Sara Fontani

   

Poesie segnalate al primo concorso D.M. Turoldo, anno 2002

   

 

 

 

Nota ai testi

di Gianmario lucini

 

La ricerca di Sara Fontani si rivolge, in questo momento del suo percorso artistico, all'ambiente, alle cose, al mondo.  Sara osserva il suo mondo con attenzione: il suo è uno sguardo acuto nella ricerca delle sfumature e dei particolari, ma insieme onirico (come si vedrà nella terza poesia) e amorevole, tanto da antropomorfizzare (come fanno gli sguardi originari e primitivi, quelli dei bambini) gli oggetti, i fenomeni naturali, attribuendo loro sentimenti, emozioni, sensazioni.  Questo modo di fare poesia si radica in qualcosa di molto antico nella storia della poesia, qualcosa che sconfina nella visione mitica (che è visione mitica): basta infatti sostituire, sempre nella terza poesia, il nome dei fenomeni naturali, delle piante, ecc., con i nomi degli antichi dèi che li rappresentavano, e abbiamo tout court una specie di poema mitico, un Inno omerico sui generis, un qualcosa insomma che non ha un riferimento (io almeno non ne conosco di simili) nella poesia contemporanea, ma solo nella poesia delle origini.  La nostra Sara non ha certo la mentalità dell'uomo mitico, sa bene in che mondo si trova (.. per terra lattine / fogli e asfalto - e bastano queste poche parole per rendere la durezza e il disordine morale di un ambiente).  Il suo riferimento è piuttosto la fiaba, o meglio, lo sguardo di chi immagina una fiaba, uno sguardo capace di cogliere "scintille di sole - su / filo di ragno", che non è da tutti.  La struttura della terza poesia infatti è quella del racconto, della fiaba, nella quale noi potremmo indagare mille significati e riferimenti, lasciando, come la poetessa fa, correre la mente fra le associazioni più diverse.

Tre poesie sono forse troppo poche per giudicare meglio che cosa "promette" l'evoluzione di questo linguaggio; ad esempio nella seconda rileviamo una sensibilità molto diversa che nella terza e nella prima, una sensibilità molto attenta a problematiche esistenziali che troviamo nella poesia di quasi tutti i giovanissimi; e poi, quel "veloce come un dito / sull'articolo già letto / mille volte" è un terzetto di versi che in una sintesi magistrale sa condensare molti significati e ci fa intuire che non è soltanto la capacità affabulatoria e onirica, una delle caratteristiche della poesia di Sara Fontani, ma anche l'abilità della sintesi e la capacità di caricare di molti sensi la parola.

 

  

Poesie

 

  HAIKU DI MATTINA

   

Un giorno nuovo –

scintille di sole – su

filo di ragno

    

 

 

Corro a casa

accostandomi al muro

guardando per terra lattine

fogli e asfalto

atmosfera Asia – camminando

col mio solito passo

veloce come un dito

sull’articolo già letto

mille volte –

   

  

  

Nel pomeriggio arrivò

                                    il libeccio,

dopo i suoi denti – messaggeri – del mattino

Scorrendo sul mare lo spronò e lo convinse

a ritenere enormi le notizie di lontano,

e il mare corse con lui, quasi tuonando

verso la spiaggia.

Dialogavano sul filo dell’acqua

                                                   e insieme dell’aria,

correndo e volando, e si mescolavano

in schiuma e in schizzi – bolle

dell’acqua e gocce dell’aria – che urlavano

e crepitavano

                      scansando i gabbiani

sperduti lontano

(un insetto schiacciato, una foglia strappata)

e correvano forte

verso la riva

Cominciarono le onde a girare più forte

(tutte le gocce si mossero insieme)

e le correnti si dissero unite

per correre a terra a dire qualcosa

Il mare si increspò in riccioli di schiuma bianca

via via che si avvicinava alla terra conosciuta

– il vento si sarebbe disfatto, arrivandoci, finalmente –

Sole e nuvole guardavano con trepidazione,

reggendosi uno alle altre per non cedere

senza soluzione

Sulla sabbia, a pochi sassi dall’acqua in tensione,

i legni e le alghe cominciavano a muoversi

e sbattevano sui pini – iniziatori – del bosco

Dicevano che il tempo era quasi finito,

che il vento enorme stava per arrivare

(con che notizie tanto importanti)

