Paolo Cattolico

   

  

   

   

   

   

   

OGGI  MA’

   

Oggi Ma’

me le ha date

perche’ ho dimenticato

qualche cosa d’importante

e questo non si scusa,

nemmeno r-i-t-ardato come sono

ne’ lo si compatisce.

 

Chissa’ che aveva detto...  fosse per il gatto

che si doveva

dargli da mangiare, o da bere?

I gatti non bevono, però.

Allora il l-a-v-e-l-l-o ch'era sporco...

Oh noooo, pensieri, non scivolate via così,

FERMI ancor un poco, vi scongiuro,

era ma’...o qu-a-l-c-os'altro...che parlava con me...?

 

Ma non può, la mia testa

lei proprio NON PUÒ stare ferma,

ehi... DICO A VOI, se soltanto poteste capire

perché dopo un milione di volte

ancora mi scordo

se era lei, se mi ha detto qualcosa

se mi picchierà ancora

e dovrò chiedere scusa

...e di che cosa,

oggi, Ma’?

   

 

VOLONTARI OSPEDALIERI

  

Immagina un po’, bimba,

se dal cielo oggi piovesse a patatine

e i dottori e le infermiere

con divise gialle e azzurre

e tanti nasi da pagliacci ti dicessero:

"sei libera, si va dove vuoi tu..."

 

Pensa un po’ se quel tuo buco nello stomaco

andasse da oggi in sciopero,

stanco di suppurare; e bende e flebo varie,

si stiracchiaressero con un grande sbadiglio

cantando: "andiamo via,

tutti in crociera, a riposare".

 

Sogna, sai, che è solamente

un'altra notte di veglia,

e di dolore al tuo lettino.

Con i tetti di Milano sullo sfondo,

le sue luci ora quiete,

le sue mille ciminiere

e i loro sbuffi

di nuvole giallognole...

"di patatine" dici, mentre ti addormenti

 

Si, bimba,

di patatine come te.

 

 

PREGHIERA DAL GULAG  (1975)

 

Dovrei forse parlarTi del niente,

della terra quaggiù,

e, dentro, noi, lisi grumi

di freddo e paura.

 

E forse, nella Tua anima profonda, capiresti,

e dall'incubo

Ti leveresti urlante,

le lenzuola avvilupate sul Tuo corpo

in un sudario di alghe bianche.

 

Ma no... meglio venire nei Tuoi sogni

come il mite fraticello

che hai lasciato

anni fa,

la campagna di Roma

sullo sfondo.

 

E sorriderTi, coi denti che ho già perso,

col rosario che è già stato calpestato,

il mio abito sdrucito,

le mie dita mozzate,

il mio stinto buonumore

d'altri tempi, e dirTi:

"SvégliaTi,  è giunto il tempo, mio Signore".

   

   

Paolo Cattolico dal 1996 vive nel Sud della Francia, a Jouan les Pins