
C
o m p a g n o d i t e r r a
Compagno di terra, ti incontro
tra la polvere che passa lieve
le pastoie dell'occhio ci trattengono
sia per poco, il piede greve.
*
Ho sempre tenuto in considerazione la taverna:
vi bevi nel sudore della fronte
riflesso nel bicchiere davanti a te
riempito da mani adorabili
talmente che, bevuto, te le ritrovi nel letto
a colmarti il cuore.
*
Ieri è oggi nel pensiero
se vai indietro all'incontro avuto
che ti ha ridato gioventù per interposta persona
e vigore delle membra per la flessibilità di canna
appena spuntata dalla mota.
*
O Dio che mi porti nelle bettole
a imbermi di facce angeliche
e corpi di dubbia entità
e mi fai lavorare per meritarmi questo,
sei il miglior ruffiano sul mercato.
*
Nel faccia a faccia tra la coppa e te
spesso uno sguardo s'intromette
alterando la bevanda
in inesorabile sete.
*
Se il sole si cela, la nuvola è resa splendente.
Se tu ti celi, una moltitudine di facce
rende omaggio al tuo mistero
come i colpi di doppietta alla cerva che sfugge.
*
La coppa che mappa il mondo
ha la forma del calice
e la luminosità dell'aureola
intorno a una cosa sporca.
*
Ho il cranio cifrato
che mi detta la tastiera
con la quale decriptare il mondo
entro lo spazio di due spanne.

D a l r o c c o l o d e l c i e l o
*
Dal roccolo del cielo
piovono uccelli
arrivano e partono
quando la rete è tirata.
*
Sono il viaggiatore e sei la via, il viaggio si compie tra te e me.
Sei l'animatore e sono l'anima, ogni passo dipende da te.
Dalla strada c'è una vastissima vista
sulla voragine. Ho le vertigini, mi ci vuole una mano: aiutami Tu.
*
Ogni pozzo ha la sua luce
radente la cortina muraria,
la corteccia dell'acqua -
teriaca e veleno.
*
Fame e sete, 'sti bocconi prelibati.
Languore, che soddisfazione.
Castità, la lussuria!
Compagno di terra, non spernere niente.
*
Mi reggi e mi baci i piedi
Terra, madre poco considerata
che ci apri gli occhi e li chiudi,
crisalide che avanzi.
*
Da dove spuntano gli uccelli
sull'orizzonte cantano Bellezza e Amore.
Procediamo sotto la campana dell'incanto
in processione a deporre il cuore.
*
Se abiti in me, fammi entrare
che busso alla porta mane e sera.
Il batacchio è la mia irrequietudine
per la quiete dietro il battente.

L a v o c e d e l l' a n i m a
*
'Desire is the soul of this world'
[Muhammad Iqbal, The Secrets of the Self]
*
Il
desiderio è l'anima del mondo,
pieno di occhi mendicanti e captivi:/
raccogli gli sguardi nella bisaccia
e porta l'elemosina avanti.
*
'Desire sets the heart dancing in the breast'
[Muhammad Iqbal, The Secrets of the Self]
*
Il desiderio gira a piedi nudi
nella pancia dell'uomo, e bussa:
desiderio di bere, di mangiare, di escreare
una volta per tutte le chiavi nel burrone.
*
'Negation of desire is death to the living'
[Muhammad Iqbal, The Secrets of the Self]
*
Se ti chiudo la porta in faccia sono morto,
se ti apro è la fame
di come ti presenti, la tua forma:
e questa porta fa parte della mia.
*
Siamo stati creati, ma non finiti:
la musica è perfettibile nella canna
del flauto, ci vuole la falce e la lontananza
e il desiderio di danzare sul suo piede.
*
Il
corpo amato sotto la doccia
si asciuga. Prosciugato prendo le distanze
dall'incontro ravvicinato, che di intimo
ha solo gli attributi.
*
Il merlo visto sul mercato, mi ha rapito.
Volevo essere il trespolo su cui stava.
Venduto e tarpato, incanta
il mio tremore - che non so volare.
*
La voce dell'anima
ha le corde di terra,
ma il risonatore va oltre la terra, compagno
se le vuoi suonare.
[Trento, settembre-ottobre 2002]

Arnold
de Vos vive e lavora a Trento

Commento
Un
vago richiamo a François Villon hanno queste belle poesie di Arnold de
Vos, poeta trentino. Non sappiamo se egli si ispiri direttamente a
questo autore, col quale ha in comune quella serena e sapienziale nota
di mestizia, accennata appena, e quel continuo insistere sul
divenire. Certo, de Vos non ha la sensibilità medioevale, questo
sia chiaro. Ha però il continuo riferimento alla
"terra", come lui la chiama, ossia la dimensione concreta
della vita, nella sua corporeità che viene, nella nostra cultura, o
messa tra parentesi o enfatizzata, a seconda di come faccia
comodo. Viene messa tra parentesi quando "corpo" assume
la sinonimia di finitezza, di fragilità, di divenire. Viene
enfatizzata quando la parola "corpo" è legata al frammento
del presente, sublimata, caricata di valori di onnipotenza, di
perfezione.
L'operazione
che Arnold compie ci pare, nella sua paradossale espressività, intelligente e
colta (e, se vogliamo, anti-lirica):
egli cerca di creare una poesia del concreto corporale, della sensazione
e della riflessione vissuta attraverso la consapevolezza di essere
"corpo" e non solo "pensiero" o
"psiche" o "anima". L'invocazione alla
trascendenza assume quindi, in un siffatto contesto, la nota struggente
di una malinconia; e quel rivolgersi al "Tu" in maniera
apparentemente un poco licenziosa o poco "politically correct",
è invece la cifra di un rapporto personale di intensità e soprattutto
di ruvida sincerità, dove non è neppure in discussione l'asimmetria del
rapporto. Ovviamente, dietro a tutto questo, ci sta una profonda
riflessione storico-antropologica, che de Vos dimostra di maneggiare
molto bene.