Annamaria Ferramosca

  2° classificata al premio D.M. Turoldo, 1° edizione - anno 2002

  

  

    

  

 

 

 

 

 

   

Nata a Tricase (Lecce),vive dal1970 a Roma, dove esercita l’attività di biologo nutrizionista. Collabora a varie riviste di critica poetica e con associazioni culturali romane per la diffusione della Poesia.

Nel 1999 pubblica il suo primo volume di poesie dal titolo  Il versante vero -  Fermenti editrice, con introduzione di Plinio Perilli, che riceve il Premio Opera Prima  “A. Contini Bonacossi”.Nel 2000 riceve a Roma il  2^ Premio Internazionale “Donna e Poesia” per la poesia inedita e nel 2001, il premio Rabelais. Nello stesso anno pubblica una plaquette per Dialogolibri, Milano.

Di recente pubblicazione (aprile 2002) è la sua seconda raccolta di poesie in edizione bilingue Porte / Doors dal titolo  – Edizioni Del Leone, con prefazione di Paolo Ruffilli, versione inglese di Anamaria Crowe Serrano e Riccardo Duranti.  Una selezione di dieci poesie da questo libro ha ricevuto a Den Haag (Olanda) il Premio Internazionale Forum per la poesia 2002.

Testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi sulle riviste: Poesia, Punto di vista, La Nuova Tribuna Letteraria, Fermenti, Punto d’incontro, Cultura & Libri , Sìlarus, L’ozio Letterario, Storie, Translation Ireland e nelle antologie: La parola convocata,1998; L’altro Novecento,1999; Donna e Poesia, 2000; Poiesis 2001; Antologia Anna Borra, 2001

E’ presente in rete nell’Atlante Letterario Italiano di www.literary.it; Poetry wave di www.beatricia.net; www.trasference.org.uk

 Si sono interessati, tra gli altri, alla sua poesia:

Giorgio Barberi Squarotti, Roberto Bertoni, Donatella Bisutti, Lea Canducci, Paolo Lagazzi, M.Grazia Lenisa, Dante Maffia, Marco Guzzi, Giancarlo Pontiggia, Fabio Scotto, Fabio Simonelli, Kikuo Takano, Donato Valli.

 e-mail :  ferrannam@virgilio.it 

   

  

Nota alle Poesie del Premio Turoldo

  

Ci siamo subito trovati d'accordo, noi componenti della giuria, sui testi di questa poeta.  Come altrove si è detto, solo per lei e per Fabio Ciofi si è trovato da subito un consenso unanime.

La poesia di Annamaria Ferramosca è una poesia concreta, che nasce da una reazione istintiva con il vissuto quotidiano, che è carica di una mestizia e un rimprovero mai gridati eppure così autorevoli, detti come sono detti.  Il tono usato è lieve, non sentiamo in questi versi l'enfasi dell'indignazione, la retorica del moralismo, ma soltanto una domanda che quasi timidamente cerca un suo varco, ma va a piantarsi dritta nella coscienza del lettore.  Così, in Kamikaze, assieme alle considerazioni (poetiche e non sociologiche) sull'origine del fenomeno, con un grande ma equilibrato moto di empatia, la domanda si formula pian piano e si erige potente a pretendere risposta, nel chiosare gli ultimi versi, insieme a un monito ("E la notte risponde") che vuole rimuovere il rimosso, la tolleranza ignava per questa "notte" che ci permette l'indifferenza e la decisione di non decidere...

Così anche in Desirée: il verso che sommessamente dice cose tremende, mette in tremendo contrasto la vicenda di questa ragazzina, la sua fine, con la brutalità nata dal nulla e dal non senso nel quale siamo immersi.  E così anche nella fantasia finale, che sembra il lamento discreto della protesta, la ricerca del colloquio a tutti i costi, del ritorno a quel "livello / d'amore" che solo ci consente di sentirci abitatori di un mondo non "dis-orientato".

