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Daniele Barbieri
7° classificato al premio D.M. Turoldo, 1° edizione, anno 2002
Breve notizia
Daniele Barbieri si occupa di semiotica e comunicazione, con particolare attenzione al campo del visivo. Sul tema dei fumetti ha pubblicato i volumi Valvoforme e valvocolori (1990), I linguaggi del fumetto (1991). Sulla televisione ha pubblicato Questioni di ritmo (1996). Nel campo della multimedialità ha progettato, tra le altre cose, la struttura di Encyclomedia. Guida multimediale alla storia della civiltà europea. Il Seicento. Il Settecento. L'Ottocento. Il Cinquecento. (1994-98). Ha pubblicato circa 200 articoli su libri, periodici e quotidiani e collabora al supplemento culturale de Il sole 24 ore. È PhD in Semiotica. Insegna presso l’I.S.I.A. di Urbino, l’Università di Urbino, l’Università di Bologna.
Commento ai testi
Forse perché Daniele Barbieri è un esperto di comunicazione e di simboli, ma l'elemento semiotico in queste poesie (soprattutto la prima, che è a nostro avviso molto bella) ha un rilievo particolare, condensando nella sua peculiarità diversi aspetti. L'aspetto figurale: questa Urbino che viene incontro piano piano, come vista dall'automobile che la risale (così me la ricordo anch'io, mentre si risale la strada da Pesaro, in tutto quel verde d'estate chiazzato di ocra e di gialli): sembra quasi il montaggio di un filmato. L'aspetto emotivo, sapientemente reso da espressioni che riconquistano la profondità della parola, la amplificano, la rendono vasta e profonda (sagoma grande del monte; da lontano, nell’ombra; in alto ma senza / dominare; incendiata / d’estate; una città notturna / in salita; fresca ancora da vivere / da odorare; ecc.). Vi è una bella resa pittorica in queste espressioni, di per sé semplici (ma anche fresche, come sicuri tratti di acquerello). Le parole che Barbieri usa hanno un carattere fortemente evocativo, che va ben al di là della resa pittorica; sono degli archetipi che (se diamo credito alle teorie junghiane) parlano direttamente all'inconscio. Vocaboli e coppie semantiche come ombra/collina, sagoma grande, alto/dominare, ecc., colpiscono, catturano, parlano all'inconscio così come, anche senza una grande attenzione, subito ci sentiamo stimolati da parole come ombra, collina, monte, valle, torre, archi, muri, incendiata (archetipo del fuoco), occhio, ombelico, seme, vento, notturna, mattine, annusare, odorare, ecc. Tutti archetipi, parole prime, parole antiche pur comuni nel linguaggio e nei gerghi, ma trasformate dall'intenzione poetica e dall'ispirazione, così che assumono una forza evocativa particolare. Certo, qui parla anche il comunicatore, colui che sa come usare le parole per ottenere quello che vuole (ossia l'attenzione del lettore, la provocazione e lo stimolo). Nella seconda poesia invece è tentato (a nostro avviso egregiamente) un espediente che è del linguaggio pittorico (lo schizzo, il bozzetto) riferito però non tanto all'immagine, ma al concetto ("noi siamo negli altri"), al pensiero che giunge per caso ed è prontamente catturato, all'evento interiore che cerca una sua proiezione nel mondo nel simbolismo del reale. Ci piace pertanto questo poeta, la sua dotta spontaneità (non vediamo infatti nulla di artefatto e di "costruito ad arte", cosa che invece sa fare molto bene, con lo stesso materiale semantico usato così sapientemente dal Barbieri, la pubblicità), la freschezza del suo linguaggio che tenta la levità, il segno veloce e sicuro, l'allusione, coniugandola con la dimensione del profondo, del senso. Non vediamo però nella sua bibliografia nessuna pubblicazione di poesie e questo, in un certo senso, ci stupisce, perché è un'ottima penna che avremmo piacere di leggere e conoscere meglio.
Tre città
da lontano, nell’ombra della collina, davanti alla sagoma grande del monte sopra la valle, in alto ma senza dominare, dolce mossa di mattoni abbruniti e torri sottili e archi e vie che si intravedono tra i muri antichi antica tu stessa dolce da vicino, incendiata d’estate, amata dagli occhi dai miei occhi da fuori da dentro il tuo circuito ombelicale seme di vento Urbino
……………………… ……………………… mentre la sera ora esita si domanda se è tardi se ancora per stavolta questi muri rivelano che ciò che non è può essere che la città è pur sempre dove tutto si muove e noi per sempre siamo negli altri
da inserire nel catalogo dei sogni una città notturna in salita dove finestre si aprono in basso sull’alto e i corpi girano freschi di mattine non ancora vissute annusando il proprio odore di lavanda geranio timo elicriso (limone, petunia?…) dove non sai ancora cosa essere e dove situare il prossimo passo di una vita fresca ancora da vivere da odorare
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