Leonardo De Carlo

   

   

   

  

  

  

"Sono nato il 25/07/83 a Vittorio Veneto. Attualmente risiedo in Via Manzana 12 S.Pietro di Feletto(TV). La scorsa estate mi sono diplomato in ragioneria presso l'I.T.C. "Marco Fanno" di Conegliano. Ora sono iscritto ad Economia Politica, ma sogno di passare a Fisica il prossimo anno. Non ho mai partecipato a nessun concorso prima del recente Premio Turoldo nel quale sono stato segnalato dalla giuria. Le mie uniche pubblicazioni le ho fatte in un giornalino scolastico del Liceo Classico di Conegliano (TV). Le mie prime poesie le ho scritte a 16 anni , in seguito mi sono cimentato anche in saggi filosofici.  Vi allego una raccolta che contiene poesie dai primi periodi  a  quelli più recenti."
   

Così si presenta Leonardo De Carlo, inviandoci altri testi per Poiein.  La ragione per la quale abbiamo segnalato le tre poesie al concorso Turoldo, sta nella fresca immediatezza e nella spontaneità di questi testi.  Il non ancora ventenne poeta ha come un chiodo fisso, che meglio si noterà negli altri testi che ci ha inviato: è il proposito di volere a tutti i costi fare una poesia vera, che non nasconde nulla e dietro la quale egli non intende nascondersi.  La sincerità in letteratura è la cosa più difficile, ma De Carlo sembra ben intenzionato a raggiungerla, tanto che abbiamo dovuto "tagliare", nella piccola raccolta che ci ha inviato, alcuni testi che sono troppo diretti e troppo intimi, che rischierebbero pertanto di essere fraintesi da una certa area di lettori.

Nella sua nota di autopresentazione, l'autore accenna anche all'interesse per la filosofia, e ci sembra che anche la sua poesia ne guadagni, in spessore e in contenuto.  Nelle poesie del premio Turoldo e forse ancora di più nelle altre poesie inviateci successivamente, non di rado appare la parola "senso", la spia di un lavorìo profondo della mente del poeta.  Ed è per questo che le sue poesie acquistano spessore, al di là della forma che a volte rasenta la prosa e al di là della ricerca estetica, che sembra interessare poco il nostro.

Ci auguriamo pertanto che anch'egli, come molto bravi poeti, continui a collaborare con Poiein.

 

  

Le poesie del Premio Turoldo

    

  FIGHT

             E' il Sole
                 o
         il moto terrestre
          ad illuminarci?                


IN THE CITY     
 
In front of this wall,
I cry my fields.
Where is the wheat?
Where are the vineyards?
The hens and the rabbits?   
And my grandmother in the kitchen-garden with her little dog?

In this room comes in
Just a ray of light.
In this dark
like a dusk,
I am alone.
 
DENTRO LA CITTÀ' (Traduzione:)

Davanti a questa parete,
piango i miei campi.
Dov'è il grano?
Dove sono i vigneti?
Le galline e i conigli?
E mia nonna con il suo piccolo cane nell' orto?
Dentro la stanza entra
appena un raggio di luce.
Dentro questo buio
come un crepuscolo
sono solo.
 


PESO CORPOREO

Nell'intolleranza della carne..
recito la formula magica,
ecco le ossa in combustibile e leggera cartilagine,
cerco lo scarnificatore
scucitore delle mie sembianze,
poggio la testa nella ghigliottina
dove si alleggerisce del corpo.

Intanto sto in chiamata d'attesa
di non urtare più la materia,
di non ingurgitare più cibo,
di non calpestare più escrementi e
.. la colla si scioglierà sotto i miei piedi.

    

    

 

 

Commenti dei lettori

 

Ringrazio Mario Lucini per avere segnalato questo bravissimo poeta che mi
era sfuggito nella veloce lettura dei testi presentati al Premio Turoldo.
Condivido quanto già detto da Lucini, anche se il termine "poesia vera" mi
lascia un po' perplesso: credo che ricerca estetica ed etica non si possano
separare, o avremmo, a seconda di dove penda la bilancia, giochi
autoreferenziali divertenti quanto vuoi, ma lontani dalla letteratura,
oppure idee di tutto rispetto, magari, ma non certo poesia.
Non è questo il caso di Leonardo che specie negli ultimi componimenti,
mostra una consapevole tendenza verso un uso accattivante dell'"impoetico"
("Chi è il capocannoniere della serie A/Perchè non farlo giocare sulla
fascia?"), una capacità di adoperare in modo non banale figure retoriche
consunte (come l'anafora in "Tormento Spiraloso", il climax di "Culi,
culoni, strati gelatinosi") e non disdegna neanche il discorso sulla poesia
("Componimento di una Poesia").
C'è inoltre una spinta metafisica, una volontà di liberarsi non solo dalle
sovrastrutture della società, ma anche da quelle stesse della vita, come in
"Peso Corporeo" in cui si vede peraltro una certa autoironia, uno humor
quasi nero che mi rimanda (nel contenuto, non tanto nella forma) al Bartolo
Cattafi dell'"Osso".  Santi Spadaro