Antonio Zavoli

   

   

   

   

   

   

 

 

 

 

 

Nota bio-bibliografica

 

Vive a Rimini, dove svolge la professione di avvocato. Ha pubblicato quattordici libri di poesia: Taccuino (Ed. Maritain,1965), Questi giorni (Ed. Maritain, 1968), Pensieri d’amore e di rabbia (Ed. Cultura, Firenze 1970), Viaggi e altre speranze (Ed. Maritain, 1974), Un amore, una svolta (Ed. Maritain, 1980), La cenere della pipa (Ed. Forum, 1984), Cono d‘ombra (Ed. Forum, 1987), Dies irae (Ed. Forum, 1988), Conclusione provvisoria (Ed. Forum, Premio Quinta Generazione, 1988), Quaestiones (Ed. Senigallia, Premio “Senigallia” 1988), La chiave di vetro (Ed. Sikania-Utopia, Premio “Sikania”,  Ragusa 1989), Decifrare il respiro (Ed. Forum, Premio “Romagna” 1989), Quante sere (Ed. Bastogi, Foggia-Roma 1992), Pioggia (Ed. Il Ponte vecchio, Cesena 2001). Ha ottenuto riconoscimenti in vari premi letterari vincendo: il “Pezzani” (Parma, Pres. Giuria C. Zavattini); “La montagna” (Camerino, Pres. Giuria M. Petrucciani); “Senigallia” (Senigallia, pres. Giuria C. Bo); “G. Gozzano” (Belgirate) “Lioness Milano al cenacolo” (Milano); “Romagna 1986” (Bagno di R., Pres. Giuria D. Cara); “Montale 1986” (Roma, Pres. Giuria M. L. Spaziani); “Berceto” (Berceto Parma); “Sikania” (Ragusa). Si sono occupati della sua poesia: Giacinto Spagnoletti, Mario Petrucciani, Maria Grazia Lenisa, Carlo Villa, Giorgio Barberi Squarotti, Domenico Cara, Inisero Cremaschi, Giorgio Luzi, Gilda Musa, E. Malagò, M. G. Zamparini... Dirige dal 1984 la rivista di letteratura e poesia La Rosa, edita a Rimini.

Notizia tratta da: http://www.labirinto.com/calypso/poesia/biografia168.htm 

  

  

Commento ai testi

  

Una poesia intensa e ben costruita, che mi trova in sostanziale accordo con i lettori che hanno inviato i commenti (... e che lettori: mi pare di leggere dei nomi familiari, come G. - Giorgio Barberi? - Squarotti, lo scrittore Pietro Meldini, M. - Mario, il critico? - Petrucciani, la scrittrice e saggista M.G. Lenisa, lo scrittore Ferruccio Ulivi...).  Sicuramente essi più di noi potrebbero in maniera adeguata presentare i lavori di Zavoli, e senz'altro consigliamo i lettori di integrare questa nota con le osservazioni fatte da questi studiosi.

Noi abbiamo creduto di vedere, in questi versi, la tematizzazione dello smarrimento dell'uomo davanti al nulla, che ovviamente è anche un tema antropologico-filosofico, ma qui affrontato dall'autore, tramite la metafora del viaggio (circolare, è l'aggettivo acutamente richiamato da Meldini), della ricerca interiore.  La metafora è quella di Ulisse,  l'eroe che per divina sentenza vaga di mare in mare, di popolo in popolo e, giunto finalmente a destinazione, invece di appagarsene si nevrotizza e da sé riscrive la sua condanna, quel nuovo vagare che sarà poi ripreso da Dante nel celeberrimo canto dell'Inferno.  Una metafora quindi antica e sempre moderna, che ha ispirato fondamentali capolavori (basti pensare a Joyce).  Ma il viaggio, come concetto, è in se stesso già metafora, non è mai solo fisico ma sempre anche mentale.  Il poeta si ispira a un suo viaggio reale, così ci pare dagli accenni geografici e a qualche verso della quarta poesia, ma il viaggio reale, paradossalmente, è la vera metafora: ciò che nella realtà e nel dramma di una faticosa ricerca  procede-verso indugiando, come imbrigliato in una sofferenza interiore, è l'Io, è la psicologia del protagonista.

Qui la ricerca non è certo un luogo fisico, ma un centro antropologico, una verità che metta il punto fermo, che spieghi tutto, poiché la parola non lo può più fare (decaduta, svuotata, travolta da un moto apocalittico), perché "la notte del vero ci frantuma la parola", come scrive in quel verso in francese (probabilmente una citazione, ma non ne conosciamo l'autore - ci verrebbe da pensare, a naso, a Maritain o a qualche filosofo personalista).  Il sostrato di questa poetica, come giustamente rileva Squarotti, è una "estrema forma religiosa", qualcosa che sta al confine fra mito, esistenza e ragione (pur non indulgendo, come rileva Ulivi, "a nessuna provocazione esistenziale"), in quel dibattersi - certo non intellettualistico o cerebrale, tipico della frenesia del pensiero moderno - dell'Io fra le domande che il mondo pone e che sembra quasi concretizzare nelle forme, nelle figure, nei paesaggi.

E' sostanzialmente un porsi primitivo davanti a tutto questo, un cercare attraverso il nesso della poesia un collegamento, un filo rosso fra Io e mondo.  Fino a giungere al confine del navigabile (Finisterre, evocata non solo come luogo geografico, ma anche etimologico) e di nuovo riprendere il viaggio, "oltre le soste, i ritorni / i nascondigli e le fughe".  Sapiente costruzione dunque, solida, di notevole resa poetica, ben congegnata anche nell'allusività delle immagini.

