Andrea Masotti

  

 

   

   

  

  

  

Andrea Masotti è nato a Bologna nel 1953, ha frequentato il  Liceo Classico, ha conseguito la Laurea in medicina ed esercita la professione di medico. E’ sposato ed ha tre figli.

Durante gli anni del Liceo ha iniziato a scrivere, in particolare racconti di genere fantascientifico o fantastico, uno dei quali: " La maschera d’oro" pubblicato su una rivista nel 1973.

In seguito ha prodotto elaborati di vario genere, una raccolta dei quali ( racconti, poesie ed un atto unico teatrale), pubblicati in un volume ad uso personale con il titolo "La città fredda" nel 1994.

Ha partecipato ad alcuni concorsi letterari ed è stato segnalato al Premio Cesare Pavese Vallebelbo sez. Poesia-Medici nel 1988 ed ha ottenuto il 1° Premio per la sezione Narrativa al XXXII Premio Nazionale Silarus nel 2000 con il racconto " Le acque di Adrumeto".

Indirizzo di posta elettronica: bnmaso@tin.it

   

   

Commento ai testi

  

La vita concepita come palcoscenico nella quale "Moltitutini ipervariopinte / entrano ed escono" ci dà una traccia interpretativa della poesia di Masotti, uno che vuol starsene in disparte, intimamente disgustato e frastornato dal complesso carosello della vita, di questa concezione che rende onnipotente l'uomo e lo illude di essere infinito, che la fine sia sempre degli altri (Està tiempo / mucho tiempo mas.") e che pertanto ci si può permettere il lusso di sprecarlo, il tempo.

Anche nella seconda poesia, che pone l'attenzione allo svilimento dei valori femminili) troviamo la figura a margine, fuori dalla scena, in questo caso la donna (che simbolizza in sé i valori della vita pratica, della concretezza, della comunicazione, dell'eros vitale ), figura che l'uomo ha compresso in un ruolo marginale, succube, quasi una cosa, rifiutandola come portatrice di valori antropologici.

E' desolatamente sola nello scempio ecologico del 1994 anche la terza figura, che si aggira per i pozzi petroliferi del Kuwait fatti saltare in occasione della guerra del Golfo (e ci pare opportuno questo richiamo, coi tempi che corrono).  Ricordiamo ancora il bellissimo film-documentario di Herzog, strutturato sullo stile dell'Inferno dantesco - che ce lo facciano rivedere, invece delle cretinate che la RAI si è condannata a mostrarci in prima serata... 

Tre quadri simbolici per descrivere tre aspetti dello smarrimento, della fatica di vivere in questo mondo truccato e ferreamente dominato dalla legge della forza, esattamente come all'epoca di Eva, la prima madre.

  

Precisazioni dell'autore

  

Lo scritto " Dalle tenebre ", sicuramente piuttosto ermetico, è rivolto a mio padre prematuramente scomparso, anche se la figura è ambivalente e alle spalle può celarsi il Padre Celeste.   Mio padre era stato diversi anni in Spagna e perciò compare la lingua spagnola.  Le ultime parole che si rivolgono ad un tempo concreto, il tempo da vivere in questo mondo, lasciano intendere quanto quest'ultimo possa essere prezioso. 

In tutte le tre poesie, in coda al pessimismo che certamente è un mio tratto fondamentale ho lasciato aperta la porta della speranza: in " Eva la prima donna" è ella stessa col suo calore umano,con la sua affettività indistinta, con le sue mani aperte a tutte le razze, a chiudere i versi; ne " Il deserto del Kuwait" le percezione o almeno il dubbio che le pietre parlino, che vivano, e che mani più sapienti di quelle umane ci aiutino a percorrere la nostra difficile strada.

Del resto ricordo proprio di uno scrittore di lingua spagnola,  J L Borges, le bellissime parole nei " Fragmentos da un evangelio apocrifo": - Que la luz de una lampara se encienda aunque ningun hombre la vea. Dios la verà - Che la luce di una lampada si accenda anche se nessun uomo la vede. Dio la vedrà.

(l'Autore)    

  

  

 Dalle tenebre

  

Padre mio

so

che dalle aride tenebre senza occhi

non ti commuove la mia sorte

el Es el Fue y el Serà

vedi.

Moltitudini ipervariopinte

entrano escono

sotto archi soleggiati

e di ogni palpitare tragico

conosci l’inganno.

Fu un regista gitano

sotto un cielo troppo azzurro

ad architettare ogni storia

nella tavolozza di neve

e ad ogni comparsa che indugia incerta

tra masse vocianti

grida "partecipa" "corri"

o se stanco "esci,

il copione è libero"

ora un bambino o un vecchio

possono sentirsi uomo

ora chi ride forte

può dubitare.

Una clessidra inceppata

misura il tempo,

violini suonano.

Està tiempo

mucho tiempo mas.

  

 

Eva la prima donna

  

Eva donna nera fu la prima

calda, rassicurante

attraversò aride radure

e tacque.

Prima di danze prima di sguardi obliqui

incontrò bipedi ossuti che inciamparono nelle sue radici

come steli di giglio gli Dei si alzarono

lungo sentieri assolati.

Eva non seppe ridere

denti bianchissimi tagliavano le canne

lacrime pulivano la sabbia

Né fu felice

lo specchio delle acque non parlò Eva bevve il cristallo

e cagna molti e molti partorì

i seni avvizziti dispensarono latte.

Altri vennero

ne infangarono il nome

audaci e ingegnosi oppure ottusi che spesso compresero di più

la distesero sotto i ciottoli del fiume

cantarono guerra, la madre dimenticarono.

Alcuni uccisero

Eva non approvò, non seppe.

Pazzia li rese celebri

furono angeli con la chioma d’oro, furono giganti nelle cave dei monti

gnomi di foresta, centauri arditi.

Eva fu prima, calda, rassicurante

Eva madre che sapeva amare

Le palme delle mani bianche

Eva le mani nere fu la prima.

  

 

Il deserto del Kuwait

 

E’ come se vivessi e parlassi in un deserto

di cui sono parte

pietra tra le pietre

dalle nubi filtra spezzato un raggio di luce

sono senza amici

sono senza motivi

sono.

Che sia questa la prova?

E perché una legge ferrea

ma arrugginita

resiste?

Né il giudice né il boia

possono fermare il battito del cuore

sempre che batta

senza testimoni.

Ho sete

sugli occhi e sulla lingua

piove smog oleoso

luogo arido

luogo spietato

resisterò

finchè a un prossimo raggio di sole

vedrò uomini spegnere i pozzi

e non pietre

e nuova pioggia

scorrerà tra i sassi

e ci libererà.

Forse le pietre parlano

battono ritmi interminabili

forse non sento

forse nel sonno

forti braccia mi sollevano

e mi trasportano

lungo una strada.

  

  

L'autore gradirebbe ricevere note e osservazioni sulla sua poesia al suo indirizzo personale: bnmaso@tin.it

  

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