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Il gruppo '63 |
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Il Gruppo
63 deve la sua nascita all’interessamento della rivista Il Verri ">
Il gruppo
'63
Il Gruppo
63 deve la sua nascita all’interessamento della rivista Il Verri , diretta
da Luciano Anceschi, che ebbe il merito di pubblicare, nel 1961, I
Novissimi. Poesia per gli anni ’60, che raccoglieva i testi di cinque
poeti, Alfredo Giuliani, curatore dello stesso progetto, Elio Pagliarani,
Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini e Antonio Porta. Questo primo passo
portò, poi, con un convegno tenutosi a Palermo dal 3 all’8 ottobre 1963,
alla costituzione del vero e proprio gruppo d’avanguardia, il Gruppo 63
appunto (dal 1967 al 1969 il gruppo di scrittori ebbe occasione di
lavorare assieme nella rivista mensile Quindici, chiusa poi per dissenso
tra i redattori), per poi continuare, una volta scioltosi il gruppo,
individualmente la loro esperienza creativa.
A
differenza di gran parte dei gruppi delle avanguardie storiche, il Gruppo
63 ebbe il limite di non porsi obiettivi omogenei e definiti. La giovane
generazione di scrittori era solidale più nel rifiuto del panorama
culturale presente che in una elaborazione in positivo di nuovi progetti.
Ciò che
in questa sede ci interesse maggiormente è il carattere eversivo,
dissacratorio dei loro versi, il loro porsi in aperta contraddizione e
lotta con la tradizione poetica simbolista e ermetica che aveva dominato
la prima metà del secolo. Ecco un testo di Sanguineti, tratto da
Erotopaegnia: «in te dormiva come un fibroma asciutto, come una magra
tenia, un sogno; / ora pesta la ghiaia, ora scuote la propria ombra; ora
stride, / deglutisce, orina, avendo atteso da sempre il gusto / della
camomilla, la temperatura della lepre, il rumore della grandine, / la
forma del tetto, il colore della paglia: / senza rimedio il tempo/ si è
rivolto verso i suoi giorni; la terra offre immagini confuse; / saprà
riconoscere la capra, il contadino, il cannone? / non queste forbici
veramente sperava, non questa pera, / quando tremava in quel tuo sacco di
membrane opache».
O ancora
Elio Pagliarani, in questo testo tratto da Inventario Privato: «Sotto la
torre, al parco, di domenica, / con pacata follia, per ore e ore/ immobile
a guardarti. Avevo gli occhi/ gonfi, e il sesso, e il cuore./ Infastidita
/ i tuoi polsi snervati dalla mia / estasi, “lasciami” hai detto, di
fuggirti/ mi hai consigliato. Sono egoista e/ lo spirito umano ha più
bisogno di piombo, che di ali».
Per
concludere con Antonio Porta e un suo testo tratto da Week-End:«i piedi
affondano nella terra molle/ i piedi si dimenticano dentro la terra molle/
smemorato si allontana con le stampelle di legno/ le gambe cedono a una
svolta del sottobosco/ qui il suolo rifiorisce tutto a tappeto/ c’è una
testa appoggiata al davanzale / una lingua si sporge per sete/ stracolmo
di inganni/ paese di Primavera/ ricordate».
Una
poesia, quindi, quella degli autori del Gruppo 63 che dialoga con i
cambiamenti epocali che hanno avvolto l’Italia nel secondo dopoguerra (il
boom economico che muta l’immaginario collettivo), ma che si muove anche
su tematiche più comuni, come quella amorosa, svuotandola però
dall’interno, mutandone le forme, sventrando i comuni sentori metrico
stilistici. Una esperienza da cui non si può assolutamente prescindere,
per avere una corretta percezione della poesia del ‘900
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