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Franca Marianni
L'ora di grazia
Non riducibili le forme di vuoto, l'inutile affanno a celare crepe nel muro o ganci d'appoggio, dove la stagione è passata con tracce d'abbandono. Ho chiuso la porta in odio alla luce, astuta a frugare angoli oscuri e pudori. E' quell'ora di grazia in cui tutt'uno appare la storia: il mio, il tuo dilemma di essere spazio nel tempo o il pulviscolo che brilla sui vetri, leggero come fumo d'infanzia.
Invito Obliquo, il volo della tortora qualche volta a sera taglia tetti e antenne come invaso da furore. A seguito lo strido indiscreto di chi ha imparato che a nulla serve il silenzio perché lo sparo è in agguato anche fuori di mira. Lassù fa nido sotto gronde trascoloranti o parabole in vista dove il lamento a tempo è strategia o monito che interroga il cielo...
Non altra voce nella sera, ma l'aria che filtra tra spazi vuoti ha ancora esempi da offrire di umile invito.
Il poco che resta
Non varchi per la finestra aperta non spazi tra l'oro autunnale e l'umido dei lunghi mattini fermi in orbite un poco desuete.
Non giochi umani tra lampi di passato e nebbie gentili che i colli piovono con grazia a smorzare povertà di doni.
Il poco che resta di sogni non guasti è ancora placido cielo, dove gli astri per finta vanno a morire.
Franca Marianni è insegnante e vive a Novara
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