Anna Cerisola

  

  

   

  

  

 

 

 

Donna

 

Tu fragile petalo

tu roccia

              incatenata

ai dolci sogni di bambina

alle paure inespresse

alla ghirlanda rosa del tuo corpo.

              In te

la debolezza è forza

e la dolcezza ti fa grande

il tuo dono è mistero e certezza, fecondità e piacere

e nel desiderio di te l'uomo si perde.

 

Tu fragile fiore

tu roccia   

               incatenata

ai dolci sogni di mamma

alla poesia di vivere

alla realtà del domani.

              In te

gioia e dolore

nel mistero infinito di donare la vita

e le tue braccia, a cerchio,

ci cantano la ninna nanna eterna.

 

Tu robusto stelo

tu roccia

              incatenata

ai dolci sogni di nonna

ai ricordi ormai sbiaditi

alla realtà

di un fragile domani.

              In te

serenità ed abbandono

dubbio e certezza

quando sognerai i tuoi cari dondolarsi ancora

nella calda culla del tuo grembo

 

Tu fragile petalo

tu roccia

tu donna.

 

 

Resterai in me

 

 Le casmpane

ovattate

rintoccano,

con disperate ali

si rincorrono

e

la mimosa ci guarda

dal terrazzo di fronte;

 

ho bisogno di luce

e con fatica

trascino il mio dolore,

il fruscio di un'ala

sul davanzale è

un momento di vita,

 

ti guardo

nel silenzio buio della stanza

quanta luce, fuori;

il mio cuore è una

voragine di dolore

 

cerco il tuo volto,

ancora per un istante,

lo sguardo

che mi è negato

 

resterai in me

padre mio,

nella caverna dei ricordi,

di tenerezze,

di sentimenti veri

che mi hai scavato dentro,

 

resterai nell'eterno,

impossibile desiderio,

di cullarmi fra le tue braccia,

come se fossi ancora

la tua piccina.

 

 

Undici settembre

  

Lo schianto

la tenebra

che ci ha condotti lontano

fra brandelli di grattacieli

e pur dentro ognuno di noi

 

nelle viscere sconquassate

dell'incomprensibile

per ciò ancor più lacerante

l'eterna memoria che

oscura l'anima, che

annega l'innocenza

 

lumi accesi

dentro il nostro essere

preghiere dette

con la voragine delle menti

sussurrate o invocate da

una caverna di disperazione

 

e, di fronte,

in una via del mondo

divisi da un solco

cuori di ghiaccio

menti dal ghigno oscurato

di chi non conosce preghiera.

 

L'assurdo umano trascinare

fatto di singhiozzi e di illusioni

non sa rispondere alla propria coscienza

costruita su cattedrali che si sfaldano

specchiata in maschere di cera

 

sa solo chiedere il riposo

fra le braccia amorose

sulla coltre di nubi argentee

lungo i pascoli del cielo

del dolce sonno

degli angeli.

  

  

Anna Cerisola vive a Savona