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“Da Vecchia”
Da vecchia, ho la speranza che da giovane non ebbi. Fu la mia vita una breve parentesi. Il lamento della poesia. Lo stato d'animo non fluì. Una sola citazione mi accrebbe.
Testimonianza significativa
da una corsia d'ospizio (o d'ospedale).
Io, da ragazza, ancora conservo i segni del sintomo d'allora, e gli onerosi impegni. Quindi, esitante mi porgo con la schiena al vento. Spesso nuda.
Ovvero, flagellata. La lettera, la fugacità escrementizia. Una specie di ricca autobiografia.
Quaggiù serpe, lassù algebrica. L'insperata specie femminile. Portatrice di germe. Al germe, profondamente ingrata.
Erminia Passannanti, salernitana, insegna lingua e letteratura italiana in una università in Gran Bretagna. Ha vinto la seconda edizione del Premio Turoldo (anno 2003). Ha scritto pubblicato numerose raccolte di poesia e lavori di critica. Web: www.geocities.com/erminia_passannanti/inizio.html
Commenti pervenuti
Non è facile immettersi in questi versi della Passannanti, ma ci ho provato perché affascinanti, come affascinante è il tema della vecchiaia, trattato in un modo particolare ed inusuale: “Da vecchia, ho la speranza che da giovane non ebbi.” e dire con coraggio e convinzione questo, è in netta contrapposizione con una cultura (o sottocultura) dominante che rifiuta l’invecchiamento ed i sui segni tentando una cancellazione chirurgica. La poetessa in un percorrere la propria vita ha questa percezione: “Fu la mia vita una breve parentesi./ Il lamento della poesia. Lo stato d’animo / non fluì.” Il dolore emerge non direttamente ma nel “lamento della poesia” dove tutto è trasfigurato, visto a distanza,senza alcun distacco, così si esprime ancora:“da una corsia d'ospizio (o d'ospedale).// Io, da ragazza, ancora conservo / i segni del sintomo d'allora,/”. Il dolore ed il coraggio di dire e di dirsi come stanno le cose. Un percorrere la propria vita fino alla nudità alla flagellazione forse per espiare qualche colpa o solo un senso di colpa : “mi porgo con la schiena al vento./ Spesso nuda.// Ovvero, flagellata.” E poi un finale che pone dubbi:
L'insperata specie femminile. Portatrice di germe. Al germe, profondamente ingrata.
Forse è l’ingratitudine e l’inadeguatezza di una donna di fronte al suo essere (o poter essere) madre, di fronte alla sua possibilità di generare, di fronte alla vita stessa. Una poesia che si distingue dal maschile, per la specificità ed il punto di vista, con cui vengono trattate le tematiche presenti,che un uomo non avrebbe potuto certamente scrivere così. Questo è un esempio di come la poesia femminile porti qualcosa di nuovo, non è certo una poesia che si adegua a canoni maschili o accademici, ma di questi ne porta la storia. Margherita Rimi
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