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Antonio Gavino Sanna
IL CORAGGIO DI VIVERE
Verrà il coraggio di vivere un giorno accompagnato dalla morte, annunciato dal maggiordomo dell’ultima scaduta immortalità verrà, questo coraggio, un giorno, e sarà l’improrogabile orgoglio di guardare dritto in faccia la vita e la necessità dunque d’esser forte di tenere il bastione, l’ultimo senza insegne, senza nome: la battaglia essenziale. Non come a vent’anni forte che si è incazzati e felici e disperati, ma forte come in un duello al coltello attento a non cedere a calcolare le forze a contare i respiri con la calma del dottore. E sarà... un calmo sgranare il rosario dei giorni come chicchi di caffè profumato, un bilanciare i passi della corsa, perchè corsa sarà sempre e comunque ma coi muscoli attenti coscenti del minimo calare sapienti nel ridurre gli sprechi e l’arco di applicazione. Ecco: sarà pensare che anche l’ultima piuma di respiro consiste di qualcosa, nel suo niente, e può volare.
LA TUA FIGURA
Graziosa la tua figura mi accompagna a passi lievi, cappottino rosso piccoli guanti bianchi e viso appena mosso da un sorriso negli occhi e sulle guance, caro sorriso dolce compagna. La tua figura danza sul filo d’orizzonte, in equilibrio sull’amore, sulla vita, quattro dita esili d’inchiostro in mezzo a sbaffi di mare blu cobalto, vermi di ciminiere, catrame, palazzi ad alveare, solchi grigi, rossi, ferraglie e vanità: groviglio colorato della matassa del mondo senza cima né fondo. Ti vedo là: punto di fuga di tutta la mia vita, ti vedo nuda, vestita d’un prato verde che ti fa rugiada. Svanisci e non svanisci - dovunque io vada, ti vedo – nel velo d’aria rarefatta che ascende, quasi miraggio, e ti fa danzare; danza per me, ti prego, danza ancora, io non mi stanco di guardare.
VORREI BERE IL TUO FIATO
Vorrei bere il tuo fiato che esala dai misteri concavi del cuore il tuo fiato che porta calore di sangue sulle labbra e asseta il mio sangue il tuo fiato soffio di una dea crudele tigre sorridente soffio che rapprende in me il granito del tormento e il miele dell’orgasmo
vorrei bere il tuo fiato che esala come da una fornace di profumi d’oriente canto dell’oblio richiamo di sirene
vorrei bere il tuo fiato per morire vorrei bere il tuo fiato per vivere vorrei bere il tuo fiato per tremare la tua vicinanza è dolore di un rimpianto muto se non ti posso toccare.
Antonio Gavino Sanna abita a Roma
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