Celestino Casalini

   

  

  

  

  

  

  

   

   

La leggerezza...

 

Tutto quel che sale

più leggero appare...

 

Come queste spirule

di fumo...

o questa preghiera...

 

Letta a prima sera

nel chiuso chiostro

della chiesa...

 

Quando tutto si immagina

fuorché un paradiso

terreno...

 

Perché non ci può

essere liberazione

finché c'è peso!

 

 

Insetti?

 

"Che schifo!"

hai detto

e calpestandolo

lo hai cancellato -

di fatto!

 

Avallando così

la linea del governo:

sconosciuti o/e neri

è meglio che si tolgano

dai piedi!

 

 

Le pubblicità

               ( A Desy)

 

Potesse

almeno

servire

tanta

sofferenza

ad

evitare

altra

crudeltà!

 

Proposta

così

con

cinica

indecente

insistenza

sembra

solo

pubblicità!

   

   

Celestino Casalini vive a Piacenza

  

E' appunto il tema della leggerezza, esplicitato nella prima poesia, che traspare da tutte e tre le liriche, che tendono un poco all'aforisma.  Non ci può essere leggerezza fin che c'è peso, scrive l'autore, ed è come un monito a non dimenticare che la poesia di oggi è come gravata da un "peso" psicologico, ossia la pressione degli avvenimenti "pesanti" della storia attuale.  C'è come, in queste poesie, una tensione a questa "leggerezza" e nello stesso tempo un qualcosa che "porta per terra", al concreto impoetico: l'atto di calpestare un insetto solo perché "fa schifo" o questo appellarsi ai luoghi comuni per mettersi la coscienza in pace e dire "buone parole".  Ipocrisia leggera insomma, superficialità di giudizio.

Tre liriche, peraltro brevissime, forse non bastano a rendere conto di un tema che ci sembra complesso, ma abbiamo voluto segnalare l'autore perché ci sembra che questo suo approccio tematico meriti considerazione e attenzione.