Alberto Sbardella

                       Fragili armonie

 

                                 Poliart Editrice, Roma, 2004

 

 

 

 

 

Nota di lettura di G. lucini

 

Se non ci si lascia trarre in inganno dal titolo, che sembrerebbe voler alludere a una poesia diafana e indulgente agli estetismi: si scoprirà che questo volume di Alberto Sbardella, psichiatra romano di 47 anni, è molto interessante, sia per la sua struttura che per le soluzioni stilistiche.  La struttura del libro infatti è stata ideata intorno a 14 nuclei tematici, che corrispondono a 14 poesie non molto lunghe (10 - 15 versi di norma), che vengono poi riprese e "rimacinate" per così dire, in serie variabili di haiku, dallo stile asciutto e castigato (così come in genere si presenta questa forma letteraria), puntuali e ben costruiti.  Forse è questa forma dell'haiku che è maggiormente congeniale al nostro autore (anche se il modo nel quale egli lo usa, come spiega Natale A. Rossi nella sua introduzione, non è quello canonico): qui infatti egli dimostra di lavorare accanitamente di lima, concentrando nei tre versi canonici di ogni composizione significati molto ricchi e densi, con maestria e accurate scelte lessicali, accostamenti arditi di significati, imprevedibilità e lampi di stile.

Non sono dunque versi fragili questi, anzi, rivelano una poetica molto attenta agli aspetti simbolici della realtà e del linguaggio, una poetica alla quale è cara la parola, la sua radice etimo-simbolica, tutto il portato dell'immaginario ma anche dell'inconscio che un particolare accostamento di vocaboli e di espressioni può esprimere.  E qui ovviamente si dirà che la professione che il poeta esercita, ossia la psichiatria, influenza lo stile: potrà anche essere così come ogni professione influenza un poco ogni scrittura, se non siamo scissi.  Ma non è questo il punto: la scrittura di Sbardella non ha a che fare con la psichiatria più di ogni altra scrittura: è la competenza linguistica che egli vuole esprimere e che esprime, da una parte, con un linguaggio che pur puntando alla precisione espressiva più levigata, trova la sua forza nell'allusione, nell'intuizione im-mediata, nella polisemia, nella densità simbolica e di senso, tale da stimolare il lettore stesso a prestare più alla forza delle parole e alla loro portata semantica.

 

 


 

Alberto Sbardella - Una poesia e otto haiku

 

  

 

 L'inverno sembra non passare mai


È il tempo
dove e quando al meglio
ci si nasconde nell'attesa.
Debbono ancora svelarsi
tutti i misteri celati
sotto la fitta coltre di neve.
Il primo sole
scioglie il disincanto
e tutto si appalesa
per ciò che realmente è.
 

 

 

Amo il freddo
fuori di me che trova
(l')anima calda.


Neve sui tetti.
Il passero non c'è più.
Sto aspettando.
 

 

Gelido cuore
invenzione dei fiocchi
su calda foglia.


Luna del freddo
disvela la tua luce
per te soltanto.

 

 

Nebbia presagio
di nuove stagioni che
prossime sono.


Pianto di pioggia
mentre sviene la neve
ghiaccio poi sarà.
 

 

Guardo: non vedo;
attraverso la nebbia
non c'è più nulla!


Sta nevicando
perché dio è svanito...
Gelida acqua.