20.04.2013   

 

 

 

Io accuso,  di Gianmario Lucini

 

Io accuso

 

-                     il Partito delle Cinque Stelle per aver preteso di candidare alla carica di Presidente della Repubblica, persone che neppure lo sapevano, con una prassi consultiva inventata e fantasiosa, senza discutere con nessuno l’opportunità del metodo adottato né la pertinenza degli strumenti e la loro coerenza rispetto all’obiettivo. La democrazia è trasparenza (e non soltanto, ma anche competenza).

-                     il capo del suddetto P5S, sordo a qualsiasi tentativo di dialogo, in cui unico scopo è stato fare i giochini e gli sgambetti da scolaretto mentre l’Italia sta andando alla malora. La democrazia è responsabilità, non una play-station.

-                     ancora il suddetto, per aver con ostinazione evitato il confronto con gli altri eletti e rappresentanti del Popolo, ingiuriandoli e sbeffeggiandoli, salvo poi avere la pretesa che costoro accogliessero le sue proposte come una verità metafisica e indiscutibile perché sancita da qualche migliaio di votanti. La democrazia è rispetto per l’avversario e confronto, non è lo slogan che recita: “chi non è con me è contro di me”.

-                     ancora il suddetto, perché teorizza come nuovo modello di democrazia il cosiddetto web, che è di gran lunga lo strumento che offre le più scadenti garanzie di democraticità (come peraltro è stato ampiamente dimostrato in questa occasione), almeno in questa fase storica e tenuto conto del gradi di informatizzazione delgi italiani e della loro pratica nell’usare correttamente l’informatica e nel difendersi dai messaggi subliminali che essa nasconde. Le regole si cambiano trovando un accordo con l’avversario, non con i colpi di mano e neppure con la fantapolitica.

-                     Stefano Rodotà, che è caduto nella grossolana trappola di coloro che vogliono agire dettando regole che non sono sancite da Leggi e Costituzione (l’elezione del Capo dello Stato avviene, per legge, sulla scorta di una proposta che scaturisce da una contrattazione interna ai partiti e non da 10.000 webcogitantes che si divertono al PC). Esiste democrazia soltanto se ci sono regole condivise, non le regole di chi sbraita di più.

-                     La destra italiana, che non è capace di presentare di sé un volto pulito da ogni equivoco e un pensiero coerente con il bene di tutto il Paese. La democrazia è il vantaggio di tutti e non di pochi più uguali degli altri.

-                     la destra italiana, che ha manovrato proponendosi come forza di governo, dopo il disastro economico imputabile alla sua mancanza di iniziative e al suo altissimo grado di litigiosità interna. La democrazia è alternanza, non ammucchiata.

-                     La sinistra del PD per aver dato prova di una impressionante mancanza di cultura, sostituendola con il traccheggio, il tatticismo, il navigare a vista. La democrazia è limpidezza di linea e comportamenti e non una manovra per vincere a tutti i costi.

-                     i franchi tiratori del PD, perché hanno preferito dare ascolto alla grancassa massmediatica e non alla Costituzione che prevede prassi e passaggi non riconoscibili nel metodo, pur da altri proposto, che essi hanno appoggiato. La democrazia è coerenza, non calcolo opportunistico.

-                     Il Centro, perché proponendosi come ago della bilancia, in realtà invoca il cambiamento perché nulla cambi realmente. La democrazia è dire la verità, non far finta di dirla.

-                     gli italiani tutti, perché si comportano come una folla e non come un popolo. La folla non è mai democratica, specialmente quando vuol marciare su Roma.

      -           me stesso, perché ancora mi cruccio per questa democrazia da Bar Sport.

 

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