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Notizia da François
François si presenta. Gli abbiamo chiesto di mandarci delle notizie da diffondere sul sito, e ci è giunta questa E-Mail, che in ogni caso ci aiuta a inquadrare il contesto nel quale vive. Dopo il testo (non curato, essendo un messaggio informale), abbiamo preparato una traduzione.
Bonjour Mario, Ciao
Mario, ho avuto qualche difficoltà tecnica con Internet, che non mi ha permesso
di inviarti queste righe prima. Come mi hai chiesto, ti rendo partecipe
del resoconto di un viaggio che descrive solo approssimativamente le condizioni
di vita qui. Per
arrivare fin là, bisogna prendere il camion, un Volvo F12. La partenza
avviene in uno dei quartieri più popolari di La Paz, la cancha del tejar,
"lo spiazzo della fornace". C'è una folla di gente umile di
campagna che viene a prendere il suo mezzo di trasporto. I camion sono in
fila indiana, ai bordi della strada. La gente carica i suoi cartoni.
Ci sono dei facchini, anch'essi contadini, che vengono a lavorare qui come
uomini di fatica. Si piegano sotto il carico, a volte più pesante di loro, che
trasportano sulla schiena. La gente si fa aiutare per caricare i bagagli
nei camion e poi si ammassano a loro volta sui sacchi. Alle nove del
mattino il camion inizia a muoversi. eremo.
Ciò che ho appena descritto, sono le condizioni di viaggio della gente di qui. L'intruppamento in mezzi più adatti al trasporto del bestiame (a questo scopo li utilizzano infatti in Europa), 11 ore di viaggio per 150 km e poi ancora un'ora e più di camminata. Uomini, donne, bambini, sono tutti nelle stesse condizioni di freddo e mancanza totale di comodità. Eppure questa volta la gente è contenta, perché si è appena inaugurato un tratto di strada che consente di risparmiare un'ora di marcia. Per costruire questo pezzo di strada le gente ha lavorato a volte più dei bulldozer, con pale e picconi. È la civiltà che avanza...
Nota complementare di Chiara Berlinzani
Nel cassone scoperto di un camion di quel tipo si stipano fino a un centinaio di persone, oltre ai capi di bestiame (pecore, polli, maiali), per un periodo minimo di 10-12 ore - nella rara eventualità che non si verifichino contrattempi. Lungo il tratto altiplanico, a 4200 metri di altitudine media, il freddo è intenso e le tempeste di vento e di neve non migliorano certo le già difficili condizioni del viaggio. I passeggeri più abbienti si proteggono avvolgendosi in teloni di plastica colorata, gli altri si accontentano del cappello andino in lana di alpaca. Tutti si dedicano all'akhulliña, termine aymara (akulliy in quechua) che indica la masticazione del bolo di foglie di coca impastato a un estrattore di alcaloide (di solito un anello di cenere), che li aiuta resistere al freddo, alla fame e alla stanchezza. Il camion percorre strade gravemente dissestate (anche quando di fatto sono asfaltate): buchi, voragini, affossamenti, dislivelli e pietre rendono estremamente difficoltoso il tragitto. Quando l'altitudine comincia a diminuire e il camion abborda la pista di fango che costeggia radente uno dei fianchi della Cordigliera, iniziano le piogge tropicali. Il camion passa fisicamente sotto a cascate andine che durante la stagione delle piogge investono i passeggeri con getti di inaudita violenza. Tutte le piste boliviane che collegano le alture dell'altipiano interandino con le valli subtropicali del paese (e che garantiscono gli approvvigionamenti di frutta, verdura, cacao, caffè, canna da zucchero e altri prodotti delle valli calde alla capitale) sono chiamate senza eufemismi carreteras de la muerte e sono considerate in assoluto le più pericolose del mondo (secondo una stima effettuata dal prestigioso editore americano Lonely Planet). Si tratta infatti di mulattiere di terra battuta e pietrisco, di una larghezza massima di tre metri, che si snodano a tornanti fiancheggiando da un lato le pareti rocciose delle montagne e dall'altro precipizi di 400-800 metri di profondità, sulle quali il senso di marcia è invertito: chi scende, deve tenere la sinistra e avanzare quindi a ridosso del baratro. Spessissimo, quando due camion procedenti in direzioni opposte si incrociano, quello che sale - e che non può fermarsi senza rischiare di scivolare all'indietro sul fondo vischioso - urta quello più esterno, che quindi precipita nel dirupo con tutto il suo carico di merci e passeggeri. Anche a causa della stanchezza, dell'imprudenza o dello stato di ebbrezza degli autisti, si verifica un incidente grave circa a settimana, con morti che si contano a dozzine e che spesso rimangono senza nome, essendo le operazioni di soccorso oltremodo complesse per via del particolarissimo rilievo (nonché della mancanza di mezzi idonei). Un'antica credenza locale vuole che i morti sulle strade riappaiano là dove sono spirati sotto le sembianze di un cane. Per questa ragione, file di randagi attendono ai bordi delle piste il passaggio dei camion, dal cui cassone scoperto i passeggeri gettano loro gli avanzi dell'ultimo frugale pranzo...
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