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Mariangela Gualtieri piccolo immenso corpo poetico |
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Come non amare la scrittura di Mariangela
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Mariangela
Gualtieri
piccolo immenso corpo poetico
Come non amare la scrittura di Mariangela
Gualtieri, la registrazione rapsodica e, a tratti, delirante, della sua
emotività tagliente, del suo flusso emotivo corrosivo, della sua coscienza
pura, verginale, volta a cogliere le limpide corrispondenze tra l’essenza
dei suoi stati d’animo e il mondo che attorno le si agita.
L’ interesse, poi, si accresce se si
considera la destinazione teatrale delle sue costruzioni in versi: gli
spettacoli del Teatro della Valdoca, fondato dalla stessa Gualtieri,
insieme a Cesare Ronconi, nel 1983, sono frutto dell’agitarsi perpetuo
della creatività visionaria e dirompente della scrittrice di Cesena, le
costruzioni delle scene e le azioni degli attori acquistano sostanza
grazie la parola sorgiva e istintiva della stessa.
è
uscito, in questo 2003, per Einaudi, una raccolta di versi ,
Fuoco Centrale ( e altre poesie per il teatro), curata dalla
stessa autrice, dalla quale parto per poter cogliere gli elementi di
profonda originalità del suo poetare.
Consideriamo questo testo :
…
Io parlo all’amore. Lo scortico
dall’incrosto
nel sogno e ne faccio musica storta
ne faccio delicato vento che solleva o
dondola
e impollina al cuore. Alla scomposta
mente, impollina l’occhio con l’occhio
l’occhio con l’animale e viene il bello
che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.
…
Ciò che emerge, nei
versi della Gualtieri, è un totale salto in avanti rispetto ad una
concezione della poesia ben ordinata nel suo pacchetto metrico e
stilistico e un assoluto lasciarsi andare della parola che diviene
strumento profondo di analisi, potente meccanismo terapeutico, straziante
e sublime terreno sul quale poter spargere i semi dello stato sorgivo del
proprio essere:
…
Io sono spaccata, io sono nel passato
prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa,
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io
appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so
dire,
io appartengo all’essere, all’essere e
non lo so dire
…
Questa analisi senza veli del proprio Io
diviene martellante, ossessiva, a tratti nauseante, ma mai stancante,
ponendoci di fronte a partiture in versi che raggiungono livelli di
lirismo
indiscutibili:
…
Io non so se l’amore sia una guerra o una
tregua, non so se l’abbandono d’amore
sia una legge che la vita cuce fino al
ricamo finale. Io non so
che farmene di questi amici che premono,
non so che farmene oggi di questo oggi
e me lo ciondolo fra le dita perplesse,
non so parlare quello che
è sentito nel profondo me, non so
parlarlo
quell’essere qui presente fra le vite
degli
altri.
…
o ancora:
…
Io non so se la solitudine, se quello
strazio chiamato solitudine, se quell’andare
via dei corpi cari, se quel restare soli
dei vivi, io non so se quel lamento della
solitudine, se quel portarci via le facce
se quel loro sparire
di facce che avevamo dentro il respiro,
non so
se il dono sia questo portarci via le
carezze, questa stacciatura.
è poco il poco che so e di questo
poco io chiedo perdono. Io chiedo
perdono per quello che so, perdono io
chiedo
per tutto quello che so.
Quella della Gualtieri è
una poesia volta alla continua ricerca interiore, dove i presupposti di un
approccio formale al testo vengono sfibrati e allentati per supportare la
sensibile logica di una esasperata profondità dell’essere.
In quest’azione viscerale, che sfocia, poi,
nella composizione del testo poetico, la Gualtieri è profondamente vicina
ad Amelia Rosselli, poetessa dell’anima in fiamme e del cuore in sangue.
Infatti, scrive la poetessa di Cesena: «Per devozione, per troppa
passione, ho rubato qualcosa ad Amelia Rosselli, me la sono tenuta in
braccio, a volte, mentre scrivevo».
L’oltre, il valore aggiunto della scrittura
di Mariangela Gualtieri va ricercato nella resa teatrale dei suoi testi.
In questo l’armonia d’intenti con Cesare Ronconi è fondamentale.
È come se l’approccio informale della sua
scrittura, l’action writing che la sostiene, trovasse la sua
compiutezza nella struttura che la regia di Ronconi riesce a dare,
rendendo, di conseguenza, il Teatro della Valdoca una delle compagnie più
affascinanti e stimolanti presenti nel nostro Paese. |