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Raffaele Cardone
Al contadino di fronte casa mia
Son cresciuto a dieci metri dal tuo lavoro: giocavo, sognavo, amavo quando sotto l’estivo sole sudavi; dietro la finestra al caldo studiavo mentre al vento d’inverno aravi.
In primavera mi addolciva il meriggio l’odor dei fiori da te curati; mentre d’estate finita la scuola, mi destavan i nidi dei pioppi tuoi affamati.
Quanti sapori m’evocaron all’alba, col volto perduto nei raggi del sole, e quante figure le sere al tramonto, disegnavano in cielo nuvole rosse !
Rasa al suolo ogni opera tua, ancor sento in mie mature primavere, il fruscìo del granturco ancora verdiccio ondeggiante, mosso dai venti flegrei.
Affacciato alla finestra sotto il limpido cielo, ancora ti vedo chinato sui campi a raccogliere fragole ch’ormai avrai serbato, nel cesto col qual ti presentasti al Signore.
Autunno ad Albano
Era il giorno della candelora, davanti alla chiesa della madonna della Stella; marciavano in fila, spose giovani ma mute. Bianche, pallide, smorte e cadenti, stringevan strali e portavan calende.
A ottobre pioveva, lento, struggente; non seppi tornar sulla strada dei camini; via di ciclamini grigia per la fuliggine come gli amori vissuti in Europa del Nord.
Era umido, la nebbia copriva i visi silenziosi come gli animi a quel tempo. Timori, orrori, angosce represse nella solitudine, svilente e più tetra del lago d’inverno, in cui cadon le foglie d’autunno che scorrono inerti la via del destino.
Finiranno le siepi, s’apriranno le strade ? Aspettano i castellani, il tango danzando; balleremo anche noi alfin della notte, rinasceremo nel buio, sotto il cielo d’inverno.
Chè quanto più tarda è l’ora notturna, maggiore il dolore provato nel buio, e ormai tenue il ricordo del sole,
tanto prossima è l’alba nuova che dai monti iniziando, rischiara le vette, su cui dileguan l’ossessioni ghiacciate.
Il falegname
Muti d’estate i pomeriggi in città, vuote le piazze e nascosti gli uccelli, lontano le feste, le corse e gli acquisti, il silenzio scopre nuovi rumori:
dal capannone di Ciccio si sente il serracchio che senza soprani canta da solo; si sente tranquillo il buon artigiano, nessuno l’ostacola son tutti in vacanza;
ma mentre passeggio per tutto il viale persa è dall’uomo l’intimità creduta.
Respira i suoi legni e si gode l’armadio, dà un ultimo sguardo alla sua pelle d’abete pria di vestirlo con radica in noce.
Carezza dell’ante la superficie, per saggiar la prontezza a calzar il vestito, poi un giro di mestolo nella colla bollente pria di versarla sulla ruvida pelle.
E mentre studi e finiture progetti, il tempo scorre e se ne và la stagione; ne son passate tante e ne passeranno ancora ma tu sei fermo davanti ai tuoi legni.
Corron bambini per strada al tramonto, finisce il meriggio, solezza e silenzio.
Così mentre intento a riporre gli arnesi, mediti quanto sudor per domani, sentendo le voci dei bimbi giocosi, ricordi che già le sentisti dei padri.
E se ne và il tempo, che in strada corre, bruciando le vite di chi le percorre; ma tu sei presente davanti ai tuoi legni non lasciando che il tempo ti spegni.
Raffaele Cardone nasce a Napoli il 30.01.1974 Laureato in psicologia, vive a Roma e presta servizio nella Guardia di Finanza.
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