Giovanni Nuscis   

                          

    

 

  

 

Fiume Santo  [1]

  

Non ci perdiamo

in questa via che tira dritta

spezzata solo da pugni

di case vuote come orbite.

            Ombre di pali e cornicioni tremano

sulla strada, tra serpi di cristallo.

            La città s’allontana, gli occhi

nell’oro d’una rada all’orizzonte;

sorvolando a piedi pari la saliva, asciutta

di campagne affaticate, rustici

ville dimesse, grigie o stinte.

            Fiume Santo, bagno d’uomini

con le torri lì vicino che si spengono.

Centinaia le tute senza i corpi

tra spuma e campi: anime, finalmente libere.

            Affacciati ai bordi di una luce

tagliente, tutto se ne vola

in una pace inquieta d’aria calda.

            Niente e nessuno più si ferma

rallenta, giace per sempre;

persino una scimmia antropomorfa

dopo milioni di anni, si risveglia.[2]

 

          Note

1)  Località, a pochi chilometri da Porto Torres (SS), dove è situata una centrale termoelettrica.  A Porto Torres sono invece presenti gli impianti petrolchimici attivati a fine anni sessanta da Nino Rovelli, ora in  lenta dismissione.

2)  Sempre a Fiume Santo, nel 1993, due amatori raccolsero dei piccoli frammenti ossei di animali che,  analizzati dalla Facoltà di Scienze Naturali di Sassari in collaborazione con l'Università di Liège, hanno rivelato essere appartenuti a coccodrilli, antilopi, scimmie vissute circa 8,5 milioni di anni fa, nel Miocene superiore.

 

 

 

La tivù è spenta…

  

La tivù è spenta.

Passata l’ora del massimo ascolto

verranno a notte fonda i briganti

e i lupi mannari,

senza bussare sul video;

saranno su di noi

come schizzo di colore

su grigia cartapesta.

 

Non prendono sonno i doveri.

Lettere e suoni, fuori posto

si ricompongono

nello studio ancora  illuminato;

vuota una gabbia galleggia, per ore

fino a quando insorge la stanchezza.

 

Pesco sereno nel buio: lo sguardo

rivolto all’Asinara[3], redenta

le spalle a San Sebastiano[4],

oltre le nubi di bucato che il vento increspa;

e agli studi della Rai:

luce fioca e muta, sul cortile.

 

Un camion della spazzatura precede

un’interminabile fila che

pazienta ogni notte, senza suonare

senza svegliare chi dorme.

  

            Note

[3]   Isola situata a poche miglia da Porto Torres, sede, fino a pochi anni fa, dell’omonimo carcere di massima sicurezza.

[4]   Il nome delle carceri di Sassari

 

 

 

Sul dorso di anni molli…

 

 Sul dorso di anni molli come acqua

calchiamo l’orma, prendiamo il largo.

                         Lontani ritrovandoci ogni volta.

 

Ma ci sono chiese dove torni in silenzio

entrando nell’azzurro degli spazi aperti.

                         E ti stupisci del tempo che è passato

di quanto belle fossero le mute

impigliatesi là dove biforca il sentiero

di stagione in stagione.

 

Più sottili si sono fatti gli occhi

più grossa la grana del ricordo.

 

Siamo volati via da noi e dai nostri morti.

 

                         Ma da qualche angolo nascosto

si avverte come un monito e non capiamo:

non capiamo se lo stiamo ascoltando

o siamo già noi quel luogo che chiede ascolto.

 

    

   Giovanni Nuscis vive a Sassari e lavora come formatore.

Commenti pervenuti  

Poesia  insieme civile e trasognante, cantabile e disincantata, curata in ogni particolare, che rimane confitta come  freccia che non duole ma che ci chiama a pensare. Anche se “non capiamo”, “si avverte come un monito”, un invito a chiederci perché qualcosa accada. E’ il profilo, questo, della miglior poesia dove la serietà di temi ed intenti si concilia con la padronanza degli strumenti linguistici ed il dosaggio di toni e di ritmi. - Antonio Fiori

 

In Fiume Santo, Giovanni Nuscis cattura con grande maestria un paesaggio dall’atmosfera surreale, attraversato da metafore e similitudini originalissime che riescono, in pochi versi, a creare un mondo magico sospeso nel tempo.  In questo paesaggio la divisione fra natura e oggetti inanimati, fra luci e ombre, fra realtà e immaginazione, cessa di esistere per far posto a un’atmosfera di decadenza e abbandono che ha pur sempre una sua bellezza e un suo particolarissimo fascino.

Le torri industriali in disuso, le tute da lavoro che sembrano muoversi nella spuma marina come se le anime degli operai fossero ancora lì ad abitarle; i fossili preistorici che si risvegliano dopo un sonno di milioni di anni; le anime liberate fra quelle ‘case vuote come orbite’, tutto resta sospeso in perfetto equilibrio fra il reale e l’immaginario, fra preistoria e presente, fra una natura inquieta e i resti di una cultura urbana e industriale che sembra ancora respirare nel silenzio crepuscolare dell’abbandono.   Daniela Raimondi

 

Sul dorso di anni molli…

Il  poeta è colto dallo stupore per tutti gli anni che sono passati sotto i suoi occhi.

