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Bruno Centomo
A CIASCUNO IL SUO (*)
Lo si veda il naufragio, da lido sicuro più che certo, innominato sulle carte che portiamo per il nostro mare inventato oltre il reticolato. Lentamente è il fondo di coralli che appare: uno ad uno si fanno vedere al tremolio del tramonto sull’acqua.
Persino l’ombra pare sfuggirmi ed è un po’ sembrare non più vivo, ma umido rimasto al tempo questo ricoprirmi di ritardo per la morte. Sprofondate ossa mi si affidano Oltre la corrente: come si può, dunque, comporre qui l’esistenza?
La tua voce mi mancherà: strana a dirsi la secchezza delle mani, della terra, del tuo infinito comunque pregare, giunte le mani, in fila infinita di orme nel fango.
(*) Jedem das seine (a ciascuno il suo) stava scritto sul cancello a forma di arco del campo di sterminio di Buchenwald
PARTENZA
Come posso io emulare i magnificamenti di Francesco per tutte le creature et doni et sole et acqua et dolore persino, io, che a mendicare fede a stento m’accingo.
Dove si va a dispetto di corone di spine e punte di lancia incespicando su legni e zolle di tratturi d’uomini inselvatichiti, che nell’ombra e piano e piano scortano masserizie, bestie, ben poche cose in transumanza infinita.
C’è chi al centro del mondo mette una partenza in orario, e dall’altra parte, dopo un comodo dormire in prima classe, un altrettanto arrivo all’ora che si deve. Qui a ben vedere scivola via solamente Il fischio, uno sbuffo all’ora designata, cinque più cinque meno, per non tornare.
PASSANDO
Staremo dopo il tramonto ancora qui, mentre gli angeli che vanno a riposare sui giacigli fragili d’umidità autunnale, s’affollano inattesi tra gli ultimi passanti.
E’ un po’ vedere d’essere guardati, scortati passo passo, ma chi potrà seguirci ignari d’orizzonte, impazienti d’ombre, dentro vie, cancelli, rovine, senza tregua, fretta.
Si liquefa l’aria ormai notturna: bagna statue, cotto, colonnati perenni; nella piazza cessano frenesie e richiami, brevi tremolii di luci a mulinare restano.
La fluidità del tempo è il respiro che a farsi sentire torna, mentre i passi riempiono d’echi le volte dei portici: e delle cose s’allontana il fine.
In balia d’umanità incustodibili, gli angeli si raccontano il giorno.
Bruno Centomo, classe 1960, vive a Santorso, in provincia di Vicenza
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