02.04.2013   

 

 

Gianmario Lucini, Quel tal dispetto alla moglie...

 

Beppe Grillo è da tempo immemore uno dei comici che preferisco. La sua comicità poggia sul paradosso, sul corto-circuito della razionalità, causando una risata di pancia, liberatoria, perché improvvisamente si capisce che Grillo mette in evidenza, nel suo sberleffo, un controsenso che in qualche modo si avvertiva già da prima, ma sul quale non si aveva mai riflettuto. Grillo ha la grande capacità di coniugare in un unico nodo di comicità, elementi della fantasia, della realtà, della ricerca tecnologica, della morale, di una conoscenza del mondo che ci viene nascosta dai media di massa. Mille cose in una sola battuta, una capacità di sintesi davvero notevole, che lascia intendere un'intelligenza acuta, uno sguardo attento, un allenamento a riconoscere i controsensi, i paradossi, a cogliere le dissonanze cognitive. Ma tutto questo avviene in un contesto, che è quello dello spettacolo e, benché sia il contesto più amato dall'italiano medio, non deve essere confuso con la realtà. La realtà infatti comprende anche quelli che in un contesto del genere sono fuori, dimenticati per un paio d'ore, ma ci sono, eccome se ci sono...

Beppe Grillo è anche uno dei politici che più detesto, perché l'idea di futuro che mostra di avere nella sua mente è quanto di peggio possa augurarmi ed augurare ad altri. La sua parabola ascendente è iniziata col martirio, ai tempi di Craxi, a causa di quella famosa battuta sui socialisti. Volato Craxi in Algeria, per qualche anno non cambiò nulla per il nostro comico, forse fin quando non ci si accorse che un certo Benigni le sparava più grosse di Grillo, ma lo faceva con quel candore da bambino che bisognava essere proprio dei brutaloni per punirlo. Eppure accadde che personaggi pacati ma con la schiena dritta, come Enzo Biagi, in quegli anni, fossero defenestrati dalla televisione senza tanti complimenti, con qualche mugugno della sinistra ma niente di concreto. Evidentemente perché quelli, sì, facevano paura, perché facevano cultura. Il potere teme una cosa soltanto: la critica. Per questo Grillo non fa paura ed è stato sottovalutato. Alla nuova filosofia del potere infatti, un po' meno paranoica di quella craxiana e molto più pragmatica, interessava la sostanza delle cose e, in quest'ottica giustamente prendeva la satira di Grillo per quello che era, quella di Benigni per quello che era e le verità scomode di Biagi, per cannonate e non per lancio di fiori. L'Italia è un Paese quasi impresentabile, che in vent'anni di non-senso è stato abituato a considerare la verità qualcosa di scomodo o qualcosa di cui l'italiano medio non deve occuparsi o comunque qualcosa di irrilevante, a meno che non dia fastidio. La fine di Biagi in un Paese democratico avrebbe procurato non poche grane e dissapori anche all'interno della stessa parte politica a lui avversa, perché la libertà di stampa e di opinione è limitata soltanto dall'obbligo di dimostrare quanto si afferma e non dal concetto di lesa maestà. Il Re nudo, In Italia, invece, solleva troppi trepidi pudori da beghina e quando l'innocenza lo dice, viene espulsa dalla sala del trono.

Grillo ha capito tutto questo, ha valutato con abilità e precisione l'area di ambiguità che sta fra satira e verità e ha iniziato a dire molte verità camuffandole con la satira. Ma intanto la verità passava. Il problema è che passava senza critica, il buono col meno buono, il paradosso che camuffava altri paradossi. Magari certe affermazioni potevano essere poco condivisibili, sulla scorta di valutazioni diverse degli stessi fenomeni, ma in sostanza Grillo non ha mai cercato, allora, il mascheramento e l'ambiguità, né lo stravolgimento della realtà con strani giochi di prestigio parolaio, come fa, oltre alla politica, la nostra stampa nostrana e come sta facendo egli stesso, per molti aspetti, da quando ha deciso di dedicarsi alla politica attiva. Probabilmente la politica contagia e ri-socializza.

