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4° classificata al premio D.M. Turoldo, 1° edizione - anno 2002
Poetessa, traduttrice e saggista, è nata a Salerno nel 1960. Si è laureata nel 1988 in Lingue e Letterature Straniere presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Salerno con una tesi sulla poesia di Sylvia Plath. Dal 1995 vive a Oxford, dove insegna Letteratura Italiana al St. Clare’s College e offre ‘tutorials’ in Letteratura Comparata presso il St Catherine’s College (University of Oxford). "Trans" (oltre-al di là) è una radice significativa per la nostra autrice, che da tempo si adopera attivamente nel campo della “transference” poetica, intesa come possibilità della poesia di oltrepassare i limiti geografici e individuali, per divenire uno strumento di incontro, di dialogo pacifico fra differenti culture e tradizioni letterarie. Citando le sue stesse parole: " …la poesia non è e non può essere confinata alla mente in dialogo con sé stessa: anzi, la poesia è una forma di intersoggettività dialogica, vale a dire, la spinta per riconciliare, per depositare i nostri ‘segreti’ nelle mani degli altri, conoscendo la difficoltà di tale impresa comunicativa". E i versi della Passannanti con originalità colgono e ci consegnano quella dimensione segreta e misteriosa che, in fondo, è l’essenza profonda dell’esistere.
Nel 1993, ha pubblicato con l’editore
Ripostes l’antologia di poesia britannica contemporanea Gli uomini
sono una beffa degli angeli: (Rispostes, con una co-prefazione di
Blake Morrison); R.S. Thomas, Liriche alla svolta di un millennio
(Manni, 2000).
Dal 2001, è la coordinatrice per il Regno Unito della manifestazione Dialogue Among Civilizations Through Poetry (www.dialoguepoetry.org) dell’ UNESCO promossa e organizzata da Ram Devineni.
Nel 2002, ha completato un PhD presso lo UCL (University College London) realizzando una tesi sull’opera di Franco Fortini con la supervisione di David Forgacs.
A cura di Maria Teresa Lupo
Bibliografia:
Opere di poesia:
· Noi Altri, in I 5 Poeti del Premio Laura Nobile, Scheiwiller Editore, 1993 · Macchina, Manni Editore, 2000 · Exstasis, Lieto Colle, 2003 (in fase di pubblicazione)
A curato e tradotto:
Commento ai testi
Abbiamo scritto altrove che la poesia di Erminia Passannanti, pur essendo influenzata da elementi tipici della poesia anglofona, esprime (quasi per reazione?) una peculiarità latina, fatta di eros-forza-vitale ed energia, di guizzi e vitalità maturati al sole, pregni di intenso sentimento. Ne risulta una poesia certo caratterizzata da alcuni elementi di iperriflessifità, cerebrale in alcuni punti (senza connotazioni negative, peraltro), ma assieme passionale, appassionata, di una passione senza retorica che scaturisce da un gioco di contrasti, in un contesto però ben strutturato e sempre caratterizzato da un alto senso dell'equilibrio. Insomma, un bel crogiolo di emozioni sotto l'apparenza di uno specchio d'acqua tranquillo. Le poesie inviate al premio, ci confermano questo approccio mentale diretto e intenso alla materia da "narrare", rude a volte come nell'attacco de Di notte, tale da rendere reali anche le metafore così che l'intensità delle immagini (l'azzannare alla nuca, fare "incursione" nei sogni, il "mordere", ecc.), specie nella prima poesia, crea un effetto di realismo, o meglio di sur-realismo che però viene collocato in una dimensione di dialogo affatto immediato e di impatto comunicativo. Un poco diversa la seconda poesia, questa sì surrealista toto modo, che sembra ambientare una scena di Buñuel, mentre nella terza l'esplicito riferimento alla poetica dell'autrice, viene invece abilmente tentata in una rappresentazione scenica (lo specchio, in qualche modo) come mossa per sottrarre al composizione a un certo argomentare saggistico che potrebbe innescarsi prendendo l'argomento di petto. In tutte e tre le liriche fa da coesione l'elemento della femminilità, dell'Io-donna in relazione con il Tu-amante o il Tu-mondo. L'accento però è fortemente posto sull'auto-interrogazione, anche laddove, come nella prima, l'interrogazione è senza dubbio rivolta anche all'interlocutore diretto. La riflessione è pertanto focalizzata sul carattere della femminilità, in senso universale, non sull'Io personale dell'autrice. Ossia, ci sembra che l'autrice voglia a suo modo narrare la storia dei rapporti della donna, dal di dentro della sua psicologia, con il fuori che è mondo, relazione, e difficoltà di comprensione, frustrazione di essere incompresa. Il movimento è da ---> verso, pur nella rudezza e nel rimprovero, un tematizzare la relazione donna-mondo in una sorta di rivendicazione ed orgoglio del femminile, non da vittima ma da protagonista. Mettere in versi un tema del genere non è semplice, perché purtroppo lo abbiamo ampiamente mistificato, sociologizzato, deformato, frustrato nella sua genuinità, piegato a un pour parler di massa, catturato spettacolarizzato e banalizzato dai mass-media. Questo ci sembra, un merito e un risultato di grande rilievo in queste tre liriche, capaci di rendere di nuovo poesia la femminilità, il suo ardore, la domanda che il femminile soltanto può muovere.
Le icone poste in calce alla prima e all'ultima poesia sono dei "link" a due acquerelli disegnati dall'autrice e commentano in un certo senso i testi (o almeno sono apparentati ad essi). Anche nei dipinti si può notare la problematicità di questo andare-verso il mondo, l'altro-da-sé, ossia dal maschile, ma insieme ritrarsi, in una sorta di esperienza che l'autrice stessa indica come "psicotica" e che è uno dei fondamentali drammi della relazioni interpersonale e dei rapporti fra i sessi oggi.
Se fossi stata unicamente tua quale infelice animale avrebbe fatto incursione nei tuoi sogni disturbato i tuoi giorni azzannandoti alla nuca
l'inquieta faina il gatto selvatico l'avida lupa?
Se sul tuo collo e sul tuo petto esposto - azzurro e lacrimante come il corpo di Cristo avessi lasciato il mio morso
se prima di sera e prima della notte con sospiro affannoso - l’ origliare sommesso alla mia porta t'avesse informato
senza possibilità d'errore della mia vera natura (questa ferita aperta) a chi - altro da te - non uomo, né bestia, avresti chiesto di porsi disarmato all'ascolto?
Oxford, 19. 4. 2002
‘Richieste’
richieste di ciascuno
devozione di un’allocuzione
- Potremmo pernottare qui, che ne dici?
due magre mani su un vassoio di marmo
poi fuori dal nulla
ingannevole, come la visione
Siedo qui immersa nelle mie reveries - i seni tratteggiati, le membra svogliate e torte, minorata che regge una posa all'ultima moda
restauro - lupus in fabula - storia che riaccade (ovvero refrain di fonosimbolismi che dicono l'Essere "E", il Corpo "C", la Vita "V", la Morte "M" tra alternate cause sillabiche)
esplicita d' intenti – che svolgo asimmetrie - parole dalle vaghe etimologie, nebbie di rei componimenti (malagevoli all'uso).
Il mio impeto è un gioco - innocua la metrica che innesca suoni impropri rinnegando la forma canzonando l’altrui foco.
Oxford, 13. 1. 2002-01-14
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