Annalisa Macchia Cioni

 

    

  

  

   

   

  

  

  

  

  

Annalisa Macchia Cioni è nata a Lucca nel 1950 ed è laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Pisa.  E coniugata e madre di quattro figli.  Attualmente insegna francese presso un istituto di Firenze, città nella quale risiede da 25 anni.  Ha ricevuto qualche premio e riconoscimento a concorsi nazionali e internazionali per le sezioni di poesia inedita o di fiaba.  Alcune sue liriche compaiono su antologie.  Ha pubblicato il saggio Pinocchio in Francia, edito nei Quaderni della Fondazione Nazionale "Carlo Collodi", 1978.  Ha pubblicato inoltre quattro brevi libri in rima per l'infanzia: La gattina dalla coda blu,  La formica giramondo, Il fantasmino, Il pesce palla e la nave pirata, tutti editi da Chegai editore, Firenze, 2002.

  

 

Commento ai testi

  

E' senza dubbio la nota dell'estro e della fiaba quella che caratterizza i versi di Annalisa Macchia, specie nelle prime due poesie.  Lo sguardo della poeta è limpido (e per questo acuto, ironico, felicemente canzonatorio) come quello dei bambini.  Certo, l'autrice è una persona adulta e pertanto l'arguzia spontanea della bambina si adombra subito.  La poesia oscilla fra i poli della risata franca e innocente della bambina e quello dello sguardo disincantato e un po' deluso dell'adulta, ma ambedue i caratteri permangono, come in una dialettica, e mai la leggerezza diventa fragilità o il disincanto diventa moralismo (peraltro evitando un pericolo che vedrei possibile in uno scrittore di fiabe, quello di mettere una qualche "morale", un qualche "insegnamento", un qualcosa di edificante insomma: qui ci si ferma in questa zona fra sberleffo spontaneo e responsabilità, senza scadere in moralismi).  E' comunque questo un insieme di elementi, controllati in questo modo, che rendono leggeri ma insieme interessanti e di spessore questi versi.

Un altro elemento che risalta nei testi è il racconto nella poesia.  Non certo un "racconto poetico" ma una "poesia che racconta".  Certo, non è qui la "trama" o gli elementi tipici del plot che vengono sottolineati (l'autrice mi sembra conscia anche di questo pericolo), ma la poeticità della situazione evocata, sia quella paradossale della prima poesia, sia quella fantastica della seconda, sia quella più drammatica della terza.  C'è sempre una movimento sequenziale anche nel testo, che va avanti per piccole tappe, ritagliandosi nel tempo-senza-tempo e nello spazio-senza-spazio della poesia un suo tratto ben definito.  Tempo e spazio sono vissuti, marcati e definiti da una personale dimensione psicologica, che appartiene certo all'autrice, ma che viene poi ri-costruita dal lettore a modo suo.  Un racconto insomma, non fine a se stesso, ma semplice mezzo per esprimere la poesia che l'autrice vuole esprimere.  Anche qui è evitato il pericolo di una commistione fra i due generi, come accade spesso di vedere, quando l'uno non prevale mai sull'altro e ciò che ne sortisce non è gradevole né in prosa né in poesia: qui il testo si caratterizza per il verso, per la dimensione poetica e il racconto è solo uno strumento per esprimere questa dimensione.

  

  

  

Gli scherzi della mente

  

Personaggi di una bella società

esibiscono impeccabili figure,

ben vestite, su pinguedini incipienti,

primi attori di commedie brillanti

e prime donne attente ad apparire,

occhi grandi dal trucco, bocche vive

di rosso, sorridenti, compiacenti...

Buffo campionario umano scintillante

ed un sogno, irraggiungibile per molti.

La mente, intanto, gioca col reale.

Ne ridisegna i tratti, irriverente,

cambia scenario, assolda nuovi attori.

Dietro le belle stoffe ventri deformi

e enormi gli occhi nei volti consumati.

Preme intorno invisibile e silente

un esercito di ombre sconosciute,

anime prive di un volto e di una storia,

lì, in attesa di imparare a recitare.

Gli scherzi della mente!

Senza riguardi spoglia la realtà,

mette a nudo sepolte verità

che ora, confuse, sotto il riflettore,

non sanno più che ruolo interpretare.

Sul grande palco, in vorticose danze,

sono intrecciate colpa ed innocenza.

  

                        18 ottobre 2002

  

La stella cometa

  

Il cielo fu oscurato

dalla candida, tenue luce

di una stella cometa.

Fu riposto in piccole mani

il destino del mondo.

Piegarono i saggi il ginocchio.

  

Solcano, oggi, la notte

strani congegni e astrusi

lampi che non sono stelle.

Un turbinio impazzito

che sconvolge il ritmo antico.

I novelli Re Magi

restano disorientati.

  

Hanno gli occhi puntati

nella profonda oscurità,

dove più chiara appare

quella sopravvissuta luce,

quell’indistinta scia

che non si stanca d’indicare.

  

Per seguirla,

a testa alta, sicuri,

attraverso

i desolati confini

della terra

e della solitudine.

  

                        5 ottobre 2002

  

Speranza di farfalla

  

Muta, rannicchiata

tra il vecchio gradino

di marmo ingiallito

e il muro crepato.

  

Nella luce accecante

di un’assetata estate

canti, gridii assordanti

di cicale impazzite.

  

Dietro il pigro ondeggiare

di ricadenti rami

confuse chiazze rosa

di oleandri lontani.

  

Sopra, squarci di azzurro.

  

Misuro il mio respiro,

arresa alla calura

e ad un filo di seta

che attorno a me si chiude.

  

Bozzolo invisibile,

speranza di farfalla

che ancora non è pronta

per spalancarsi al cielo.

  

                                    Guasticce 29 luglio 2002