|
Andrea Zanzotto e la ricerca di un linguaggio autentico in poesia |
||
|
La poesia di Zanzotto ha come tema
ricorrente il linguaggio">
Andrea Zanzotto
e la ricerca di un linguaggio
autentico in poesia
La poesia di Zanzotto ha come tema
ricorrente il linguaggio, Mettere in discussione la capacità di reale e
autentica significazione del linguaggio pone inquietanti interrogativi non
solo circa la comunicazione delle esperienze individuali, ma anche
riguardo al senso stesso dell’esperienza e alla conoscibilità del mondo.
Zanzotto a più riprese
si pone il terribile interrogativo se il mondo esista davvero, se tutta
l’esperienza esistenziale non si riduca a puro stato allucinatorio, a pura
vita psichica soggettiva.
In termini di
problematica linguistica i significati paiono a Zanzotto scivolare
perpetuamente sotto i significanti. Si consideri Sì, ancora la neve
tratta da Beltà:
Holderlin: “siamo un
segno senza significato”:
ma dove le due serie
entrano in contatto?
Ma è vero? E che ne
sarà di noi?
E tu? Perché tu?
E che si dice là
nella vita?
E che messaggi ha la
fonte di messaggi?
Ed esiste la fonte,
o non sono
Che
io-tu-questi-quaggiù
Questi cloffete
clocchete ch ch
Più che
incomunicante scomunicato tutti scomunicati?
A differenza dei poeti dell’avanguardia che
della mimesi del caos del mondo moderno fanno oggetto pressoché unico
della propria poesia, Zanzotto si impegna nella ricerca di un linguaggio
autentico, è mosso da una forte tensione dal non significato al
significato, dal caos all’ordine, dall’inconoscibilità del mondo alla
conoscibilità, anche se deve registrare più scacchi che positive
conquiste. Ma quel che vale è proprio questa tensione, questo principio di
resistenza alla disgregazione e all’ottenebramento che sembra tutto
involgere e coinvolgere. La poesia ha allora una funzione del tutto
particolare di investigazione del caos, del labirinto e di ricerca dei
possibili barlumi di significato che consentono l’auspicata inversione di
tendenza.
L’esordio come poeta
avviene nel 1950 con la raccolta Dietro il paesaggio. Seguono, fra
le principali opere, Vocativo (1957), IX Ecloghe (1962),
La Beltà (1968), Pasque (1973), Filò (1976), e la
trilogia composta da Il Galateo in bosco (1978), Fosfeni
(1983) e Idioma (1986). Del 1964 è un volume di prose,
Sull’altopiano.
|