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SAMARITANA
Hai sete sulla croce di me che sono niente che arida senz’acqua anelo al Dio vivente. Già al pozzo di Giacobbe chiedevi la mia brocca adesso l’acqua viva dal cuore Ti trabocca. E mentre mi disseti Signore onnipotente ancora nel Tuo cuore hai sete del mio niente.
TOMMASO
Incredulo sapevo: la Passione la piaga Ti ha lasciato dentro il petto assurda idea la Tua Risurrezione e pazzo io piagata me l’aspetto. Eppure faccia a faccia c’incontriamo nel cuore riconosco la ferita mi dici di toccare con la mano accosto trepidante le mie dita. Mio Dio, Ti riconosco, mio Signore perdonami, consolami, rimani! Immergo le mie dita nel Tuo amore e attingo finalmente a piene mani.
CENTURIONE
Ripeto la tua frase, centurione e Lui mi lava da ogni mio peccato e mi fa degna della Comunione “Dì una parola ed io sarò salvato”. Sul Golgota sentivi la Sua voce sapevi che bastava quella sola l’hai visto in una sofferenza atroce eppure Gli bastava una parola. Sentivi la Sua voce che diceva “Perdonali!” che è quello che bastava ma amare i Suoi nemici ormai poteva col fuoco immenso e eterno che sognava.
Claudia Radici, di Loano, è biologa ma si dedica alla famiglia e vive a Bergamo
Commenti pervenuti
Il tuo ricorrere alla semplice filastrocca , è quello che serve per aprire le orecchie di adulti e bambini. Continua la tua missione! Lucia Cicchino
Come sempre, porge con garbo messaggi difficili, rendendoli dolci nella loro crudezza. Siamo tutti lì, sotto la Sua croce, attraverso le parole delicate e semplici di Claudia Radici, siamo il centurione, che sa di essere stato perdonato, siamo Tommaso che nella disperazione non riesce a credere che il Signore sia resuscitato... la grandezza di Claudia Radici è proprio quella di proporre dei grandi temi con delicate immagini. Brava, come sempre! - Emanuela Crevato
una voce chiara e distesa si accompagna ai versi che per tematica e composizione ricordano le Gesta Romanorum di Giovanni Raboni, medesima pacatezza e pienezza. Anche qui la voce è la voce dei narranti, un punto di vista che riforma a livello caleidoscopico l'accadimento. Mentre in Samaritana il verso si fa quasi scarno per sottrazioni (come nell'indole del personaggio), nei testi a seguire Tommaso e Centurione il verso si allarga, diviene ancor più discorsivo. La voce del Centurione valica poi il senso del mestiere e dello spettatore e si pone ad un sottolivello più umano, più diretto con l'osservanza del sacrificio a cui corrisponde un gesto di salvazione, bilaterale. I versi sono ben compiuti, senza la foga pro-religio che di norma attanaglia la composizione del tema. Ricorda Mussorgskij "Una notte sul monte calvo" non per composizione stretta ma per il senso che il compositore ateo si trovò ad affrontare ponendosi affascinato davanti alla potenza del gesto del sacrificato e dei sacrificanti. Spero di leggerne in forma più estesa. - Fabiano Alborghetti
"Nel teatro dove si rappresenta il dramma della Passione, l'attenta
regista
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