Le gocce di sale cominciarono ad attaccarsi

sull’erba austera senza dune né appoggi –

– un tronco – fermo da poco – tentennò – due volte –

L’acqua in polvere arrivò ai cespugli

– al mirto, al ginepro, al pino piegato

e chiese di vedere i gigli – bianchi di spiaggia

e pallidi di mare

I cardi piccoli – gialli di sole – dissero

là di trovarli, più là – e gli spruzzi arrivarono

sempre più numerosi

e si spinsero ai gigli – sentinelle del mare

I gigli rialzarono le teste già tristi,

e attesero e dissero di fare altrettanto

ai ciuffi di alghe – impigliati – tra loro

I sassi di riva rotolavano – e col crepitare

svegliavano il sole prima che se ne andasse

Le onde iniziarono a rotolare

e a scivolare con crescente rumore

(il vento di altri mari, l’acqua quasi sconosciuta)

La sabbia era vicina come lo era per quei pini enormi –

il vento si sentì più forte, galoppando con il mare fedele

La schiuma si ruppe e si rifuse, si mescolò l’acqua

con l’aria, ancora, più volte –

Le alghe e i sassi sospirarono e smisero

                                                                di tendersi

e l’acqua li lanciò prima di tutti verso la riva

Da poco lontano le piante guardavano

                                                             – arricciandosi al vento,

piegando gli steli –

e aspettavano ferme tra la sabbia ed il sole

(più grasse più alte – più gialle – più nude)

L’acqua si capovolse – sempre più con vigore

con la sabbia sospesa e la schiuma

                                                        affannata

Onde sempre più grandi – più fini

                                                       – più alte

migliaia di forze

                            sfrenate

                                          bagnate

Il vento si accorse che poteva vedere

lo aspettavano tutti – inchinati ed attenti

Il silenzio era suo – il fragore

                                                del mare

e si spinse più in alto

più avanti

ad urlare

  

                                                 Silenzio.

                                                  Attesa.

                                   Angoscia sospesa.

  

Poi (monumento) l’onda si sollevò –

il sole – più in alto – di sollievo – luccicò –

  

e tutto si confuse – nelle voci – di ogni volta –

  

  

Sara Fontani è nata il 17 aprile del 1981, a Prato. Dopo due anni si è trasferita con i genitori alla periferia della città, dove è cresciuta con molti animali domestici in un ambiente antico e tradizionale come un piccolo paese, che presto ha iniziato a ospitare cittadini di altre nazionalità che oggi fanno di Prato una città decisamente multietnica.

Ha frequentato il Liceo Scientifico, e durante il primo anno ha partecipato al Premio Editoriale Under Venti Mauro Baroni – L’età dell’idealità 1996, con un racconto che ha vinto la pubblicazione in un’antologia; durante il secondo anno ha concorso al Certamen di latino di Pontedera.

Ha più volte compiuto viaggi all’estero, tra cui quelli di studio a Cambridge nel 1996, a Canterbury nel 1997 e a Dublino nel 1998.

Nel 1999 ha prestato volontariato "Sul Fronte della Natura" nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

Nel 2001 si è classificata al terzo posto nel Premio Nazionale di Poesia Caffè del Teatro (Prato) con un haiku, e nel 2002 al secondo posto nel Concorso di Poesia al femminile "Le Parole per dirlo" di Montemurlo (Prato).

Ha frequentato due anni del Corso di Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università di Firenze.

  

  

Commenti dei lettori

 

C'è una pensosa leggerezza in questi versi, una fantasia leggera e sapiente che trasforma in immagini oniriche lo sguardo quotidiano.  C'è l'inquadratura (come nell'haiku) dell'occhio che vede oltre e trova il senso delle cose. Ci sono, in questa giovane poetessa, ottime premesse e molto lavoro già fatto.    Luigi Marchina 

Mi sono piaciute molto le poesie di questa mia coetanea. Sara ha una
consapevolezza espressiva che le permette di confrontarsi con più registri
senza venire meno al suo stile. E' diretta, attenta al concreto, raffinata
e originale. Ho particolarmente apprezzato il terzo componimento, con
quell'andamento narrativo che non è certo una scelta comune tra i poeti
della sua età, ma che lei adotta con successo.  - Santi
spados@katamail.com

Secondo me davvero mirabile l'Haiku iniziale.

Mi sto cimentando anch'io in questi "distillati " di vita e poesia e trovo che possano rendere, in quelle maledette dieci sillabe, un universo inaspettato.

Anche la terza lirica mi coglie impreparato per il suo movimento all'interno dell'anima.  Avanti così e mille buone cose!!

Aldo Sangalli  - sangaldo@tiscali.it