Io credo che il proposito di dire il vero, sia scambiata da Grillo con la convinzione che ogni cosa che egli afferma sia di conseguenza anche vera. Credo che egli è portato a considerare ciò che è difforme da quanto egli dice, come espressione di una malafede incancrenita che indurrebbe l'avversario a dire il falso anche quando è convinto di dire il vero. La sua totale mancanza di fiducia se non in se stesso (o forse neppure in se stesso), lo porta ad escludere che un qualsiasi Governo, se non quello da lui presieduto, possa produrre qualcosa di buono. Grillo non immagina in questo momento di poter collaborare con qualcuno e, se potesse, farebbe tutto lui senza nessun deputato o senatore del suo partito. Ha provato a defenestrare i dieci senatori che hanno votato Vincenzo Grasso alla presidenza del Senato, ma poi ci ha ripensato e io non credo su pressione dei suoi stessi sostenitori, ma piuttosto per salvaguardarsi dal pericolo di fare i conti con una dozzina di Senatori espulsi, che probabilmente avrebbero poi sostenuto il nuovo Governo.

Nel momento in cui scrivo la situazione è gravissima e tutto dipende dal rifiuto di Grillo, il quale pretende da Napolitano l'incarico di formare il nuovo Governo. Se infatti così fosse e la sinistra lo appoggiasse, egli sarebbe il primo Capo del Governo che viene direttamente dalla società civile (da lui così detta, certo impropriamente e con non poche pretese) e potrebbe dimostrare, se il Governo fosse un buon Governo, che i partiti in realtà non sono necessari. Se invece al primo provvedimento assurdo la sinistra ritirasse il suo appoggio e il suo Governo andasse in minoranza, egli avrebbe buon gioco a denunciare il complotto dei partiti contro la società civile, il colpo di coda della mala e corrotta politica che cerca di ristabilire il primato perduto. Grillo forse non vuole neppure andare al Governo ora, perché non ha i numeri. Il suo disegno è simile a quello di tutti i poteri totalitari: essere il solo e fare quello che vuole. Vuole solo costringere la destra e la sinistra a un matrimonio assurdo che ci rammenta certi film sul nazismo (prima si sposano e poi si avvelenano) e che peraltro sarebbe anche possibile, per il bene comune, se la destra non fosse proprietà dell'uomo forse più estremista d'Italia, il più indagato per reati che vanno dalla concussione alla pedofilia. Non ci si può presentare al mondo con un simile compromesso, già abortito sul nascere. Immagino la reazione dei mercati... Grillo vuole questo matrimonio per dimostrare che lui l'ha sempre saputo che "loro" si mettono insieme perché ce l'hanno con lui (la profezia che si auto-determina, insomma, tipica del ragionamento paranoide ma non di quello politico).

A Grillo non importa, in realtà, di iniziare una parvenza di vero cambiamento (perché il cambiamento vero sarebbe altra cosa, a mio avviso, e dovrebbe interessare prima di tutto la cultura e in seconda battuta anche la politica ed ogni altro ambito) ma importa invece completare il processo di distruzione dei partiti, che già da molti anni essi stanno autonomamente portando avanti. Si illude di essere quello che darà il colpo di grazia al sistema, per ridurlo a tabula rasa, sulla quale edificare non si sa bene che cosa (neppure lui lo sa, ne sono convinto). A me il sistema attuale non piace: è iniquo, è dissipatore di risorse, è basato sulla corruzione e la prepotenza, ma il vuoto della tabula rasa fa più orrore. Preferirei vivere in una dittatura fascista, almeno so contro chi devo combattere e che cosa possa e debba fare, o tanto o poco. Ma nell'orizzonte dello sfascio e delle macerie, accadrà sicuramente qualcosa di molto peggio del fascismo e questa volta l'Europa non potrà aiutarci, perché andrà in crisi pure lei, perché l'Italia andrà allo sfascio politico ed economico.

Grillo si illude che si possa ritornare a votare e superare con un'altra campagna elettorale il quorum che gli consentirebbe di governare da solo: questo il suo obiettivo totalitarista, peraltro più volte dichiarato. Io credo invece che questa convinzione pecchi vistosamente di miopia per due ragioni: a) non sarà il suo movimento a vincere le elezioni, se dovessimo tornare al voto, perché vincerebbe sicuramente la destra e b) non ci saranno prossime elezioni perché la crisi italiana farebbe esplodere la crisi in Europa e, a domino, una pesantissima crisi economica mondiale. I nuovi padroni sarebbero la finanza, i mercati e le mafie, che prima o poi controllerebbero i primi due. Ma d'altra parte lo sono già da molto tempo e pare che soltanto Grillo non se ne sia accorto.

Grillo si comporta dunque come quel marito sciocco che vuole fare quel tal dispetto alla moglie, nel modo che tutti sappiamo.

 

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