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La mia Africa
Scirocco vento di sabbia e di sale
Il cielo si tinge di rosso il mare di inquieto colore
Sento il deserto vicino e sospiri d'umano dolore
La mia Africa a invocare un sorso d'amore Orme sulla terra dal sole essiccata
Urla d'anime ferite respiri di consunzione
La mia Africa vedo crocefissa senza ladroni
E' tempo di riposare
Ora ritornerò percorrerò antiche strade odorose d'origano e di menta sentieri rituali non nobilitati dai passaggi d'uomini famosi, calpesterò le trazzere di polvere e d'acquitrino, la viottola dell'agave e del biancospino il tratturo della ferula e delle giummare,
e seguirò la scia delle serpi e delle chiocciole fra le stoppie della "disa" e della "jina", salirò su muri di tufo e inseguirò della capre il belato, mi fermerò allora all'ombra del fico e dell'azzeruolo e non vorrò più partire.
Ora è tempo di riposare seduti sulla pietra di mira della casamatta diroccata, è tempo di contare i giorni passati e quelli rimasti inchiodati nel silenzio della mente che vagola e scintilla, smarrita ormai l'Orsa di riferimento.
Lontananza Quando cala la sera umida di nebbia i passanti sulla via sembrano fantasmi allora ti cerco, padre, per non smarrirmi. Sento i tuoi passi seguirmi trepidanti e vedo i tuoi occhi acuti penetranti fermi sulla soglia della casa nostra.
Ora io sto sull'Elsa appena illuminata, arcate ampie, brillio di luci sul greto d'acque correnti, calpestio di gente sul ponte, fruscio d'erba sulle sponde; c'è la tua ombre muta accanto la mia, attenta, pronta a guidare il mio cammino.
C'è rimescolio di tenerezza nel cuore la sera malinconia di cose passate e desiderio, tanto desiderio della mia terra lontana.
Giacomo Giannone abita a Marzara del Vallo
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