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Notizia da François

 

 

 

 

François si presenta.  Gli abbiamo chiesto di mandarci delle notizie da diffondere sul sito, e ci è giunta questa E-Mail, che in ogni caso ci aiuta a inquadrare il contesto nel quale vive.  Dopo il testo (non curato, essendo un messaggio informale), abbiamo  preparato una traduzione.

Bonjour Mario,
J'ai eu quelques difficultes techniques avec internet qui ne m'ont paspermis de te faire ce mot avant. Comme tu me l'a demande je te met a continuation un recit de voyage qui decrit un petit peu les conditions de vie ici. Tu me diras si c'est ce que tu souhaitais.
J'ai été curé d'un petit village de campagne: Timusi. La bas dans une des communautés j'ai une pièce au toit de chaume. J'y vais pour recharger les batteries au moins trois fois par an. Il y a peu j'y suis allé.
Pour cela il me faut prendre la camion, un Volvo F12. Le départ a lieu dans un des quartiers les plus populaires de La Paz: "la cancha del tejar". Il y a une foule de petites gens de la campagne qui viennent prendre leur moyen de transport. Les camions sont en file indienne sur les cotés de la rue. Les gens montent leur colis. Il y a les chargeurs, des paysans aussi qui viennent la pour travailler comme chargeurs. Ils plient sous le poids qu'ils ont a porter, parfois leur propre poids sur leur dos. Les gens se font aider pour monter la charge dans les camions et puis se sont les gens qui s'entasse sur les sacs. A neuf heures du matin le camion commence sa randonnée. Avant de sortir de la ville il fera encore trois halte pour charger les sacs et les passagers. Tous le monde s'accommode comme il peut et se protégé du froid le mieux possible. Durant cent vingt kilomètres la rouet est goudronné. Au moment de commencer la piste le camion crève une roue. Il s'arrêtera dans une communauté un peu plus loin et pendant deux heures le chauffeur et son aide répareront la roue. Pendant ce temps les gens tue le temps et froid (il y a un vent épouvantable dans ce coin) comme ils peuvent. Puis ca repart. Il faut passer un col a 4600m d'altitude avant de plonger dans la vallée de Timusi. La route s'étrécit de plus en plus et les précipices sont de plus en lus profond. Le paysage est impressionnant de beauté et de grandeur. Il faut parfois attendre que les troupeaux de lamas et alpacas laissent la passage. A partir de Catuluni, la première communauté de la vallée le camion commence a s'arrêter pour décharger ses passagers.
Ce n'est qu'à huit heures du soir que nous abandonnerons le camion qui n'a pas pu monter une cote rendu glissante par la pluie. Il y a encore une heure et demie de marche a pied pour arriver a mon petit ermitage.
Ce que je viens de décrire ce sont les conditions de voyage des gens ici.
L'entassement dans des moyens de transport pour bétail (en Europe), onze heures de voyage pour faire 150 kms et il reste encore une heure ou plus de marche a pied. Hommes. Femmes enfants tous sont dans les mêmes conditions de froid et de manque total de confort. Cependant les gens sont cette fois ci tout content car on vient d'inaugurer un morceau de route qui permet d'enlever une de marche a pied. Pour faire ce bout de route les gens ont parfois travailler plus que le bulldozer avec pelles et pioches. C'est la civilisation qui avance...


Ciao Mario, ho avuto qualche difficoltà tecnica con Internet, che non mi ha permesso di inviarti queste righe prima.  Come mi hai chiesto, ti rendo partecipe del resoconto di un viaggio che descrive solo approssimativamente le condizioni di vita qui. 
Sono stato parroco di un piccolo villaggio di campagna: Timusi. Laggiù, in una delle comunità, ho ancora una capanna di fango di una sola stanza, con il tetto di paglia.  Ci vado per ricaricare le batterie almeno tre volte all'anno.  Ci sono stato da poco.

Per arrivare fin là, bisogna prendere il camion, un Volvo F12.  La partenza avviene in uno dei quartieri più popolari di La Paz, la cancha del tejar, "lo spiazzo della fornace".  C'è una folla di gente umile di campagna che viene a prendere il suo mezzo di trasporto.  I camion sono in fila indiana, ai bordi della strada.  La gente carica i suoi cartoni.  Ci sono dei facchini, anch'essi contadini, che vengono a lavorare qui come uomini di fatica. Si piegano sotto il carico, a volte più pesante di loro, che trasportano sulla schiena.  La gente si fa aiutare per caricare i bagagli nei camion e poi si ammassano a loro volta sui sacchi.  Alle nove del mattino il camion inizia a muoversi.
Prima di uscire dalla città dovrà fare ancora tre fermate per imbarcare sacchi e passeggeri.  Tutti si accomodano come possono e si proteggono dal freddo il meglio possibile. Per i primi 120 chilometri la carreggiata è asfaltata.  Al momento di iniziare la pista, il camion buca una ruota.  Si fermerà in una località un poco oltre e per due ore l'autista e il suo aiutante ripareranno la ruota.  Intanto la gente ammazza il tempo e il freddo (c'è un vento spaventoso da queste parti) come può.  Poi si riparte.  Bisogna valicare un passo a 4600 metri di altezza, prima di cominciare a scendere nella valle di Timusi.  La strada si fa sempre più stretta e i burroni sono sempre più profondi.  Il paesaggio impressiona per maestà e bellezza.  Occorre attendere a volte che i greggi di lama e alpaca concedano il passo.  Dopo Catuluni, la prima comunità della valle, il camion comincia a fermarsi per scaricare i passeggeri.

