Fabrizio Allione     

                          

    

 

 

 

Estratto da L’androide,

(parte IV, opera in versi inedita)

 

piano piano apparecchio il plenilunio del sensazionale,

accolgo col garbo sfatiscente il perversìo 

in irrazionalità del dare e dell’avere

di librante memoria omerica, e per il sapente parlottìo

di professori in camice-piovra superlativizzante

mi accorgo che mi scavo la bara nell’anima

sorprendome in occasione devolutivante e

per pauli secundi mi avviene percossando

il mistero sempreterno che non farò nulla di buono

con la letteratura, ingabbiandomi con una storia

insegnatami micidialmente mentale:

mi mancano anni in cui non svuoterò

l’incapacitare il nemico

che è uno con me, rassicurantemi

in che la luce non è tutta sicura, se il nero la forma

ed è sinistro, perché non si fa morale

nella sua destrezza di domarsi

al di là dei sogni, compartorendo col suo sonno di cosa.

una sequenza d’osannanti postvisioni

finente col fare odiare il generatore

perché non si vede la smorfia liricizzante

“duin’ the speakin’ smell”[1]:

citarsi s’accorda all’idea che sei comunque

comprensibile, anche solo appendendo

il collo a una pagina invisibile e soffocarsi

per la prepotenza di voler comandare

il mondo dall’interno della sua suggestione.

per chi almeno una volta ha sorvolato il suicidio

alzarsi al mattino è un affare di grande stile.

per una virtualità che ti chiama vivo o morto

mi sento in debito con gli scatafasci dei giusti

ed è per questo che m’invade il sospetto

che c’è una certezza funzionale

in tutta ‘sta onnipotenza di comunicazione possessiva.

credete allo stomaco che vi labirinta dal mondo

e può liberarvi dalla via prima,

presa per scacco nello sbocco minimo dell’empatia:

siamo eredi di un tempo in avvallo di una politica

di semprepurtroppo curabilissima malattia.

 

Nota

[1] trad. “Facendo puzzare il parlare”

 

 

Fabrizio Allione è stato vincitore lo scorso anno per la sezione "under 25".  Vive a Rondissone (TO)

Commenti pervenuti  

Piacerebbe ad Enrico Ghezzi, questo vorticoso sussultare di visioni, che Fabrizio Allione propone con un finto disordine, ogni tanto schiarendo l'autonarrazione, come una lampada al neon difettosa, che illumina quando meno te l'aspetti. Magari Carmelo Bene avrebbe saputo declamare la poesia, amplificandone lo stridore interiore. Luca Mingioni