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RUOTE SPUNTATE
Staranno sedute le loro anime sul parapetto
fino a domani
Si può stare fino a domani
se non ci si può più svegliare
tra il parapetto e il cielo
Ma se non si può più essere vivi fino a domani
fino alle madri Nota: pubblicata sulla rivista Specchio (La Stampa) del 22-10-2005
CAREZZE ROSSE
Il cuore stronca
le parole dal freddo
Addormentati e dammi la mano
Coprimi
lungo i nostri sogni delle stelle
Dalla notte al giorno ancora non ci siamo Comporremo passi che a piedi non si affiancano Come si può su una stessa riga sulle stesse carezze rosse portarsi addosso quello che non resta.
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Alla fine
gli oggetti
rovistati a prendere forma a patteggiare il conto
Ti riconosco ancora s’innamora
Margherita Rimi, neuropsichiatra infantile, vive a Casteltermini (AG)
Commenti pervenuti
Di squisita fattura ed alto valore etico sono i versi dolorosi di “Ruote spuntate” , mentre “Carezze rosse” dice l’inconciliabilità di cuore e parola per diversità di passo e di senso. Negli ultimi bei versi, infine, sento l’eco – certo misteriosamente involontario – della poesia di Anna Maria Farabbi, quasi che quel “Ti riconosco” affermasse anche, al di là del volere dell’autrice, un ulteriore e inaspettato rispecchiamento letterario. Antonio Fiori
Colpisce subito, e nel profondo la poesia “Ruote spuntate” di Margherita Rimi. L’immagine di quelle vite – che sappiamo innumerevoli – sospese a un parapetto in un’attesa forse eterna e senza esito di ricongiunzione alla madre. Pochi meditati tratti per descrivere una tragedia individuale e sociale che l’autrice, per frequentazione quotidiana, ben conosce; scarni elementi che però, nel lettore, evocano scenari e situazioni concrete vissute in prima persona o indirettamente. Margherita Rimi trasfigura accortamente più di un elemento descrittivo (“parapetto”, “ruote spuntate”) ricorrendo a termini ed espressioni ambigue, imprecise e, pertanto, aperte a più significati/rappresentazioni. L’espressione "ruota spuntata", tecnicamente improbabile, ci dà comunque un’idea di disfunzione, di impedimento a "girare", e la immaginiamo infatti ferma o sgangherata. I bambini di cui si parla potrebbero essere orfani (per un cataclisma, un incidente in cui hanno perso i genitori), o momentaneamente abbandonati a loro stessi da madri incuranti. E anche il “parapetto”, del resto, può essere reale (quello di un palazzo, di un terrapieno, di una culla, di un lettino...) o metaforico: un punto di sospensione tra terra e cielo, tra vita e morte, tra attesa e assenza. - Giovanni Nuscis
Una voglia, o forse un accorato consiglio, di prendersi cura di sé, di chi
ci sta intorno, della poesia stessa, di chi incontreremo bene o male nel
cammino. Parole essenziali, quelle di Margherita Rimi, nude, immediate,
decisamente robuste e coscienti, da tenere ferme col segnalibro.
Decisamente belle le tue poesie, Margherita. Un tocco di "montaliana memoria" in "Carezze rosse" che ricorda, positivamente, il grande "ciò che non siamo ciò che non vogliamo". Grazie per le tue dolci parole - Maurizio Falasca
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