Soltanto alle otto di sera lasceremo il camion che non ha potuto risalire un costone reso viscido dalla pioggia.  C'è ancora un'ora e mezza di cammino a piedi per arrivare al mio piccolo

eremo.

 

Ciò che ho appena descritto, sono le condizioni di viaggio della gente di qui.  L'intruppamento  in mezzi più adatti al trasporto del bestiame (a questo scopo li utilizzano infatti in Europa), 11 ore di viaggio per 150 km e poi ancora un'ora e più di camminata.  Uomini, donne, bambini, sono tutti nelle stesse condizioni di freddo e mancanza totale di comodità. Eppure questa volta la gente è contenta, perché si è appena inaugurato un tratto di strada che consente di risparmiare un'ora di marcia.  Per costruire questo pezzo di strada le gente ha lavorato

a volte più dei bulldozer, con pale e picconi.  È la civiltà che avanza...

  

  

  

Nota complementare di Chiara Berlinzani

Nel cassone scoperto di un camion di quel tipo si stipano fino a un centinaio di persone, oltre ai capi di bestiame (pecore, polli, maiali), per un periodo minimo di 10-12 ore - nella rara eventualità che non si verifichino contrattempi. Lungo il tratto altiplanico, a 4200 metri di altitudine media, il freddo è intenso e le tempeste di vento e di neve non migliorano certo le già difficili condizioni del viaggio. I passeggeri più abbienti si proteggono avvolgendosi in teloni di plastica colorata, gli altri si accontentano del cappello andino in lana di alpaca. Tutti si dedicano all'akhulliña, termine aymara (akulliy in quechua) che indica la masticazione del bolo di foglie di coca impastato a un estrattore di alcaloide (di solito un anello di cenere), che li aiuta resistere al freddo, alla fame e alla stanchezza. Il camion percorre strade gravemente dissestate (anche quando di fatto sono asfaltate): buchi, voragini, affossamenti, dislivelli e pietre rendono estremamente difficoltoso il tragitto. Quando l'altitudine comincia a diminuire e il camion abborda la pista di fango che costeggia radente uno dei fianchi della Cordigliera, iniziano le piogge tropicali. Il camion passa fisicamente sotto a cascate andine che durante la stagione delle piogge investono i passeggeri con getti di inaudita violenza. Tutte le piste boliviane che collegano le alture dell'altipiano interandino con le valli subtropicali del paese (e che garantiscono gli approvvigionamenti di frutta, verdura, cacao, caffè, canna da zucchero e altri prodotti delle valli calde alla capitale) sono chiamate senza eufemismi carreteras de la muerte e sono considerate in assoluto le più pericolose del mondo (secondo una stima effettuata dal prestigioso editore americano Lonely Planet). Si tratta infatti di mulattiere di terra battuta e pietrisco, di una larghezza massima di tre metri, che si snodano a tornanti fiancheggiando da un lato le pareti rocciose delle montagne e dall'altro precipizi di 400-800 metri di profondità, sulle quali il senso di marcia è invertito: chi scende, deve tenere la sinistra e avanzare quindi a ridosso del baratro. Spessissimo, quando due camion procedenti in direzioni opposte si incrociano, quello che sale - e che non può fermarsi senza rischiare di scivolare all'indietro sul fondo vischioso - urta quello più esterno, che quindi precipita nel dirupo con tutto il suo carico di merci e passeggeri. Anche a causa della stanchezza, dell'imprudenza o dello stato di ebbrezza degli autisti, si verifica un incidente grave circa a settimana, con morti che si contano a dozzine e che spesso rimangono senza nome, essendo le operazioni di soccorso oltremodo complesse per via del particolarissimo rilievo (nonché della mancanza di mezzi idonei). Un'antica credenza locale vuole che i morti sulle strade riappaiano là dove sono spirati sotto le sembianze di un cane. Per questa ragione, file di randagi attendono ai bordi delle piste il passaggio dei camion, dal cui cassone scoperto i passeggeri gettano loro gli avanzi dell'ultimo frugale pranzo...

 

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