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Verso l'eremo
M'hai sorpreso al cuore proprio mentre m'attardo sul sagrato delle tre chiese e lì fronteggio, immobile, l'ombra austera della facciata, poiché non sono nato indio e neppure emancipato ma piuttosto occidentale e quando entrerò, appoggiandomi al portale incontrerò il Tuo volto somalo e senza equatori e paralleli mi perderò oltre le sofferenze di quaggiù, senza nord-est brasiliani o vividi colori guatemaltechi, mi perderò... Ma Tu, lo puoi, sorprendendomi, trafiggermi.
Acciottolato silenzio che m'accompagni lungo l'erta dell'eterno, raggio di calore che bruci i miei non-sandali polverosi, vento leggiadro che forse, lassù spiri, ecco... tutto si fa prossimo nel viaggio, poi il chiostro, il pronao muschiato, la vetta, il luogo detto. Poi respiri i codici miniati del deserto, il silenzio accerchiato dai clacson ma, solido altomuro, tutto qui riecheggia ancora la Tua voce.
E' forse il sogno
E' forse il sogno il primo navigatore in solitaria verso lo spazio interstellare, ma al ritorno non ha più memorie per raccontarci ciò che sugli occhi è stato impresso, oppure un angelo potrebbe fuggire dal deserto degli uomini e lasciarsi trascinare dove il limite della vita diventa più sottile ed il frastuono delle anime già si confonde nello scibile dell'universo.
E' forse il sogno che non abbiamo mai cercato il racconto del viaggio dell'anima, oppure un libro semiaperto al vento del tempo che si lascia sfogliare per chiudersi proprio dove un angelo dovrebbe annunciare il nuovo tragitto.
E' forse inutile il pretesto di sapere della qualità dei sogni, oppure il farsi annunciare per ciò che non tocchiamo: l'anima e lo spazio interstellare quando si conosceranno sapranno loro del viaggio e di ciò che appresso si porteranno.
Ed ora
Ed ora passami vicino come non so settimana, oppure attendimi ogni sera come cambio del cuore e di stagione per inoltrarmi a quello che sai ma la mia piccola fede non ha. Lassù irradi croce a tutto il poco di quaggiù, il tuo splendido dolore... ma qui in tiepido spartire di preghiere offusca il tragitto del venerdì santo. Settimana, santa al contare dei giorni che fuggono come pretesti agli anni terzi del millennio, ma solcati dai ritornanti miserere di chi non Ti vede ancora risorto.
Andrea Gervino , nato nel 1959, vive a Masone (Ge)
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