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LASCIA CHE SIA
Accidentate rocce, nascondono tenebrosi pensieri. Macigni, gravanti su animi carichi di autostima, leggeri, ad essi, come piume. Schiacciati, da frane di dubbi, restano i Giusti; rocche d’argilla a far scudo al nulla.
ALBA
Arpeggi di storie – fragori interrotti di visi nel buio. Astrusi segnali d’alba… Sorprende, la leggerezza di un cielo ingabbiato tra antropiche disarmonie; ed è giorno.
RODODENDRI ( Alpenrosen)
Percezioni; lievi carezze; tocchi di rugiadose mani. Rosse chiazze sanguigne. Grigie, le rocce rugose, arrossate, da oscure, ematiche presenze… Stupito, s’adombra, impreparato…. Colore d’intensa passione, lo tinge lo esalta d’amore. Fiorisce l’accigliato monte.
Emanuela Crevato vive a Milano
Commenti pervenuti
Parole che sorprendono per delicatezza ed eleganza, dispiegano l'animo umano come fosse lembo, lievemente adagiato sul paesaggio. Frammenti che ci mettono a nudo, rivelando anche ciò che non vediamo o che non vogliamo vedere. grazie Emanuela, per le emozioni delicate che regali. - Carla Bariffi
Emanuela, con le tue righe così palpitanti mi hai commosso: verità espressa con un lirismo di raro spessore.
Cara Emanuela,
Le immagini rocciose di "Lascia che sia", di Emanuela Crevato, sottendono
qualcosa che la poesia non dice. Forse è il verde che manca alla vista,
non agli altri sensi. Il nulla che chiude, ultimo verso, credo sia un
nulla che si appella da sé, così come la generalità vuole, ma non ne è
convinto, affatto. Luca Mingioni
"Le parole si fanno musica nella poesia dedicata all'alba. Quanta sonorità
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