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Giovanni Bottaro
AD UN CAPEZZALE
O, invece, l’immagine della morte che sempre ci minaccia legata a un nulla? Giuseppe Ungaretti
I tuoi occhi sul tuo respiro smorzato tu vivi, sì vivi, ma dove?
non decodifico il tuo vagito - quasi infantile – svanito sotto l’onda della canizie
avessero fiato le tue pupille sulle guance smagrite: il tuo tempo ha smarrito le parole del vento, né odo voce di grillo o di cicala nel passaggio di fronte all’incognito al trapasso al mutarsi già scritto del tuo attimo lungo infinito
ho bisogno di suoni ti tendo l’orecchio, invano: non parli, impietrita m’osservi che dici? Sono qui come te, solo!
vaga la testa bianca – tua di donna – sul guanciale imperlato gli anni abbarbicati alle ossa smussate rapprendono un sudore gelato
io qui sono e non sono sì vicino, ma inutile
volatile è l’ora serale
la notte sconosciuta-assonnata
aghi le stelle
il vorticare sanguigno della zanzara ti lascia impassibile
giaci sul fianco immobile gli occhi a cercare le sfere ambigue del sogno e del mistero
sondo continuamente i tuoi occhi spazio angusto e profondo
esce dal lenzuolo la tua mano l’indice m’indica un punto fisso quasi trasparente, immobile tanto lontano
e gli occhi specchi della mia ansia corde tese all’Irrangiugibile: pulsa per ora il mio cuore
ma scemano scemano come per te i miei battiti
A Cisanello, Ospedale, 15 agosto 2000
DAL NUOVO MONDO
Abituati a una vita meno piena e manchevole di calore e di luce, mi dico, tieni a bada l'amarezza. (Mario Luzi)
Suoni - senza vibrazioni -
Nell'albeggiare assorto - accarezzato dal salino d'onde - soltanto un balbettio brumoso verde
Di là dall'immediato non aleggia refolo e il pendolo sospende il respiro: tempo statico sulla spiaggia inerte nell'istante brevissimo della mia preghiera
Schiume vezzeggiano spiagge infinite:
non punte di conchiglia né alga né sassi aguzzi - per un piede nudo - verso Oriente l'Origine là dove - scolorando cortine incenerite - un tratto s'arrossa indecifrabile
Sul mare un remo barcolla
un flutto s'infiltra tra scogli e torna incolume tra le braccia materne
Nella brezza s'avvita una piuma
un'ala s'appoggia a un fuscello che oscilla quindi ristagna
accennando all'impazzito dondolare dei metronomi
Ora
becchetta un passero carpendo semi alla Terra
un maroso s'allunga e una nassa raggiunge il largo
Vorrei un libro Una penna d'oca da intingere La fronte aggrinzita Una vanga e l'humus saggia
Non aghi di luce pubblicitarie non luccicanti-vocianti schermi
Vorrei
una mano callosa - tra le mie - di un fratello-compagno
con lui alzare una zolla
E
inesausti calcare la linea di porpora oltre l'Orizzonte e la Storia
col una sola Legge quella che viene a noi da una stella.
A Pisa, San Cataldo, 21 gennaio 2002
QUANDO DI SERA (in estate, a Marina di Pisa)
Quando di sera
- sul rosso/azzurro del mare svirgolano correnti distratte s’affratellano spirali moleste e l’acqua riversa fitte di spuma sul mio Essere –
un’onda sobbalza leggera
un’altra rivolge – in preghiera - pupille al Cielo che – indifferente – tra cirri svapora
declina il respiro di sera arrivo stremato a quest’ora come brezza mi vesto di vele
vagabondo il mare assottiglia spiagge di sera affonda docile il piede in sabbie madide
sotto un’arcata grigia il mio corpo teme e freme nella risacca sono un pesce uncinato dall’amo vivo per un ultimo guizzo
Ascolto – alla sera – remote campane
S’abbuia, non posso attardarmi!
E’ la fine. M’avvolge violetta una nube…
11 settembre 2002
Giovanni Bottaro abita a Pisa.
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