02.04.2013   

 

 

 

Nota di Enzo Favaron ad  Alessandro Assiri, In tempi ormai vicini, CFR, 2013

 

 

All'inizio di “In tempi ormai vicini” c'è una citazione di Antonio Delfini che da sola vale l'acquisto della plaquette. Poi, come è capitato allo scrivente, è venuta spontanea la domanda: cos'hanno in comune A. Assiri e A. Delfini? In primis, e non secondariamente, un'appartenenza regionale che li accomuna e certifica una certa identità ben precisa: l'uno è originario di Bologna e l'altro di Modena. Tuttavia il dato a cui ricondurre la loro scrittura è sicuramente un'identica propensione a inventare la realtà. Sì, anche ricorrendo a un processo di ricostruzione memoriale il quale, per quanto calato in profondità, risulta insufficiente a recuperare la totalità dell'oggetto messo a fuoco. Dico inoltre che sarebbe interessante proseguire con la disamina dei punti di contatto esistenti tra A. Assiri e A. Delfini, ma qui mi fermo.

Preme allo scrivente, infatti, tornare alle cose successe (diciamo: dalla fine degli anni '60 alla fine degli anni '70) a cui allude “In tempi ormai vicini”. Ripensandoci, dunque, riaffiora alla memoria il volto di Pietro Valpreda e, poi, la cronaca di quei primi momenti successivi all'attentato avvenuto nella Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano. Ebbene: come si poteva credere che un elegante e dinoccolato ballerino fosse il responsabile di una strage in cui perirono 17 persone? Eppure è quello che ci è stato raccontato per anni. E tuttora i veri responsabili sono ignoti. E lo stesso si potrebbe dire delle stragi di Piazza della Loggia e di quella compiuta alla stazione ferroviaria di Bologna. Già, proprio così: nelle mie orecchie risuona ancora un indignato “assassini” gridato da una coppia di turisti inglesi mentre ero in attesa di un treno alla stazione ferroviaria di Desenzano del Garda.

Riporto ciò per sottolineare che la plaquette di A. Assiri va letta nel solco di una sentita e ancora presente commozione per le vittime di una stagione con la quale in Italia non si sono ancora fatti compiutamente i conti. E vengo al punto accennato all'inizio, ovvero a quell'inventare la realtà che costituisce la condizione nessaria per cercare di ristabilire un minimo di verità storica e contrapporla alle falsità, agli intrecci oscuri e ai colpevoli silenzi che non hanno mai smesso di minare la dignità di un intero paese e le sue stesse fondamenta. La posizione del poeta è invece chiara ed è subordinata “a un priori” morale che è come una specie di gong per la coscienza, un rimbombo che la fa essere desta e pronta a cogliere: “Il sostegno scucito dal gorgoglio dei morti”.

Ecco, l'invito è a leggere “In tempi ormai vicini” avendo come sfondo le tensioni di una società civile che si voleva intimidire e governare subdolamente ordendo fatti che nascevano anche all'interno delle istituzioni pubbliche e i cui fantasmi aleggiano ancora impuniti a distanza di anni.

Cambiando registro, si vuole altresì notare che la plaquette è tuttavia percorsa da versi teneri e che, in qualche misura, cercano di riconciliare e ammorbidire il peso di chi è stato attore e, in pari tempo, spettatore di certe esperienze, come quando si legge: si parlava così in fretta di pericoli e stagioni/ si confondeva amore con incontrarsi qualche volta/ il nostro immaginario che non controllava il movimento/ così che ogni richiamo ci sembrava un cambiamento.

 

 

 

 

 

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