E' anche questo grande equilibrio di forza/fragilità, discorsività/musicalità, ethos/pathos, a rendere calda e accogliente questa poesia, a renderla recitabile come si reciterebbe una corale, un coro di tragedia.

Abbiamo subito apprezzato questo particolare impasto di suoni, significati, emozioni mai gridate e tuttavia fortissime, mestizia e insieme determinazione e rivolta morale, affidate a un verso colloquiante eppure rituale (nel senso forte del termine), quasi sottovoce eppure alto.

Per chi scrive, che già conosceva la poesia di Annamaria di anni or sono (prima del 1999), poi persa di vista, queste tre liriche, che seguono il pur notevolissimo Doors, sono state, in un certo senso, una piacevole rilevazione.

    

 

KAMIKAZE

   

                             Ora la notte è muta

   

 Nell’attimo della tua scissione, nel riverbero

del rito appena consumato

udisti i venti di dio affievolirsi, i cieli

chiedere solo nubi

  

- Estremo flashback - ti vedesti

bambino, tra mille e un fratello

farti - sempre la stessa -

domanda muta, udire

mille e una risposta

chiare, dai burka trasparenti

di mille e una madre

  

Seguivi il filo inconfondibile

che lega al possibile

mille e una parola

Poiché solo le parole deflagrano

abbattono muri, in cascata

crollano altri muri, avanzano

nuove ere

al passo di mille e una fiaba, vere

  

Eri un uomo rivoluzionato, fatto

d’erba e d’ali, di sangue, fatto

d’ogni conosciuto sangue

ibrido plurimescolato

bastardo benedetto

Unica condizione necessaria

per scivolare insieme

fino alla radura sonora

dove inermi

interroghiamo la notte

 

E la notte risponde

 

  

Desirée

  

Ti ho ritrovata, Desirée, su una nuvola

i capelli gemmati d’alloro. Dissipavi

il brivido scuro della lontananza, ridendo

sotto la coroncina che ti solleticava la cute

Impaziente ne hai fatto due braccialetti

a moltiplicare la sapienza. Cantavi:

“ Non ho ricordato che gli dei sempre tornano

con mani feroci, confusi, a scrollarsi il groviglio del mito

Non sanno che al primo incendio negli occhi

io ero già carne impietrita, sguardo

assoluto.  Guardavo

gli alberi, fuori, che mi hanno aspirata nel grido

Ero foglia, già Dafne leggera

  

Tu,  respira la mia incredula essenza

Tu, cammina guardinga

Sai, oggi tutto accade sommesso

sul marciapiede sconnesso

di irriconoscibili strade

Così se li vedi, slunga le dita dall’arpa distorta

in fi-lamenti di prefica forti

Con cuore saldo frasario pulsante

arresta le lame che in testa gli stridono

  

Qui non c’è nebbia, solo

un chiarissimo canto che arde

dal mattino terrestre

Qui le ragazze ne addensano lune col bagliore

perché si illumini il confine ”

  

  

CURVE DI LIVELLO

  

Sebbene la mia carta sia disposta

col margine superiore volto a nord

non ritrovo né oriente né occidente

La carta sembra ormai dis-orientata                                                      

  

Nulla, della fissità cartografica, tranne

un’attitudine incerta, tremula

resistenza alla deriva

Ondeggiano le isoipse - eppure sono sobria -

scosse, come su di una faglia in atto.

Si slacciano i punti dalle linee

non più obbedienti all’ordine

- tutti in riga, allo stesso livello sul mare -

E una nuova linea si ricompone, lucida

s’allunga,veloce

saetta sulla carta, la perfora

transfuga scia di luce vola

sul nostro cerchio, lieve

ci tocca in fronte, in petto

Allineati, ci stringiamo le mani

Bruciamo di limpida invasione

Fugge, caricata di luce, pellegrina

dei continenti. Si ricercano

                                        punti

                                              allo stesso

                                                           livello

                                                                  d’amore