Andrea Gervino

  

   

  

  

 

Verso l'eremo

 

M'hai sorpreso al cuore

proprio mentre m'attardo

sul sagrato delle tre chiese

e lì

fronteggio, immobile,

l'ombra austera della facciata,

poiché

non sono nato indio

e neppure emancipato

ma piuttosto occidentale

e quando entrerò, appoggiandomi al portale

incontrerò il Tuo volto somalo

e senza equatori e paralleli

mi perderò

oltre le sofferenze di quaggiù,

senza nord-est brasiliani

o vividi colori guatemaltechi,

mi perderò...

Ma Tu, lo puoi,

sorprendendomi,

trafiggermi.

 

Acciottolato silenzio

che m'accompagni

lungo l'erta dell'eterno,

raggio di calore

che bruci i miei non-sandali

polverosi,

vento leggiadro

che forse, lassù spiri,

ecco...

tutto si fa prossimo nel viaggio,

poi il chiostro,

il pronao muschiato,

la vetta, il luogo detto.

Poi respiri

i codici miniati del deserto,

il silenzio

accerchiato dai clacson

ma,

solido altomuro,

tutto qui riecheggia

ancora

la Tua voce.

 

  

E' forse il sogno

 

E' forse il sogno

il primo navigatore in solitaria

verso lo spazio interstellare,

ma al ritorno

non ha più memorie

per raccontarci ciò che sugli occhi

è stato impresso,

oppure un angelo

potrebbe fuggire

dal deserto degli uomini

e lasciarsi trascinare

dove il limite della vita

diventa più sottile

ed il frastuono delle anime

già si confonde

nello scibile dell'universo.

 

E' forse il sogno

che non abbiamo mai cercato

il racconto

del viaggio dell'anima,

oppure un libro semiaperto

al vento del tempo

che si lascia sfogliare

per chiudersi proprio dove

un angelo dovrebbe annunciare

il nuovo tragitto.

 

E'  forse inutile

il pretesto di sapere

della qualità dei sogni,

oppure il farsi annunciare

per ciò che non tocchiamo:

l'anima e lo spazio interstellare

quando si conosceranno

sapranno loro del viaggio

e di ciò che appresso

si porteranno.

 

 

Ed ora

 

Ed ora

passami vicino come non so

settimana,

oppure

attendimi ogni sera

come cambio del cuore

e di stagione

per inoltrarmi

                   a quello che sai

ma la mia piccola fede

                              non ha.

Lassù

         irradi

                croce

a tutto il poco di quaggiù,

il tuo splendido dolore... ma

                                        qui

in tiepido spartire di preghiere

offusca il tragitto

                      del venerdì santo.

Settimana,

            santa al contare dei giorni

che fuggono come pretesti

agli anni terzi del millennio,

ma  solcati dai ritornanti miserere

di chi non Ti vede

                      ancora risorto.

 

  

Andrea Gervino , nato nel 1959, vive a Masone (Ge)