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Lorenzo Zaccone, Tra filari di viti |
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Serarcangeli Editore Roma 1997
"La cultura senza accademismo ". Lorenzo Zaccone esprime senza perifrasi i suoi concetti. Questo e bensì gli altri presenti nel volume. E’ stato un docente, Lorenzo Zaccone. Un Educatore, piuttosto. Un Maestro. Appassionato, onesto, responsabile. E questo tratto - che egli stima " la mia principale ragione di vita " - segna la gradazione dei suoi " Filari di Viti":
Lo si avverte. Ora ammantato di soffusa nostalgia, laddove egli rievoca: Concetta Fatuzzo " mia meravigliosa maestra delle elementari ", Giovanni Mela, professore di Latino e Greco " sempre ... generoso nel porgere la sua scienza - che era tanta - a noi giovani ... ", " la facoltà di Lettere, a Padova, all’inizio della seconda guerra mondiale "; ora di struggimento, allorquando nei panni di Ninì Castrjanni " ... Professore di lettere al ginnasio ... per oltre quarant’anni ... " coltiva il " rimpianto ... di non potere più incontrare ogni giorno i suoi alunni, quei giovani ai quali aveva soprattutto cercato di insegnare a diventare uomini ... ".
Un uomo fra gli uomini allora, Lorenzo Zaccone. Che dalla Scuola, dalla Vita, ha ereditato dei valori. Che quei valori, a sua volta, vuole trasmettere.
La cultura, dicevamo in apertura. Le Lettere: antiche - Ovidio, Plauto, Virgilio ... e moderne - Sciascia, Verga, Dumas ... con particolare riguardo invero alla Poesia. L’ABBAZIA " PELLICUM " infatti, il primo dei racconti contenuti in questo volume, può ben considerarsi un peana alla Poesia, ai Poeti; a quella dei Trovatori in specie. Le citazioni poi di Dante, Baudelaire, Apollinaire ... altro non sono che delle manifeste " avances " verso la Poesia. La Storia , altresì. La storia della Sicilia. La Sicilia, centro di gravità dell’universo dell’Autore: Bronte, Siracusa, Gela ... Camarina soprattutto. Per le sue vicissitudini. Per le rovine, la necropoli, i resti di un tempio ... Perché, in essenza, " Kamarina " restituisce a Zaccone l’intento stesso della indipendenza, del vivere compiuto, della giovinezza. La Libertà, quindi. Tutta la libertà! La libertà degli individui: " Chi sarà capace di elaborare idee, sarà sempre un uomo libero ... ", " ... assertore convinto della libertà ... ", " ... non potrà mai convenirsi né l’arroganza nefaria ... né la prona rassegnazione .. "; e quella dei popoli: " ... la cognizione di essere uomini che decidono per altri uomini ... ", " ... i vostri atti... non cadranno mai nella trappola del fine che giustifica i mezzi. " " ... perché ... il fine ritenuto più vantaggioso per la comunità ...se venisse raggiunto con mezzi disonesti - o soltanto sleali - potrebbe coincidere col declino della libertà.". L’Amore, non ultimo. Per la propria terra: " ... amate questa vostra terra. E difendetela ... dalla violenza, dalla volgarità, dall’aggressione ... dalla malafede ... ", " ... perché si sappia che ... la Sicilia è vita ... millenaria storia di arte e di letteratura.", " ... e non ... quella consorteria che si chiama mafia ... "; e per la propria lingua: " ... avevo imparato il dialetto dei miei genitori ... ", " ... sapevo ... di essere siciliano ...", " ... un idioma gallo-italico ... in alcune località isolane ... persiste sino a oggi ... ". Ed ecco, spazia Lorenzo Zaccone. Fluido, etereo, incontenibile. E ci ammannisce - in poco più di ottanta pagine - un eccitante caleidoscopio narrativo: la cometa di Halley e il palcoscenico del soggiorno di casa sua, le figure retoriche dell’iperbole e della litote e il museo di J.R., la disgraziata vicenda di Donna Nellina e la sagra del carciofo ... E riesce, con intelligenza - con limpidezza egli ammette - a saldare l’antico e il nuovo, il reale e il fantastico, l’autobiografico e il romanzato; a ricondurre sotto un unico segno - il suo - quanto in superficie appare sconnesso, improbabile, bizzarro.
Un segno, affabile ironico diretto; molto. Egli difatti corteggia il suo " ipotetico lettore "; in ripetute occasioni. Lo sollecita. Lo interroga. Lo rassicura. Lo implora addirittura, nel corso di una di esse, di non abbandonarlo, e lo elegge " solitario testimonio delle mie chiacchiere. ".
Chiacchiere. Altrove, " argomentazioni ". Talora, semplicemente, " scritti ".
E in effetti, a mio parere, più che una usitata silloge di racconti, questa pubblicazione di Lorenzo Zaccone presenta il profilo netto dello Zibaldone, dell’Epistolario. Della raccolta ovvero di lettere, di scritti, di saggi che trattano di problemi morali, estetici, filosofici.
I precedenti - Cicerone, Petrarca, Leopardi - sono di buon auspicio! |