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Notizia bio-bibliografica
Andrea Paganini è nato a Poschiavo [1]), nel Canton Grigioni, nel 1974. Ha frequentato la Scuola magistrale a Coira e si è laureato in lingua e letteratura italiana, storia e storia dell'arte, presso l'Università di Zurigo. Ha conseguito il diploma dell'Höheres Lehramt (formazione per l'insegnamento nei licei), sempre all'Università di Zurigo, dove ora sta terminando il dottorato in letteratura italiana. Opera nella scuola già dal 1995 con supplenze, esperienze di aiuto alla docenza ed ora insegna lingua e letteratura italiana al liceo Enge di Zurigo.
Ha pubblicato numerosi studi critici, ricerche letterarie e storiche per quotidiani e riviste «Rassegna Europea di Letteratura Italiana», «Nuova Umanità», «Cenobio», «Versants», «Almanacco del Grigioni Italiano», «Contract», «Giornale del Popolo», «Il Grigione Italiano», «Quaderni grigionitaliani»...
Nota ai testi
Le tre poesie presentate al premio Turoldo, documentano l'impegno etico e religioso del poeta, come d'altra parte si nota subito scorrendo la bibliografia delle sue pubblicazioni e le riviste con le quali collabora. Un impegno difficile perché, come da sempre sosteniamo, le poesie religiose e poesie d'amore sono fra le le più difficili - l'amore è spesso trattato in un modo troppo banalizzato, letterario, insipido, mentre la poesia religiosa spesso sconfina nel moralismo e nella retorica. Il nostro autore cerca di tenersi alla larga da questi difetti e a nostro avviso ci riesce bene, anche se dobbiamo appuntargli un verso stilisticamente un po' vetusto, che molto risente degli studi umanistici nei quali peraltro si sta perfezionando. Non che questo sia proibito da qualche canone di modernità, ma è innegabile che può procurare un senso di disagio leggere delle cose, pur pregevoli, nello stile di molti anni or sono. Detto questo, che è la parte più severa della nostra critica, dobbiamo anche dissentire dalla critica di Massimo Lardi (vedi oltre), laddove scrive che i testi del Paganini sono di difficile comprensione a una prima lettura: a noi non sembrano difficili: ci sembra che il linguaggio usato sia (al di là di qualche vocabolo un po' vetusto) abbastanza accessibile, non diciamo per uno sprovveduto ma per chi legge, anche saltuariamente, testi poetici. Per il resto siamo d'accordo con Lardi e rimandiamo pertanto alla lettura del suo approfondito commento (inutile ripetersi) che tenta anche una breve analisi testuale. Apprezziamo di Paganini questa presa di posizione chiara e decisa per una poesia "etica", la sua riflessione sulla parola (banalizzata, massificata, vittima di una caduta assiologica e decaduta anch'essa a balbettìo che esprime soltanto il vuoto o al massimo la nostalgia di senso, non oltre), e senza dubbio sottoscriviamo e ammiriamo il suo, per così dire, "programma" che, ci pare di capire, è un impegno che si volge anche sul campo della linguistica, oltre che dell'estetica e dell'etica. Infatti il linguaggio delle tre liriche è alto e molto ricercato.
Rivelazione
Alla prima lettura, la comprensione letterale delle
liriche di Andrea Paganini è tutt'altro che facile. Ma esse creano
subito un'aspettativa, danno la sensazione che c'e sostanza e
profondità e perizia tecnica. Scoprire queste qualità è una sfida a
cui non riesco a sottrarmi.
Note
[1] ) Poschiavo è una cittadina della Confederazione Svizzera, capoluogo dell’omonima valle nella quale si parla l’italiano e un dialetto di radice lombarda, situata presso il confine di Tirano (So), ai piedi del Passo del Bernina e nei pressi di un bellissimo lago (L. di Poschiavo, appunto). |