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Madre
Io divisa da te nello squarcio cruento della nascita come un’eco al di qua della morte e oltre la vita custodisco ancora il segreto. Tu accorri sempre quando senti che di me e te c’è un’ anima sola non madre e figlia né donna e donna ma una sola storia unico sangue che sgorga dagli occhi sbiadito nelle lacrime quando le tue paure sono le mie e i miei dolori sono i tuoi. La danza è ormai iniziata e io ballo ormai da sola sentendo sempre sulla fronte il calore del tuo occhio premuroso. Madre mia vita e speranza sarò sempre tua senza appartenerti mai. Anche adesso, fino a che l’affetto non ritorni a decifrare le lettere dissolte del nostro nome, noi siamo unite come nel primo giorno di luce straziante, altalene che oscillano come pendoli del tempo. Così di nuovo e sempre la mia voce si mescola alla tua e al battere del cuore nel primo grido infantile che giura ancora e sempre amore.
Eruzioni
I miei piedi come ali implumi s’inoltrano nella palude lavica dei pentimenti senza sfiorarla in realtà. La morte non è che un assopimento precario nella mia anima che moltiplica il tormento nelle bolle di lava e dissolve nel vapore dei miei intenti. Le pozzanghere sommerse e incandescenti si calcificano al passaggio del freddo notturno. E anche quando tremano i miei occhi umidi nel pudore della prima luce non desisto dall’umiliarmi ancora.
[Cesserà mai quest’eruzione d’ansia dirompente?]
Il moto dei piccoli giorni infranti
Ingordo, che origine ha la tua vorace impazienza di prendermi il roseo torpore dei miei piccoli giorni?
Il suono della mia voce resta immutato nel replicarsi delle empiree aurore ma dentro nulla conserva il senso profondo del sonno infantile, che ancora m’appartiene. Disperdo i pensieri del tempo trascorso nel grembo della donna-bambina che in me ogni giorno germoglia e verso lacrime al vento, al mare al gelo della mia solitudine. Non più mio il deserto m’avvolge, nel corpo piegato all’oblio la fame tua s’accresce. Non più mia la purpurea innocenza ma schiava alle pendici dell’ombra svanisce sullo specchio d’acqua increspato l’ansia puerile del futuro disatteso.
Adesso che so cos’era ad attendermi il moto dei piccoli giorni infranti ricompone i frammenti tra l’incerta nube e l’ignoto paradiso.
Alice Garofalo, di Ragusa, studia "Scienze e tecniche dell'arte".
Commenti pervenuti
Queste belle e delicate poesie mi hanno emozionato molto, perchè vi ho trovata descritta la giovinezza femminile con grande precisione eprofondità. Claudia Radici
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