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Riccardo Forfori
PERDONAMI
Perdonami se non sono chiari i fondali del male e non rivelano la verità pura
Perdonami se gli orizzonti sono perfetti quando i girotondi e le elissi si perdono e mi gioco l’anima in una chimera
Perdonami se preferisco i miseri ritratti alla polvere dell’oro dei tuoi caleidoscopi e le preghiere alle parole che tagliano come un vetro nell’ombra
E poi perdonami se le ardite vocazioni restano sospese quando ci sono gli spazi per migliorare e ancora se l’esempio cade e viola le tue menzogne
Perdonami per le comprensioni stupide e per le lacrime notturne che ruba la gazza perché restano l’unica cosa che luccica ancora in questa notte di buoni proponimenti
LA MIA PIOGGIA
Mi bagna questa pioggia fredda e sottile mentre ti abbraccio il nostro tempo scivola rapido come il fiore d’una notte che sboccia e muore
La musica sofferta dei tuoni inchioda i passi tra il rivolo di un temporale estivo dritto come le sbarre che viviamo fuori dalle nostre prigioni
Sono salde le braccia che mi sostengono nel buio e mi aiutano a sopportare il peso della rabbia profonda di questo amore che pretende giustizia e scalpita
Io non ti chiedo niente perché ho già l’evasione di un istante eterno solo l’ebbrezza di un sospiro che non voglio sofferente o malinconico
Io non pretendo niente è già mio il tepore di questa notte anche se non la passerò con te
Vorrei soltanto che questo vento fosse alito di silenzio lungo e atroce come quello di un segreto violato ma nostro e vivo
Ci hai provato ad essere cattiva orgogliosa meraviglia, dolce bambina con le responsabilità di una donna
Ci hai provato a mostrarti forte e potente ma io osservavo solo i tuoi occhi e non badavo alle tue parole
Il tuo mare tempestoso la mia pioggia scosciante accompagnavano la nostra rinascita
ICONE
Non credevo che avrei guardato ancora i solchi infossati delle angosce riflessi nello specchio delle mie instancabili matrigne
Non credevo che si potessero dissolvere e continuavo a sbriciolarmi nelle lettere minatorie di un egoismo impossibile nelle maratone dei mai abbastanza e nei mulini a vento di battaglie sterili ma salutari
Quei mulini radicati e solidi come gramigna che non posso estirpare rarefatti e nebulosi come le maledizioni di questi momenti assurdi che entrano paradossali a cibarsi di una quiete profumata di viola e di arancio
Sono solo briciole che si imprigionano nello sgomento delle scarne mura di una stanza lercia spoglia ma sempre un po' mia
Non credevo ma l'ho fatto non potevo ma l'ho vissuto perché l'ho sentito come una voce che convince e si dilegua come i ritratti di cartapesta che troneggiano nelle strade dormienti di questa lunga e fredda notte
L'ho fatto ancora e l'ho vissuto ancora ma la flotta di fantasmi macchinosi esportati dalle miniere del tempo non attecchisce più e restano le merlature di un castello diroccato a coronare il solo ricordo di una pietra grezza che le tue mani non hanno saputo levigare
Riccardo Forfori vive a Carrara
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