In poche righe riesce a farci fare un viaggio, portandoci con lui quasi a volare su quel tempo e sulla sua vita.

Se da una parte ci sono le spinte in avanti nel procedere dell’esistenza “prendiamo il largo” dall’altra ci sono i luoghi sacri del ricordo dove ci si ripara in silenzio  “ci sono chiese dove torni in silenzio”

Il tempo che passa è il segno che siamo andati via da qualcosa di nostro,anche dalle cose più care “siamo volati via dai nostri morti”

E’ una poesia forse un po' malinconica che scandaglia  separazioni e perdite che inevitabilmente nel  corso della vita ci attraversano.

Ma qualcosa di noi, di incomprensibile rimane, e ci chiede aiuto.

E quella parte, non solo ci chiama ma…ci  richiama, come scrive il poeta “si avverte come un monito” - Margherita Rimi

 

In queste tre dimostrazioni di forza evocativa, credo che Giovanni Nuscis contribuisca non poco alla poesia contemporanea, ai più alti livelli. "Fiume Santo" sembra un dipinto di Dalì. Uno scenario post atomico che sprigiona umanità, con un sotteso labor limae sui ritmi e sui suoni; un lavoro certosino, senza sbavature o cali di tono, che viene spontaneo leggere a fior di labbra per paura di turbare l'espandersi della dignità del lavoro che a sua volta descrive.
"La tivù è spenta..." coglie perfettamente (e chiunque scriva di notte lo sa...) ed incornicia quella quiete, quel raccoglimento rituale, quasi sacro, che come humus, e a volte come condanna, ci fa portavoci d'anime, di quelle non ancora del tutto intossicate dallo zapping.
In "Sul dorso di anni molli" la memoria, descritta allo stesso tempo con semplicità e con unicità, si fa strato e al contempo substrato dell'esistenza; una sedimentazione che coinvolge immagini, persone care, sinestesie, esperienze, letture, visioni... Un corpus compatto e d'impatto dirompente, che invita, che esorta a fermarsi, a frugarsi nelle tasche, e a non trascurare le briciole.Sarebbero piaciute molto a Pasolini, queste poesie.- Luca Mingioni

 

Nel serpiginare del " Fiume Santo " Giovanni Nuscis ci conduce in una terra dove la natura riprende il sopravvento sulle opere umane in disfacimento.

I versi scivolano e ipnotizzano tra vapore e riflessi dell'acqua, nell'estetica della rivoluzione industriale che muore, evocano suggestioni, ridonano il piacere sonnolento dell'esistenza, la percezione di elementi conosciuti e amici che riscaldano il cuore, in cui paradossalmente la via " tira dritta ", e dove potrebbe succedere se non qui, dove  " la città si allontana " ?

Sono tuttavia, come è stato giustamente notato, versi misurati, pennellate e sillabe di ponderata armonia.  Un vero piacere per il lettore. - Andrea Masotti

 

LA TIVU' E' SPENTA...
Anche la televisione oggi entra nella poesia. E come potrebbe essere diversamente?
E' una delle realtà più frivole e quotidiane. Essa ci martella di immagini,
suoni, colori e...  quante parole! Eppure ciò che ci resta di essa è solo
il dopo. Quando la spegnamo, a confronto col silenzio che pervade la casa,
siamo come bambini assaliti dal timore di briganti e lupi mannari: le nostre
angosce, le nostre ansie, i nostri dubbi con cui non sappiamo più convivere,
ma a cui non sappiamo neppure porre rimedio.
Interessante è lo sguardo all'Asinara che si confonde, in un secondo momento,
con lo sguardo agli studi della Rai, due realtà così diverse, ma in fondo
così simili...
Alla fine, quando finalmente il sonno prende il sopravvento, una sorta
di angelo purificatore sembra giungere a preparare il risveglio e a portar
via i cattivi pensieri. E' il Camion della spazzatura che rende gli ultimi
versi pregni della profonda consapevolezza che tutto sarà ancora percorribile,
ma teso verso la solita implacabile sera. Questa poesia ha un effetto circolare;
tutto torna su se stesso, poiché è l'uomo che non si migliora, ma si adagia.
E in fondo ognuno di noi è travolto da questo vortice di comodità e forse
pigrizia. Il disincanto e il realismo sono il fondamento della poesia di
Nuscis, che riesce, senza appesantirsi, a far riflettere sulla condizione
umana e su una società che non ha voglia e, spesso, neppure tempo, per trovare
in se stessa una qualsiasi sopita speranza e cercando invece vie di fuga
nel continuo vociare della tivù che distrae i pensieri...
Nicoletta Dal Lago