04.04.2013   

 

 

Gianmario Lucini - Quattro poesie per i luoghi

 

 

Anche oggi un pedaggio.  Immobile

la melma dell’acqua riluce.

Bella gente insidia campi e calli, compra

orribili oggetti, lustrini

e nella sera infine

tutta italiana si cheta.

 

Planava stamani il gabbiano

verso Marghera

lanciava orrendo un richiamo e poi

emerse lei,

perfezione ogivale

dalla serica coltre del dio del  mare.

 

                                    (1984)

 

 

*

                        A Luigi Ciotti e gli amici di "Libera".

 

Arrivammo  dalla notte alle spiagge gialle

e verdi d’alghe nel primo

sole, a Bari

sorprendemmo vociando il lungomare, il sonno dei lampioni

e il grande prato circondato da cubi-palazzi

rossi e azzurri: Bari,

la madre, ci ristorò con dolci e cappuccini

mentre giungevano ragazzi e bandiere

e voci e danze improvvisate

perché fu come una festa nelle braccia

aperte di Bari. Poi

iniziò la recita dei nomi

ed ad ogni nome una storia di sangue;

ad ogni nome un colore su cartelli

e striscioni nella pancia colorata del corteo. Più avanti

stupiva il moletto delle barche e il mare

sorrise. Luigi

gridava dal palco la sua indignazione,

la folla applaudì, fu come

se davvero da allora in poi

tutto dovesse cambiare.

 

                        Bari, 21 marzo 2008 (manifestazione di Libera)

 

*

 

É un sentimento scuro come il mare

a tendere la vela, questa sera

un lasciare per trovare varcando

sponde da attracco ad attracco

da luce in luce sospeso nell’ombra

che sciaborda al pensiero che la fende.

 

Ho lasciato me a Civitavecchia

sospeso nelle luci del molo

a Olbia mi attendo domattina

con la diversa esistenza di sempre

ma sul mare è parentesi di grazia

sostare sull’abisso

ascoltando il respiro

dell’eterno.

 

                        (2009)

 

 

Mi manca il fiato a Genova

mentre m’arrampico su per le colline

rintuzzato dal flusso del traffico

che mi guida come una foglia alla deriva

d’un ruscello di montagna. Genova

nel suo azzurro divino è impossibile,

non mi dà tregua e respinge in un dedalo

di strade che mi strozzano, rapina

il mio tempo e la speranza

di ritrovare il ritmo dell’umano.

 

                         (2012)

 

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