Giacomo Giannone

 

    

 

 

 

 La mia Africa

 

Scirocco

vento di sabbia

e di sale

 

              Il cielo si tinge

              di rosso

              il mare di inquieto colore

 

              Sento il deserto vicino

              e sospiri

              d'umano dolore

 

              La mia Africa

              a invocare un sorso

              d'amore

Orme

sulla terra

dal sole essiccata

 

Urla

d'anime ferite

respiri di consunzione

 

La mia Africa vedo

crocefissa

senza ladroni

 

 

  

 E' tempo di riposare

 

Ora ritornerò

percorrerò antiche strade

odorose d'origano e di menta

sentieri rituali

non nobilitati dai passaggi

d'uomini famosi,

calpesterò le trazzere

di polvere e d'acquitrino,

la viottola dell'agave

e del biancospino

il tratturo della ferula

e delle giummare,

  

e seguirò la scia delle serpi

e delle chiocciole

fra le stoppie della "disa"

e della "jina",

salirò su muri di tufo

e inseguirò della capre

il belato,

mi fermerò allora

all'ombra del fico e dell'azzeruolo

e non vorrò più partire.

  

Ora è tempo di riposare

seduti sulla pietra di mira

della casamatta diroccata,

è tempo di contare i giorni

passati e quelli rimasti

inchiodati nel silenzio

della mente

che vagola e scintilla,

smarrita ormai l'Orsa

di riferimento.

 

 

 

 Lontananza

Quando cala la sera umida di nebbia

i passanti sulla via sembrano fantasmi

allora ti cerco, padre, per non smarrirmi.

Sento i tuoi passi seguirmi trepidanti

e vedo i tuoi occhi acuti penetranti

fermi sulla soglia della casa nostra.

 

Ora io sto sull'Elsa appena illuminata,

arcate ampie, brillio di luci sul greto

d'acque correnti, calpestio di gente

sul ponte, fruscio d'erba sulle sponde;

c'è la tua ombre muta accanto la mia,

attenta, pronta a guidare il mio cammino.

 

C'è rimescolio di tenerezza nel cuore la sera

malinconia di cose passate e desiderio,

tanto desiderio della mia terra lontana.

 

 

 

Giacomo Giannone abita a Marzara del Vallo