi (che poi è caratteristica di un certo "realismo" femminile, tipico della donna, così come il maschile è portato ad astrarre, spesso perdendo il contatto col reale). Ma lo stesso atteggiamento, questo "lasciarsi attraversare" come antenna che coglie le vibrazioni e le trasmette, senza mostrare la pretesa di interpretarle o la volontà di "tradurle" in altro da una nuda ansia esistenziale (atteggiamento che non deve essere interpretato come "fragilità" dell'impianto speculativo - e su questo ci insegna molto la poesia di Corazzini, ad esempio), lo troviamo anche nelle altre poesie di Francesca Santucci. E' dunque da una sicura personalità che non ha bisogno di esplicitazioni ideali o ideologiche, di crearsi insomma una specie di alone speculativo nel quale inquadrare una propria visione del mondo, perché, in ultima analisi, conta quello che il corpo sente, quello che lo spirito soffre, non tanto il chi, il che cosa, il perché della sofferenza. In questo contesto, acquistano particolare forza alcuni versi che, a volte chiosano e a volte danno come delle virate improvvise al testi, accendendo nel testo improvvisi guizzi; ad esempio quel "...improvvisa / la parola arriva: allora / si rivela varco e scampo", oppure quel "trapassa e resta" della seconda poesia. Una tecnica questa, che tende a convogliare la composizione verso un climax rappresentato da pochi versi che, con sottilissimi nessi e trame, reggono tutta la struttura interna di ogni lavoro, sia stilisticamente che nel senso di messaggio o atto comunicativo. Apriamo quindi il 2003 con la poesia una donna, anche come omaggio alle donne che fanno poesia e che ci hanno arricchito nel corso del 2002 di tanti significativi contributi.
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