Clelia Ambrosino

  

  

  

  

Sogni smagliati

 

Come l’esile stelo di genziana

si culla ondeggiando al foehn

e sembra spezzarsi a ogni lieve fremito

ma testardamente ritorna dritto e altezzoso

alto tra i petali gialli di arnica

saldo sulle sue radici e statuario nella terra calcarea…

 

Come un debole rivo

scorre irrefrenabile contenuto tra sponde erbacee

verso siti pianeggianti e boschi ombrosi

e in caduta libera si riempie infinitamente

sino a colmare l’alveo di fresca acqua cristallina….

  

Come il lento volteggiare di un gabbiano

porta con sé sapori di mari e notti stellate

e dall’alto scruta incessantemente

l’infrangersi dell’onda con spumeggianti acrobazie

pronto a scattare notando l’argentea preda…

  

Così l’animo mio,

forte e deciso, irrefrenabile e impetuoso, paziente e ambizioso

cerca invano sicure risposte

girando tra voci straniere

riposando all’ombra di culture diverse

respirando l’aria di profumi e sapori sconosciuti…

  

Ma il cuore…

nostalgicamente pensa alla sabbia umida e scura della battigia

alla roccia di tufo baciata dal mare

al verde lussureggiante delle limme in fiore

alle note di un mandolino scordato…

  

Il cuore….il cuore continua incessantemente a battere

sognando una manciata di case colorate

prese tra le dita e lasciate cadere sullo scoglio,

abbandonate per una irrefrenabile e giovane voglia di evadere…

Oggi torno a te, isola e musa,

per rifugiarmi nei tuoi giardini assolati

e guardare teneramente il breve volo di una cavalletta…

  

  

Ricordo d’autore

  

Odore di terra bagnata

di muschio e di felci nascoste…

Un esercito di castagni rigorosamente allineati

ricopre la valle isolata…

Chiome fluttuanti al fresco vento d’ottobre

schizzi di un ennesimo incantesimo

dall’oro al marrone bruciato

sulla tavolozza dell’invisibile artista

perfino il nero gracchiare dei corvi…

  

Il profumo di miele e papavero

fa rifiorire in me la stessa identica bramosia

di quando bambina correvo al focolare

e la nonna mi donava insuperabili ciambelle…

Mi rivedo con le trecce garbatamente infiocchettate

nel paese arroccato sul colle di lecci

con le scalette in pietra inondate di foglie dorate

e il campanile dietro il palazzo dei Savaiola…

  

Oasi di un’infanzia serenamente rispettata

quella coi nonni al paese natio…

Profumo d’ortica e di campanule pendenti

inspiravo nei miei voli d’altalena…

Allora i  miei giochi solitari

mi infondevano una pace e una inaspettata felicità

perché ero piena d’amore accanto…

Oggi la mia solitudine

mi spinge solo al triste ricordo

e cerco incessantemente nell’aria

il profumo di un’età in letargo…

  

 

Profugo d’amore

 

Ramingo in un mare di speranza

cerchi con occhi annacquati

la sponda tanto agognata…

Carico di vita  ti poni nelle mani di un popolo

che forse non ti merita

perché non conosce il tuo dolore

e il tuo pianto mesto e silenzioso…

  

Per un briciolo di umanità e di vita più accettabile

lasci alle spalle il paese e i visi cari

e ti imbarchi…

La valigia legata con lo spago

è carica di fiduciosa attesa

hai la forza di una tigre in gabbia

i tuoi artigli pronti a lanciarsi contro false ipocrisie…

  

L’onda lunga ti dona allo sguardo

le luci di una città marziana…

Hai paura del nuovo che respiri

ma ti culli sognando le braccia di tua mamma…

E’ il mare…

Ti spinge e ti dona una volta ancora

speme di amore e abbracci fraterni…

Qui non sentirai spari e grida

qui troverai la pace dei sensi

sorrisi di bimbi ti prenderanno per mano…

O è solo il sogno di questa notte?

Azzardato pensarci…

E chiudi gli occhi sotto un velo di stelle…

 

 

Clelia Ambrosino vive e lavora nell'isola di Procida

  

Commenti

  

Poesia di nostalgie e solitudine.
L'autrice, che sembra esprimere il proprio vissuto personale, descrive
momenti di solitudine in cui riafforano teneri ricordi infantili e nostalgie
per la terra natia lasciata da giovane. Stati d'animo che vengono
cristallizzati attraverso il rimando continuo a molti elementi, di cui viene
descritto il corso, della natura, onnipresente nelle percezioni del poeta.
Tale accorgimento dona leggerezza e fluidità a tutti i versi, rendendo la
lettura piacevole ed evocativa, ed è in ciò che sta la bellezza dell'opera e
la bravura dell'autrice. Complimenti!
Filippo Frittelli