   

   

Viaggio verso Santiago

   

cerco sereno nel mio cuore

con occhi vuoti, con mani vuote

come fermare l'orizzonte

farne una striscia, un territorio di confine

ove stendere bianche lenzuola a sbiancare di  luna

cadute le poche parole

  

cerco nel bianco sogno

come stendere l'orizzonte vuoto

farne una striscia di luna in cui sbiancano le parole

come ciuffi di canne e piumini

di uno stagno fermo e quieto

  

sulla fronte il dolore maturo prima del volo del sonno

dove tutto gela in silenzio

i capelli si intrecciano in lenti movimenti ignari

di quel che ci è negato

  

la nuit de veritè nous coupe la parole

la rivelazione dell'essenza

una frattura che lacera il razionale

ne trae un senso in più, anzi il senso

per il prossimo mattino bianco del cielo vuoto

  

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le forme muoiono sotto la pressione della vita

soli reggono i recinti di sogno

grandi passi che misurano

una distanza riluttante percorrendo

la pianura delle cose impossibili

  

le nuvole oggi sulle montagne

ammonimento imponente e confuso

come alito della parola divina

su questo debolissimo bersaglio

che teme di smarrirsi, inciampa alle soglie

  

mi chiedi la freccia che colpisca il segno

ma tirare le corde non tocca le cose, non le penetra:

la farfalla notturna si brucia senza capire il fuoco

  

l'immaginazione ha bisogno di deserto

anche di silenzio, perché il compito è infinito, è folle

non ha linee rette, né riposi

si sovrappongono gli itinerari sofferti

che puntellano la ribellione

   

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il vuoto contiene il vero, luce coagulata

ma il bosco è innumerevole, ammutolisce i bisogni

in una calma parassita che attende solo la sera

ho con me vari espedienti per evocare mondi diversi

ma poi ricevo messaggi in aramaico

e io so solo un poco di inglese:

così credo nel particolare, insignificante per definizione

  

parole ripetute fino alla nausea per darmi conforto, mentre

il pellegrinaggio degli altri non m'appartiene, mi turba

con una gioiosa insistenza che rivela l'occasione

  

vengo da molto lontano, ho ragioni inattendibili

per essere qui, e questo mi spaventa

nella continua storia di agguati

che mi tende il vero, celato dietro il bello

  

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questa mattina ho visto un arcobaleno bianco

altissimo sul mondo, anzi sul cammino

la vita curva, di fango e sole

nell'ingrossarsi del respiro

lo spazio moriva senza rimpianti

  

il vento increspava il mare

a Finisterre, ultimo baluardo

davanti all'impotenza e al dubbio,

fine del cammino

il dolore che rimane a raccontarmi l'altra faccia della notte

abbiamo acceso il fuoco

sulla spiaggia, con gli sterpi della riva

e di fronte al miracolo non avevo strade

solo un difficile divagare nel silenzio vivo

  

l'ansia della condizione invincibile, sale alla gola

dolce mania del mistero

compagna fedele oltre gli uragani barocchi

oltre le soste, i ritorni

i nascondigli e le fughe

    

  

Commenti

  

una  poesia alta, filtrata da un linguaggio solo apparentemente comune, in realtà frutto di un duro lavoro sulla parola, la metafora, le immagini sapientemente costruite.                 Prof. Mario Gambini

  

Una poesia alta, che ricorda nella sostanza Turoldo, che guarda oltre, che cerca dentro, nella dura ricerca del limite e del significato.  Una poesia matura, fuori dei facili luoghi comuni, a volte addirittura aspra nell'ardua confidenza che vuole assolutamente esprimere.  prof. Luigi Sangiorgi

Il sentimento della vita che Zavoli esprime è conseguente e rigorosamente indenne da ogni mistificazione, senza indulgere neppure a una provocazione“esistenziale”; puntualizza un rimpianto enigmatico e un presagio senza approdi, con “rigore ostinato”, inaccessibile a ogni indulgenza dolorifica.  Leggerò il suo lavoro d’ora in avanti con l’interesse di un’ardua confidenza. - Ferruccio Ulivi 

con la sua poesia Zavoli tocca un vertice, dando un raro prodotto alchemico di tutte le sue precedenti esperienze, come se, viaggiando, via via, si fosse liberato di tutti i pesi inutili, in una sorta di purificazione linguistica ed intima.   MARIA GRAZIA LENISA

Chi conosce tutto l'iter della poesia zavoliana, sa che grande conquista e' per un poeta il grido della sua autenticita'.si giunge per questa strada alla "violenta illuminazione", indicata da magris per trakl: l'unica capace di mettere in luce il valore della poesia che deve restare "marginale e perduta", per essere così quella "grande e inutile passione" come la chiama antonio zavoli. -  M. Petrucciani

Ecco che il viaggio arriva nel punto focale che e' il cuore di queste ultime poesie. Pellegrinaggio come prova, come accettazione dell' irrealta', conversione senza pianificazioni, fino a divenire metafora del desiderio e della solitudine, estrema forma religiosa.  -  g. Squarotti

'Quella di Zavoli è una poesia circolare che unisce ad una sorprendente densità di temi una rara semplicità di mezzi, a una sincerità assoluta un eloquio asciutto e pacato, alla ricchezza e alla perentorietà delle immagini la coerenza del tono. - Piero Meldini